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22 novembre 2026 – XI Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole

Vito Scafidi e il 22 novembre 2008

Il 22 novembre, a partire dal 2015, è la Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole, che nel 2026 arriva alla sua undicesima edizione. La Giornata nazionale è stata istituita in memoria di Vito Scafidi, studente di 17 anni morto il 22 novembre 2008 nel crollo del controsoffitto del liceo Darwin di Rivoli, grazie all’impegno e al coraggio della sua famiglia e alla collaborazione con ACMOS e Benvenuti in Italia. Da questo percorso è nato il Fondo Vito Scafidi, che a partire dal 2020 ha ottenuto a livello nazionale la possibilità per ogni cittadinə di destinare il proprio 8*1000, con la dichiarazione dei redditi, all’edilizia scolastica pubblica.

Sicurezza edilizia, stradale, ambientale, relazionale: diverse declinazioni, una sola richiesta

ACMOS e Fondo Vito Scafidi condividono l’idea che la sicurezza non riguardi soltanto gli edifici scolastici, ma più in generale la qualità degli ambienti, degli spostamenti e delle relazioni che compongono la vita quotidiana dellɜ studentɜ. E condividono una convinzione: la scuola è un bene comune, che può essere più sicuro e più vivo quando chi la abita ha la possibilità di partecipare e assumersi responsabilità.

 

Per questo, nel 2026 proponiamo di declinare la Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole in due momenti distinti ma collegati, dedicati alla memoria, alla sicurezza e alla partecipazione studentesca.

Domenica 22 novembre 2026 – Sicurezza: dalla strada alla scuola

Il 22 novembre 2026 sarà dedicato ai temi della sicurezza stradale, della mobilità scolastica e della qualità dell’aria intorno alle scuole. Sono temi sui quali ACMOS e Fondo Vito Scafidi hanno concentrato il proprio lavoro negli ultimi anni e che assumono oggi un significato particolare anche alla luce delle vicende accadute a Torino, tra cui la morte di Emilia Maidanska e Nicolò Di Ciò. La sicurezza dellɜ studentɜ, infatti, comincia prima ancora di entrare a scuola: riguarda il modo in cui ci si sposta, gli spazi che si attraversano, la qualità dell’aria che si respira e la possibilità di vivere una città più sicura e sostenibile.

 

Il programma prevedere una bicicletta attraverso la città realizzata con le realtà cittadine che da anni si occupano di mobilità sostenibile, giustizia climatica, sicurezza stradale, ambiente e diritto alla città. L’iniziativa vuole portare nello spazio pubblico una domanda semplice: come possiamo rendere più sicuro il percorso quotidiano che porta lɜ ragazzɜ a scuola?

 

Il corteo si concluderà presso i Giardini Vito Scafidi, in piazza Chiaves, dove si terrà un momento di commemorazione insieme alla famiglia, alle istituzioni e alla società civile. Sarà anche l’occasione per presentare la targa dedicata a Vito Scafidi, recentemente risistemata, rinnovando il valore di quel luogo come spazio di memoria per tutte le vittime della sicurezza negata. La giornata del 22 novembre vuole così unire memoria e presente: ricordare Vito, Nicolò, Emilia e le altre vittime e, allo stesso tempo, interrogarsi sulle condizioni concrete in cui oggi lɜ studentɜ vivono, si spostano e frequentano la scuola.

La scuola come bene comune

Il secondo appuntamento sarà dedicato alla partecipazione studentesca e alla possibilità di vivere la scuola come un vero bene comune. Proponiamo un incontro con la Consulta Provinciale degli Studenti di Torino, coinvolgendo rappresentanti delle istituzioni scolastiche e soggetti che hanno responsabilità e competenze sulla sicurezza e sulla vita delle scuole, in particolare l’Ufficio Scolastico Regionale. Inoltre sarà coinvolto anche il MOVI – Movimento per il Volontariato Italiano a portare l’esperienza diffusa a scala nazionale delle scuole aperte e partecipate. L’obiettivo è partire dalla Giornata nazionale per aprire un confronto con lɜ studentɜ non soltanto sulla sicurezza degli edifici, ma sulla qualità della scuola come spazio pubblico condiviso.

