“Funeral Blues“, “Blues in memoria“: è ispirato alla poesia di Wystan Hugh Auden il titolo della lettera aperta – “Fermate gli orologi, spegnete le stelle” – che una larga parte del mondo del cinema italiano (e non solo) ha inviato ai vertici della Biennale e della Mostra del Cinema di Venezia affinché la 82esima edizione che si apre mercoledì 27 agosto 2025 non sia «impermeabile allo strazio di un genocidio compiuto in diretta dallo Stato di Israele in Palestina». Riunit* nella sigla Venice4Palestine, attrici, attori, registe e registi, produttrici e produttori, gionaliste specializzate e giornalisti, documentaristi, costumiste, montatori, sceneggiatrici e sceneggiatori… rivendicano «spazi di narrazione per la Palestina» e «una presa di posizione chiara e priva di ambiguità, in risposta alle dichiarazioni spesso tiepide, vaghe o, peggio, comode espresse dagli organi di potere, dell’informazione e della cultura» (qui).
Di seguito, in italiano e nella versione originale inglese, la poesia di Auden alla quale la mobilitzione delle professioniste e dei professionisti del cinema si richiama. Nella traduzione di Gilberto Forti, è tratta dalla raccolta La verità, vi prego, sull’amore (Adelphi, 1994), introdotta da Iosif Aleksandrovič Brodskij. Ricordiamo che questi splendidi versi vengono letti in una scena particolarmente commovente del film Quattro matrimoni e un funerale di Mike Newell (video).
di W. H. Auden
Fermate tutti gli orologi, isolate il telefono,
fate tacere il cane con un osso succulento,
chiudete i pianoforti, e tra un rullio smorzato
portate fuori il feretro, si accostino i dolenti.
