Biciclette e incidenti a Berlino

Qualche tempo fa ho spulciato le statistiche degli incidenti stradali a Berlino e notato una casistica preoccupante, il numero di incidenti mortali con vittime i ciclisti. In anni recenti il picco più alto si è avuto nel 2003, quando sulle strade della città avevano perso la vita 24 ciclisti, ma ne 2006 il numero è sceso fino 9. Lo scorso anno, 2007, il numero è risalito a 14. Va detto che in tutto questo arco di tempo è cresciuto costantemente il flusso di traffico su due ruote, cioè la percentuale delle persone che usano la bici per muoversi in città. Inoltre, la percentuale di incidenti stradali che coinvolgono biciclette è solo il 6 per cento del totale. Se volete saperne di più leggete l’articolo che ho scritto per il sito http://www.ilikebike.org. Per arrivarci direttamente basta cliccare qui.

Piedi solitari

Della serie, la realtà supera la fantasia (la mia). Dalla BBC vengo a sapere che sulle coste a nord di Vancouver, Canada, da qualche tempo si susseguono ritrovamenti insoliti. Piedi. Cinque piedi calzanti scarpe da ginnastica (ok, oggi si deve dire da jogging, è più cool) sono spuntati dal mare nel corso dell’anno passato. I primi quattro erano tutti piedi destri, ma pochi giorni fa è comparso un piede sinistro, non si sa ancora se compagno di uno di quelli ritrovati precedentemente. La storia è tremendamente vera e si può leggere qui.

Giuro che quando ho scritto la storia del dito che potete leggere in questo cortile digitale poco più in basso, dei “piedi canadesi” non ne sapevo niente. E questo fatto mi rende un po’ inquieto, a dire il vero. Speravo nell’ovvietà del reale e nella forza metaforica del fantastico. E invece.

Razzisti su Marte? Magari!

Un soldato ogni 24mila persone, sai che sicurezza! La decisione del governo Berlusconi di mobilitare 2.500 soldati per aumentare il controllo del territorio nazionale è una delle barzellette più assurde sentite negli ultimi anni. Però è un segnale dei tempi, come la campagna informativa dell’azienda per i trasporti pubblici del comune di Treviso, che ha riempito la città di manifesti in dialetto veneto e alcune lingue straniere, soprattutto arabo e cinese, per “sensibilizzare” i cittadini al pagamento del biglietto. Il messaggio è questo: Non paghi, non parti. Se non lo capisci te lo dico anche in arabo (ecc). Secondo quanto dichiarato dall’azienda municipalizzata i maggiori evasori di biglietto sono immigrati e studenti. Sarà vero, ma nei mezzi pubblici di qualsiasi città italiana la maggioranza degli utenti è composta da immigrati, studenti e, in percentuale minore, anziani, quindi è ovvio che gli evasori fanno parte di quelle categorie! Per gli studenti cosa faranno? Un manifesto con Dante Alighieri che li invita a pagare il biglietto recitando un brano della Divina Commedia? Oppure il Manzoni che minaccia l’intervento dei bravi se non rinnovano l’abbonamento? Ho trovato la notizia dell’ennesima manifestazione xenofoba in salsa trevigiana su questo blog.

Il post serviva in realtà per segnalare un articolo di Alessandro Dal Lago pubblicato su Il Manifesto. Parla di razzismo, razzismo all’italiana, con la chiarezza, la determinazione e la sana indignazione che hanno fatto scrivere a Dal Lago , alcuni anni fa, quello che è secondo me il libro più importante sul rapporto degli italiani con l’immigrazione, Non-persone. L’esclusione dei migranti in una società globale. L’articolo va letto e riflettuto, lo potete trovare qui.

Le sorprese del calcio (identità in gioco)

Ci sono varie ragioni che ultimamente mi hanno fatto “riscoprire” il calcio. Seppur condivida l’ansia di molti per la deriva dello sport moderno – visualizzata dai fisici bufaleschi degli atleti, dagli scandali del doping, dalla mercificazione di tutti gli aspetti dell’attività sportiva – a differenza di altre discipline il calcio offre sempre interessanti sorprese, soprattutto puntando lo sguardo verso gli aspetti marginali del fenomeno. Prendiamo per esempio il campionato europeo attualmente in svolgimento. La Germania gioca contro la Polonia e vince grazie a due gol del suo giocatore più brillante, che casualmente è polacco! Non si tratta semplicemente di un migrante di seconda generazione ma di un ragazzo che, a parte i genitori, ha tutta la famiglia in Polonia e che avrebbe indossato volentieri la maglia della Polonia se quel paese gliela avesse offerta… Dopo entrambi i gol si è visto bene che Lukas Podolski non ha esultato e alla fine della partita è stato l’unico “tedesco” ad indossare la maglietta della Polonia, maglietta che ha tenuto anche durante l’intervista fattagli dalla televisione pubblica tedesca…imbarazzando un po’ il cronista sovraeccitato dalla vittoria. L’eroe della serata con la maglia degli avversari (e che avversari, se facciamo memoria dell’annosissima diatriba storico-culturale tedesco-polacca)!

Altro palco, stessa scena. La partita è Svizzera-Turchia. La Svizzera va in vantaggio grazie a un gol di Hakan Yakin, il suo numero dieci nato a Basilea ma in possesso del doppio passaporto, turco e svizzero. Anche lui come Podolski ha evitato di esultare dopo aver realizzato il gol, probabilmente per non offendere i parenti residenti nei due paesi. Diversamente da Podolski, a quanto riferisce Wikipedia, Yakin ha scelto di indossare la maglia della nazionalità svizzera per ragioni personali, pur di fronte all’offerta di rappresentare il paese di origine della famiglia.

Questi due esempi non sono casi isolati ma rappresentano un fenomeno emergente che riguarda la generalità dei paesi europei. Da un lato, in modo seppur lieve, dimostrano la caducità delle “identità nazionali”. Cosa vuol dire oggi essere tedesco? E svizzero? E italiano? Dall’altro fanno aprire gli occhi sulla realtà che vivono i paesi ricchi, sempre più chiusi allo straniero “più povero”, pronti a criminalizzarlo, ma attenti a sfruttarne tutte le potenzialità, sportive o meno. Spero non sia lontano il giorno in cui il centravanti della nazionalità italiana sarà un ragazzo di origine rumena o albanese. Intanto, su tutt’altro fronte, un giovane scrittore di origine albanese, ma che scrive in italiano, Ron Kubati, è tra i finalisti dell’ultima edizione del premio Strega.

Chiudo la pagina sportiva segnalando i due cronisti sportivi più simpatici, quelli del Guardian. Quale giornalista italiano indosserebbe una maglietta dei Pixies in un servizio televisivo? Ecco il video.