La proposta concreta: uno spazio comune dellɜ studentɜ

Durante l’incontro vorremmo lanciare un’idea concreta: sperimentare nelle scuole la possibilità di individuare uno spazio comune gestito dallɜ studentɜ, attraverso regole e responsabilità condivise con la scuola. Non semplicemente un’aula da utilizzare, ma un luogo nel quale sperimentare concretamente partecipazione, responsabilità, capacità di prendere decisioni insieme, cura degli spazi comuni, confronto e gestione dei conflitti, costruzione di proposte per la propria comunità scolastica. L’idea è che la rappresentanza studentesca non sia soltanto un incarico individuale, ma possa diventare uno strumento per costruire comunità e prendersi cura della scuola.

 

La Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole può così diventare qualcosa di più di una ricorrenza. Può essere un momento per ricordare chi non c’è più, interrogarsi sulla sicurezza di oggi e costruire una scuola nella quale lɜ studentɜ possano esercitare concretamente la propria cittadinanza.

 

L’edizione 2026 è organizzata da Fondo Vito Scafidi, ACMOS, Fondazione Benvenuti in Italia, Libera Piemonte, Articolo 21, Future Parade, ToRoller, Fridays for Future Torino, Kontiki, FIAB Bike Pride, FIAB Bici e Dintorni, Torino Respira, Legambiente, CittadinanzAttiva.

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Voce del verbo POTERE – Campagna per la cittadinanza 2026/2027

Che cosa significa potere? Può sembrare una domanda troppo ampia, un tema insormontabile e forse a tratti insopportabile. Ci aiuta e forse ci interessa di più leggere “potere” inteso come un verbo e non solo come un sostantivo: non qualcosa di statico, che si possiede o non si possiede, che c’è o non c’è, ma come una possibilità in divenire, dinamica, che cambia forma, si esercita nelle relazioni e può assumere molte declinazioni e molti tempi.

 

Dopo aver dedicato lo scorso anno una particolare attenzione al tema del denaro e alle disuguaglianze che la sua distribuzione produce, quest’anno vogliamo fare un passo ulteriore e provare a interrogarci sul potere: come si acquisisce, distribuisce, come viene esercitato, chi può decidere cosa e attraverso quali strumenti e occasioni.

 

Lo faremo in un anno in cui la dimensione politica sarà particolarmente presente, anche per gli appuntamenti elettorali previsti nel 2027. Ma la Campagna non vuole essere semplicemente un percorso di avvicinamento alle elezioni. Vogliamo di certo cogliere questa occasione per imparare a leggere la realtà politica che ci circonda: capire come funzionano le istituzioni più vicine a noi, come vengono prese le decisioni, come si costruiscono le politiche di una città, quali interessi entrano in gioco e quali possibilità esistono per lɜ cittadinɜ, di intervenire e modificare la realtà.

 

Ma Voce del verbo potere nasce anche da un’altra consapevolezza: parlare di potere significa inevitabilmente parlare di impotenza.

 

Di fronte a problemi enormi e complessi – dalle disuguaglianze economiche alla crisi climatica, dalle guerre alle trasformazioni della democrazia – è facile avere la sensazione che le nostre scelte individuali e collettive non siano sufficienti. Anche per un movimento come Acmos, che da sempre prova a costruire cambiamento attraverso l’educazione, la partecipazione e l’impegno, è necessario interrogarsi sui propri limiti e sulle proprie possibilità.

 

Ma proprio qui si apre una domanda fondamentale: come si agisce il potere anche per chi, apparentemente, non ne ha o ne ha poco? Il potere non coincide necessariamente con una posizione, un ruolo, una carica o con la disponibilità di grandi risorse. Esiste anche il potere che nasce quando persone che singolarmente hanno poca possibilità di incidere si riconoscono, si organizzano e agiscono insieme. Una voce isolata può essere facilmente ignorata; molte voci che si incontrano e organizzano possono diventare una forza capace di modificare la realtà. È il principio semplice – ma tutt’altro che scontato – per cui l’unione fa la forza. Per questo non vogliamo limitarci a chiederci “chi ha il potere? dove sta il potere?”, ma anche «che cosa possiamo?».

 

Che cosa può una persona? Che cosa può un gruppo? Che cosa può un movimento? Quali strumenti abbiamo per trasformare una convinzione in un’azione? Dove possiamo esercitare concretamente il nostro potere? E, soprattutto, come possiamo trasformare il senso di impotenza in possibilità di partecipazione e di cambiamento?

