Sono un po’ sparita, ma giovedì scorso io e l’amato consorte siamo andati a Ischia per tre giorni. Era il mio regalo per il compleanno di Sten dell’anno scorso – eh, meglio tardi che mai – che mi sono potuta permettere grazie a un’offerta Groupon. Peccato per il tempo, perché era la nostra prima volta sull’isola e con il sole ce la saremmo goduta di più, però siamo riusciti a vedere tante cose, dai Giardini della Mortella al Castello Aragonese, da Sant’Angelo al museo archeologico di Villa Arbusto, muovendoci con gli affollatissimi autobus ischitani. In albergo c’erano pure varie piscine termali e un delizioso giardino aromatico con vista sulla baia di Citara.
Insomma, è stata una piacevole vacanzetta romantica, con la benedizione di Lula che ormai di noi non sa che farsene, soprattutto quando arriva il fine settimana.
La vacanza è stata vacanza anche dai pensieri autunnali che hanno iniziato ad affacciarsi da qualche settimana e che adesso richiedono con prepotenza la mia attenzione.
Devo fermarmi per capire cosa devo fare ora, perché ormai lo so come sono, una di quelle persone lente, ostinate, pigre ma tenaci, che seminano moltissimo e non sempre riescono ad occuparsi di tutte le coltivazioni fino al raccolto. Magari questa cosa qua è bella, seminare, far nascere cose, iniziare, avviare, mettere un mattoncino, poi un’altro, però dopo un primo raccolto importante poi sento tutta la fatica dell’impegno, mi sembra di perdere di vista le mie aspirazioni, e sento di disperdere in tanti rivoli l’energia che dovrei incanalare per dare nutrimento ai miei sogni, alla costruzione della vita che vorrei e che continua a non corrispondere a ciò che potrebbe essere. Se io osassi di più, se ascoltassi con più attenzione i segnali che mando a me stessa e che scioccamente utilizzo solo per farmi del male, avvitandomi in un gioco esiziale di rimpianti, rimorsi, propositi triti e ritriti, finta accettazione di quel che passa il convento.
Un poco invidio chi riesce a mettere più punti e andare a capo senza tanti complimenti e ripensamenti, chi sterza bruscamente da una retta via che sembra non portare più da nessuna parte e accende il cambiamento a cui si aspira, semplicemente cambiando. Io invece sono una proustiana abitudinaria, piena di virgole, incisi e parentesi. Che ritarda all’infinito il momento in cui metterà quel punto e andrà a capo, che resta impigliata nelle ragnatele come una povera mosca sciocca.
Oh, come sono severa con me stessa! Sarà che mi voglio proprio tanto bene, e so di meritarmi di più.


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