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conferenze Oriana Fallaci, forza delle idee, IL mio cuore e' più stanco della mia voce, lotta non armata, Oriana Fallaci, parità delle donne, parità di genere, parità tra i sessi, Resistenza, Resistenza Italiana, Una Donna, verità e giustizia
Ho fatto un incontro insolito, inconsueto con una donna anzi una persona speciale, come lei si amava definire quando qualche giornalista frettoloso tentava di imbrigliarla nella categoria del genere. Un incontro avvenuto attraverso la lettura di un libro, una raccolta di conferenze tenute nelle più rinomate università americane dal titolo “Il mio cuore e’ più stanco della mia voce”. Infatti lei amava dire che gli incontri avuti attraverso le sue interviste ai capi di stato di tutto il mondo avvenivano semplicemente tra persone e le riuscivano bene grazie al suo modo di essere una persona curiosa con un amore viscerale per la verità. Quale verità? A detta di lei non c’è una sola verità, ma la costruzione della sua verità era una ragione e una motivazione abbastanza importante per spingerla continuamente verso questa ricerca, questo viaggio in realtà mai terminato finché era in vita e che continua oggi attraverso non solo i suoi scritti ma anche attraverso l’anima della sua passione. Questo titolo non è molto ben azzeccato, ma le assomiglia perché assoluto, perché espone una frustrazione contro la quale lei non ha mai smesso di lottare alacremente. Qui sta la sua essenza tra le molte che la contraddistinguono: la resistenza che esce fuori più forte che mai dopo attimi di scoraggiamento. Qui sta la forza della sua personalità. Battezzata dal fuoco della seconda guerra mondiale affiancando il padre tra le fila della Resistenza Italiana, ha continuato come corrispondente di guerra in prima linea nei più grandi conflitti degli anni sessanta e settanta. Lei in verità era un soldato, lo è sempre stata, armata della sua penna invece che della mitraglietta, le sue munizioni le parole, le idee, la sete di verità e di giustizia che non l’hanno mai abbandonata durante le sue innumerevoli battaglie contro l’ignoranza, la violenza e lo strapotere cieco.
Il suo cuore non è mai stato abbastanza stanco da essere messo a tacere e la sua voce nemmeno. Anche se passava lunghi periodi senza incontrare nessuno affaccendata nella scrittura del suo prossimo libro, e anche se non parlava la sua postura, la sua caratura lo facevano per lei.
Trovo molta più stanchezza nei cuori e nelle voci delle donne di oggi, me compresa, perché abbiamo dimenticato troppo velocemente le conquiste fatte per noi da donne come lei che hanno osato, si sono sacrificate, hanno lavorato duramente per uscire da un cliché femminile obsoleto, sempre in agguato come un virus che torna sempre a colpire nei momenti di debolezza quotidiani o nei passaggi storico-sociali più cruciali e delicati. Lei era figlia dei grandi cambiamenti culturali che hanno interessato l’Europa e il mondo intero nel primo dopoguerra portando la donna a prendere coscienza del fatto che una parità con l’uomo era possibile, non era più un mero miraggio ma una possibilità di essere e auto definirsi diversamente. Abbiamo dimenticato di continuare a combattere le nostre battaglie nascondendoci dietro l’apparente forza maschile perché ci facesse da apri-pista. Abbiamo continuato ad accettare in silenzio i soprusi, le piccole e grandi violenze, le derisioni a volte fatteci superficialmente ma insistentemente da certi nostri compagni uomini e compagne donne che non hanno ahimè preso coscienza della nuova identità femminile. Il grande problema è che abbiamo una memoria troppo corta Singolarmente e ancor più collettivamente, ci adagiamo spesso in soluzioni di comodo date dal momento contingente, ma questa e’ anche la debolezza umana in generale.
Allora perché rispolverare i proclami di Oriana Fallaci, Una Donna, perché rileggere i suoi libri all’alba di una parità tra i sessi più sbandierata che recepita nei fatti? Anacronismo? Atto di pura memoria? No, la Fallaci e’ più attuale che mai, perché è la lotta nella passione fattasi carne in un corpo di donna, seppur minuta e mingherlina ma dotata di un cuore e di una voce assordanti agli orecchi di chi la vuol ancora stare a sentire. La sua e’ una testimonianza più che attuale che tutte noi ci possiamo riuscire.
Mi sono chiesta se per tenere viva l’intenzione di questo cammino lungo e faticoso della parità sia necessario fare gesti eclatanti e mi sono risposta non necessariamente. Ognuna di noi deve trovare il suo personale modo, quello che conosce meglio, per continuare questa infinita lotta. Piccoli gesti, prese di posizione, lasciare tracce scritte, educare i nostri piccoli uomini e le nostre piccole donne al coraggio della parità. Si, perché il coraggio e’ un ingrediente più che essenziale per uscire vincitori da qualche piccola o grande battaglia e la Fallaci di coraggio ne aveva da vendere. Se oggi qualche altra istituzione universitaria o culturale volesse renderle ancora una volta omaggio, allora dovrebbe darle il titolo di “Maestra di coraggio” e di lezioni su questo tema non smetterà mai di darne grazie ai suoi “figli di carta”, come lei osava chiamare i suoi libri.