 

La Campagna sarà quindi un percorso di conoscenza, di decostruzione e di sperimentazione. Partiremo dal funzionamento dei luoghi del potere che ci sono più vicini, proveremo a riconoscere le diverse forme che il potere assume – economiche, politiche, sociali e culturali – e ci confronteremo con le contraddizioni del sistema in cui viviamo. Ma proveremo anche a fare esperienza di ciò che significa esercitare il proprio potere: prendere parola, organizzarsi, costruire alleanze, mettere insieme competenze e desideri, dialogare con chi decide, avanzare proposte e provare a modificare concretamente ciò che ci circonda.

 

In questo senso, la domanda che accompagnerà il percorso non sarà soltanto “come funziona il mondo?”, ma anche “come possiamo starci dentro senza rinunciare alla possibilità di cambiarlo?”

 

Perché il potere è soprattutto una possibilità che possiamo imparare a riconoscere, assumere e condividere. E forse proprio nella capacità di mettere insieme i nostri piccoli poteri, di organizzarli e orientarli verso un obiettivo comune, possiamo trovare una risposta concreta al senso di impotenza e forse anche dare un senso e realizzare la potenzialità delle nostre esistenze.

 

Voce del verbo potere vuole essere, prima di tutto, un esercizio di speranza politica: non la promessa di poter cambiare tutto e subito, ma la speranza come ricerca concreta e operativa e vitale di ciò che possiamo cambiare insieme.

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IL CODICE ETICO DI ACMOS: un passo per la crescita collettiva

Fin dalla nascita ACMOS ha scelto la comunità come strumento di crescita, prima di tutto personale. L’idea è che la prima realtà da cambiare sia la nostra stessa esistenza: siamo, allo stesso tempo, persone che subiscono un sistema e persone che lo alimentano, spesso senza accorgercene, con le parole, con i gesti, a volte con i pensieri. Riconoscerlo è scomodo, ma nessunə può farlo al posto nostro. Per questo nelle nostre comunità l’errore e il conflitto non sono incidenti da evitare ma parte del percorso: senza tensione non c’è confronto, e senza confronto nessunə si mette in discussione.

 

Davanti a discriminazioni, molestie e abusi di potere esistono due strade.

 

La prima sembra la più semplice: chiudere la porta e costruire uno spazio sicuro lontano da chi ci sembra sbagliato.

 

Ma la violenza più dolorosa non arriva per forza da fuori.

 

Può nascere dentro comunità di persone che si vogliono bene. Una casa chiusa non è, di per sé, uno spazio sicuro. La seconda strada è più faticosa: ammettere che nessunə è al riparo dal fare del male, anche in buona fede; costruire gli strumenti per riconoscerlo; assumersi le proprie responsabilità; tutelare chi subisce un danno e imparare a fare meglio. Nonostante la fatica, noi proviamo a scegliere questa strada.

 

Ed è la stessa idea da cui sono nate la comunità Iqbal e poi Casa ACMOS.

 

Dopo tanti anni, era arrivato il momento di portare questa visione di cura anche nel nostro lavoro associativo, un contesto in cui ruoli, responsabilità, sentimenti e appartenenze si intrecciano, spesso fin da età molto giovani.

 

È uno dei nostri punti di forza, ma può produrre situazioni ambigue.

 

Per molto tempo situazioni di questo tipo sono state trattate come faccende private; noi pensiamo che quello che accade nei nostri gruppi costruisca la comunità che siamo.

 

Così, dopo un percorso di ascolto interno e con una consulenza esterna, è nato il Codice Etico. Si aggiunge alla Carta Etica: la Carta definisce l’orizzonte, il Codice prova a tradurlo in comportamenti.

 

Parte da un lessico comune, perché per riconoscere un problema bisogna poterlo nominare: definisce molestie, violenze, intimidazioni, abusi di potere e discriminazioni, e dice con chiarezza che non sono tollerati. Dedica un’attenzione particolare ai confini relazionali, perché in ACMOS ruoli educativi, di lavoro e associativi, e a volte la convivenza, si sovrappongono: non è una colpa individuale ma una caratteristica del contesto, da presidiare insieme.

 

Nel Codice Etico vengono distinti anche i diversi piani d’azione e gli strumenti con cui agire. Si parte dalla prevenzione e dalla formazione, si passa all’ascolto e all’accompagnamento nei conflitti e, ove necessario, si arriva alla segnalazione delle possibili violazioni, con garanzie di riservatezza e tutele per chi segnala.

 

Non ogni difficoltà è un conflitto; non ogni conflitto è una violazione. 

