Ci sono varie ragioni che ultimamente mi hanno fatto “riscoprire” il calcio. Seppur condivida l’ansia di molti per la deriva dello sport moderno – visualizzata dai fisici bufaleschi degli atleti, dagli scandali del doping, dalla mercificazione di tutti gli aspetti dell’attività sportiva – a differenza di altre discipline il calcio offre sempre interessanti sorprese, soprattutto puntando lo sguardo verso gli aspetti marginali del fenomeno. Prendiamo per esempio il campionato europeo attualmente in svolgimento. La Germania gioca contro la Polonia e vince grazie a due gol del suo giocatore più brillante, che casualmente è polacco! Non si tratta semplicemente di un migrante di seconda generazione ma di un ragazzo che, a parte i genitori, ha tutta la famiglia in Polonia e che avrebbe indossato volentieri la maglia della Polonia se quel paese gliela avesse offerta… Dopo entrambi i gol si è visto bene che Lukas Podolski non ha esultato e alla fine della partita è stato l’unico “tedesco” ad indossare la maglietta della Polonia, maglietta che ha tenuto anche durante l’intervista fattagli dalla televisione pubblica tedesca…imbarazzando un po’ il cronista sovraeccitato dalla vittoria. L’eroe della serata con la maglia degli avversari (e che avversari, se facciamo memoria dell’annosissima diatriba storico-culturale tedesco-polacca)!
Altro palco, stessa scena. La partita è Svizzera-Turchia. La Svizzera va in vantaggio grazie a un gol di Hakan Yakin, il suo numero dieci nato a Basilea ma in possesso del doppio passaporto, turco e svizzero. Anche lui come Podolski ha evitato di esultare dopo aver realizzato il gol, probabilmente per non offendere i parenti residenti nei due paesi. Diversamente da Podolski, a quanto riferisce Wikipedia, Yakin ha scelto di indossare la maglia della nazionalità svizzera per ragioni personali, pur di fronte all’offerta di rappresentare il paese di origine della famiglia.
Questi due esempi non sono casi isolati ma rappresentano un fenomeno emergente che riguarda la generalità dei paesi europei. Da un lato, in modo seppur lieve, dimostrano la caducità delle “identità nazionali”. Cosa vuol dire oggi essere tedesco? E svizzero? E italiano? Dall’altro fanno aprire gli occhi sulla realtà che vivono i paesi ricchi, sempre più chiusi allo straniero “più povero”, pronti a criminalizzarlo, ma attenti a sfruttarne tutte le potenzialità, sportive o meno. Spero non sia lontano il giorno in cui il centravanti della nazionalità italiana sarà un ragazzo di origine rumena o albanese. Intanto, su tutt’altro fronte, un giovane scrittore di origine albanese, ma che scrive in italiano, Ron Kubati, è tra i finalisti dell’ultima edizione del premio Strega.
Chiudo la pagina sportiva segnalando i due cronisti sportivi più simpatici, quelli del Guardian. Quale giornalista italiano indosserebbe una maglietta dei Pixies in un servizio televisivo? Ecco il video.