
Le sensazioni dell’anima sono collegate alla fisica?
A prima vista sembra un paradosso, qualcosa d’inconciliabile. C’è un modo per misurare l’anima? Poi, cosa intendiamo per anima: una serie di sensazioni, una parte del se, me, io?
Percepisco il mondo per mezzo del mio corpo, dei miei sensi, il mio apparato è un apparato ricettivo, prodotto dell’ambiente in cui si muove, di materia di cui lo stesso ambiente è composto. Ecco il legame con la fisica.
Il sole scalda il mio corpo, l’aria umida, asciutta, fredda produce differenti stati di benessere/malessere, emozioni, sensazioni a questo aggiungiamo il cibo, produttore di benessere/malessere e gl’incontri con la stessa specie o altre specie, indubbiamente portatori di effetti fisici sulla nostra mente e sul corpo.
La filosofia è il modo descrittivo con cui cerco per mezzo delle parole/pensiero a comprendere, la complessità degli ingredienti dell’insieme cosmico – o semplicemente della vita, passo per passo in ogni individualità possibile ( per clima, relazioni, cibo = ambiente, per eredità biologica = DNA e per l’imprevisto/imprevedibile = caso) e nelle sue innumerevoli varianti, nelle sue sorprendenti capacità d’imposizione alla sopravvivenza, a trovare la propria strada per meglio passare il codice genetico.
“Bastasse il cibo, il sonno!
Ma all’uomo, a me, non basta.
Ecco perché un figlio.
Per mezzo d’un atto, gratuito – premeditato, in quanto pensato e ripensato.”
Quanto ti ho pensato e cosi riduco me stessa deliberatamente un’altra volta a macchina sfamatrice, protettrice, a macchinario preventivo.
Non so né se sarai sano, né se sarai forte, accetterò le tue bizzarrie. Forse son proprio quelle che mi aspetto come prova, per vedere se riesco a sviluppare ingegni, comportamenti, linguaggi, morale, etica che fa sì che tu possa raggiungere la felicità.
La bellezza dell’avventura “ figlio” è proprio lì, dai te stessa, impegni tutto ciò che puoi dare per nulla aspettarti indietro. Tutto quel che arriva è un regalo.
Dal padre aspetti qualcosa, dalla madre, dall’amico talvolta, l’amato, errando, lo riempi di aspettative. Il figlio no, il figlio è il tuo progetto di creatività. Stai plasmando materia viva, ricettore di tutto l’amore esprimibile della tua anima.
Sarò il tuo stimolatore. Andrò avanti per indicarti la strada finché non ci passeremo il testimone e tu andrai avanti. Ed io, in semplice amore, sosterò da sola o qualche volta con lui che mi ha aiutato a portarti in vita.
Lo amo.
Non sarà mai mio. Ma questo non mi fa soffrire, né diminuisce il mio valore, né mi ferisce.
Quando tornerà, dopo un tempo che ha passato nella libera prateria a caccia di prede, d’emozioni, d’esperienze, di vita, torna fra le parole delle mie labbra, nella mia testa. Trova rifugio nei miei pensieri, sulla mia pelle, nel racconto preparato nella lunga, troppo lunga assenza. Ogni distacco è un troppo lungo aspettare, assenza sia di un’ora, sia di un giorno. I mesi sono più concilianti, un tempo lungo abbastanza che lo spirito ed il corpo si quietino in stabile serenità. L’ho sperimentato quest’estate con tre settimane in cui era lontano, il figlio, alla sua prima uscita. La prima è un proprio e vero inferno. La pelle non capisce l’assenza delle sue mani, della sua bocca. Brancola come fosse nel buio senza un appiglio. Il naso vuole risentire il suo profumo e incredulo respira aria inodore. La mente dondolarsi nei suoi silenzi. L’occhio vuole immergersi nei suoi, prendere bagno, godere della frescura e limpidezza portata dalla sorgente del suo sguardo.
Forza e sfida, vita e morte, dalla sorgente la sospensione da gravità ordinaria, la spinta all’eccellenza, l’indomabile, bisogno di concentrare tutte l’energie, esorcizzare quelle mai credute e procedere verso il proprio se.
Che nessuno osi affermare la non esistenza del io – lui è; l’ho fatto nascere, non poteva essere ancora un Io, ora adolescente lo è, un IO in evoluzione.
La permanente spinta, la strada, i quadri della sua mente come il fiume è sempre in movimento altrimenti non è fiume, l’io sempre in flusso.
Lui – non avesse un IO, non saprei cosa è la forza che percepisco.
Non si sazia mai della sua vista – il mio occhio.
Lui non sarà mai mio, lui è me. Come io sono lui. Devo essere generosa ed indulgente, non lo sono mai stata con me. Ora di imparare ad esserlo, indulgente e generosa con me stessa.
Non rimpiangerò il tempo speso a nutrirti, a proteggerti, ad insegnarti. Mi hai dato la possibilità di dare il meglio di me. Ho potuto imparare e condividere l’espansione e ho potuto vivere, e solo tu puoi realizzare questo.
Mai avuto più paura. Mai mi sono consegnata più gratuitamente, mi fa una tremenda paura di dover alla fine pagare un conto che non volevo.
Ma:
Un figlio, quando lo ami ti regala la semplice pienezza dell’esistenza.
Un figlio fatto in consapevolezza in questa nostra cultura è un baluardo all’estremismo islamico, all’estremismo cristiano, consumistico, al rumore del nulla, alle sovrastrutture vacue.
Un figlio fatto ed educato con i principi liberali, pluralistici, ateistici è un avamposto di civiltà. Un figlio creativo nel gioco è la salvezza della specie del domani.
Se non vogliamo sopravvivere come specie rimane comunque la gioia della sua essenza nell’oggi.
Un figlio ti semplifica la vita costringendoti a pensare a ciò che è elementare.