 

Ogni situazione ha bisogno dello strumento giusto.

 

A garanzia di tutto questo c’è un Comitato Garante, istituito ogni anno, di cinque persone, tra cui componenti esterne all’associazione con competenze psicologiche e giuridiche e una persona eletta dall’assemblea dellɜ socɜ. Ha un ruolo consultivo e indipendente: ascolta, raccoglie gli elementi e riferisce alla presidenza, mentre le decisioni restano agli organi dell’associazione. Ogni anno presenta all’assemblea una relazione, con dati in forma anonima e aggregata.

 

Ogni anno saranno previsti momenti ad hoc per la formazione di tuttɜ lɜ socɜ, perché un codice conosciuto da pochɜ non è un codice condiviso.

 

Potrebbe sembrare eccessivo, ma noi lo riteniamo un investimento sulla capacità di durare nel tempo e di affrontare le proprie contraddizioni senza nasconderle.

 

È un esercizio per stare insieme, in quella palestra di politica che ACMOS vuole essere, senza che a decidere chi ha ragione siano la forza, il ruolo o la consuetudine.

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Una scuola aperta al quartiere: l’I.C. Gabelli spalanca le porte in Barriera di Milano

Nelle prime due settimane di settembre, il giardino dell’Istituto Comprensivo “Aristide Gabelli” di via Santhià 25, in Barriera di Milano, aprirà le sue porte al territorio.

Gli appuntamenti sono fissati per martedì 1, venerdì 4, martedì 8 e venerdì 11 settembre, dalle ore 14:00 alle 16:00.

L’accesso al cortile sarà completamente gratuito e aperto a tuttə.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra l’associazione ACMOS e la scuola I.C. “Gabelli”, consolidata negli anni anche grazie alla rete del progetto Young Dreams.

L’obiettivo è rispondere in modo pratico alla situazione climatica attuale, offrendo uno spazio ombreggiato e fresco nelle ore pomeridiane più calde. Nel cortile saranno messi a disposizione tavoli, sedie, giochi, servizi igienici e allacciamenti elettrici per consentire a chiunque di studiare, lavorare, leggere o semplicemente stare insieme.

Per ACMOS, aprire la scuola al territorio significa promuovere un’idea di comunità educante che va oltre le aule e cresce attraverso le relazioni.

Rendere il giardino un bene comune accessibile oltre l’orario scolastico è un’azione concreta per abitare lo spazio pubblico, generare democrazia sul territorio e offrire un luogo di incontro capace di valorizzare la bellezza e le risorse di chi abita il quartiere!

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Officine Libere: beni confiscati e beni comuni per rigenerare le comunità

Progetto finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Avviso 2/2025

 

Avviato il 18 giugno 2026, il progetto si fonda sull’idea che i beni confiscati e i beni comuni costituiscano veri e propri motori di rigenerazione sociale, capaci di attivare processi di relazione, occupazione e inclusione all’interno delle comunità e che il loro riutilizzo pubblico e sociale rappresenti uno strumento concreto per la rigenerazione delle comunità. Il progetto intende attivare e sostenere processi di rigenerazione attraverso azioni inclusive, che trovano nei beni confiscati luoghi privilegiati per la costruzione di nuove forme di partecipazione democratica e coesione sociale, anche nell’ottica di accrescere la visibilità pubblica delle esperienze culturali e socioeconomiche connesse al riutilizzo dei beni e la partecipazione giovanile nelle attività che attorno ad essi si sviluppano. Affinché i beni confiscati diventino motori di inclusione sociale, educazione alla legalità e cittadinanza attiva, è fondamentale costruire percorsi di prossimità che coinvolgano le comunità, in particolare le nuove generazioni, rendendole protagoniste del cambiamento.

La metodologia adottata è quella della rigenerazione comunitaria partecipata, un approccio che mette al centro le comunità locali nella trasformazione di spazi e relazioni sociali. In questo contesto, il riuso dei beni confiscati diventa un atto concreto di giustizia sociale, dove la legalità si costruisce attraverso la cura e la responsabilità collettiva. Il progetto si fonda su pratiche di co-design territoriale, in cui cittadini, giovani, enti e istituzioni collaborano per definire le funzioni dei beni, generando nuove forme di democrazia partecipativa. Questa metodologia non è solo una tecnica, ma una visione politica e sociale che riconosce il valore delle relazioni, della memoria e della partecipazione come strumenti di rigenerazione e giustizia.

 

Il progetto sarà realizzato in partenariato con:

  • Fondazione Gruppo Abele – ETS
  • Le Discipline APS
  • Nonna Roma ODV
  • Acmos APS
  • Mamme a Scuola APS
  • Agesci APS
  • Libera Palermo APS
  • TerradiConfine APS
  • Arci Scuotivento APS
  • Libera Emilia Romagna APS
  • Sparwasser APS

 

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Non c’è alternativa al futuro – Boves 2026

La speranza è una necessità ontologica. La disperazione è una distorsione della speranza.

Senza un minimo di speranza non possiamo nemmeno iniziare la lotta; ma senza la lotta, la speranza, come bisogno ontologico, si trasforma in vana attesa. Non è però la speranza che da sola trasforma il mondo, ma non si può trasformare il mondo senza speranza.” 

Paulo Freire, Pedagogia della speranza

 

In un tempo segnato da guerre, disuguaglianze, crisi ambientali e profonde trasformazioni sociali e politiche, diventa sempre più importante creare spazi di formazione, confronto e costruzione collettiva.

 

Per questo, dal 15 al 19 luglio a Boves, città Medaglia d’Oro al Valor Militare e al Valor Civile per la Resistenza, si è tenuto l’annuale campo di Acmos e della rete We Care dedicato a chi è impegnato nei movimenti, nell’associazionismo, nel volontariato, nell’ambito dell’educazione, della cultura e della politica e più in generale nei percorsi di partecipazione democratica.

 

Il campo è stato un’occasione di formazione e confronto dedicata a chi, in forme diverse, è impegnato nella costruzione del cambiamento sociale. In una fase storica segnata da guerre, crescenti disuguaglianze, crisi ambientali e trasformazioni profonde delle democrazie contemporanee, abbiamo sentito la necessità di creare spazi in cui approfondire strumenti, pratiche e visioni dell’impegno civico e politico.

 

Attraverso il dialogo tra esperienze differenti e un confronto anche intergenerazionale, ci siamo interrogati sul rapporto tra movimenti, associazionismo, partecipazione civica, politica e istituzioni democratiche. Come si costruiscono oggi percorsi collettivi capaci di incidere sulla realtà? Come si promuove partecipazione in un contesto di crescente frammentazione e disaffezione? Come si tengono insieme radicalità e concretezza, visione e capacità di trasformazione, mobilitazione sociale e cambiamento delle politiche pubbliche?

 

Il campo è stato uno spazio in cui condividere domande, pratiche ed esperienze tra persone impegnate nel nostro movimento e in percorsi altri, nella convinzione che le sfide del presente richiedano nuove forme di collaborazione, elaborazione e azione collettiva. Non abbiamo cercato risposte definitive, ma siamo tornatə con strumenti di lettura della realtà e con un bagaglio di consapevolezza più pesante.

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Coinvolgi.net: l’esperienza di Acmos

Il 30 giugno si conclude, dopo due anni, il progetto “Coinvolgi.net”: un’occasione per rimettere al centro ciò che da sempre guida il nostro impegno educativo, la convinzione che la partecipazione nasca dall’incontro, dalla cura dei legami e dalla possibilità, per i giovani, di sentirsi parte di una comunità viva.

 

All’interno di una rete nazionale di associazioni, Coinvolgi.net ha permesso di intrecciare esperienze, metodi e visioni, dando forma a un percorso condiviso di crescita civica.
Le attività sviluppate nel progetto hanno attraversato scuole, gruppi informali, spazi di aggregazione e territori diversi, con un obiettivo comune: rendere la cittadinanza attiva un’esperienza concreta, fatta di gesti quotidiani, responsabilità condivise e attenzione al bene comune. Laboratori, momenti formativi, iniziative di volontariato locale e campi nazionali hanno offerto allə ragazzə la possibilità di sperimentare cosa significhi partecipare davvero, mettendo in gioco tempo, energie e creatività.

 

Il contributo di Acmos a Coinvolgi.net ha mostrato quanto sia importante costruire contesti in cui lə ragazzə possano sentirsi accoltə, ascoltatə e valorizzatə. La partecipazione, infatti, non nasce da sola: richiede luoghi, relazioni e adultə capaci di mettersi accanto, senza sostituirsi. È in questo intreccio che il progetto ha trovato la sua forza, trasformando il volontariato in un’esperienza capace di generare consapevolezza e responsabilità.
A conclusione del percorso, ciò che resta è una rete più solida, una comunità educante più ampia e la certezza che le persone, quando vengono accompagnate, sanno costruire nuove forme di convivenza. Il cambiamento sociale prende forma nei gesti quotidiani, nelle scelte condivise e in quella speranza concreta che nasce quando si lavora insieme.

 

Roberto Abagnale

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Sipari Urbani: il teatro partecipato che racconta Barriera di Milano

Il collettivo AltreVisioni, composto da attori e attrici formatз alla Scuola del Teatro Stabile di Torino, nasce con l’obiettivo di creare il progetto Sipari Urbani nel quartiere di Barriera di Milano.

La realizzazione si svolge in tre fasi distinte, ciascuna con un suo obiettivo: ascoltare, esplorare e restituire le storie di alcune persone che vivono nel quartiere.

Fase 1: Il cittadino

Una panchina diventa il simbolo del progetto: installata in uno spazio pubblico, accoglie chi vuole raccontare la propria storia a unə performer. Ogni narrazione viene raccolta e custodita per i mesi successivi.

Fase 2: Il cittadino nel quartiere

Le storie ascoltate si trasformano in un percorso interattivo: lз partecipanti esplorano il quartiere scoprendo angoli nascosti, luoghi di memoria e spazi di impegno sociale. Ogni camminata è diversa, ma tutte contribuiscono a ricostruire la mappa identitaria di Barriera, tra passato e presente.

Fase 3: Il quartiere nella città

La fase finale porta in scena una produzione corale frutto di mesi di laboratori teatrali. Lo spettacolo, inserito in spazi teatrali torinesi, restituisce alla città il cuore autentico di Barriera di Milano.

Il progetto è stato realizzato dal collettivo informale AltreVisioni, l’associazione Acmos e con il sostegno della Fondazione Compagnia di Sanpaolo.


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A Palermo con Coinvolgi.net

Dal 21 al 23 maggio si è svolto a Palermo l’ultimo campo di volontariato del progetto “Coinvolgi.net”, promosso da People Help the People e Butterfly Dreamer Italia.

 

Tre giorni intensi, in cui le realtà della rete hanno potuto condividere le proprie esperienze, raccontare i percorsi di volontariato attivati nei territori, riflettere sui risultati raggiunti e sulle prospettive future.
Uno dei momenti più significativi è stato il tour per le vie di Palermo guidato da Addiopizzo, realtà che dal 2004 lavora per contrastare la cultura mafiosa attraverso il sostegno alle vittime di estorsione, la promozione del consumo critico e il racconto delle storie che hanno segnato la città.

 

Con Libera, negli anni, abbiamo spesso studiato e discusso la storia della Sicilia degli anni ’80 e ’90; ascoltarla però direttamente nei luoghi in cui è accaduta ha dato a quelle vicende una densità nuova, più viva e più concreta.
Il pomeriggio del 22 abbiamo visitato il Giardino di Borgo Molara, bene confiscato alle mafie e oggi gestito da People Help the People sulle colline di Palermo. Utilizzato per attività con bambini ed eventi comunitari, è un luogo che racconta molto del lavoro paziente e visionario dell’associazione, impegnata a mantenerlo vivo e aperto alla cittadinanza.

 

L’esperienza con Addiopizzo e la visita al bene confiscato hanno mostrato un modo di fare volontariato profondamente intrecciato con la speranza: una speranza concreta, che diventa motore per organizzare energie, immaginare attività nuove e costruire alternative
reali.
Questi tre giorni, che hanno segnato la conclusione del progetto “Coinvolgi.net”, ci hanno permesso di rimettere in ordine due anni di attività diffuse in tutta Italia e di ricordarci quanta ricchezza e quanta diversità abitino le azioni di volontariato quotidiane.

 

Roberto Abagnale

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Armonia, l’arte libera il bene – edizione 2026

Due giorni di musica, memoria, comunità e partecipazione in Cascina Caccia

Il 19 e 20 giugno torna Armonia – L’arte libera il bene, il festival che ogni anno trasforma Cascina Caccia in uno spazio capace di intrecciare memoria, impegno civile e bellezza.

Armonia nasce per custodire e rinnovare la memoria del procuratore Bruno Caccia, assassinato dalla ‘ndrangheta il 26 giugno 1983, e per dimostrare come l’arte, la cultura e la presenza delle persone possano trasformare un luogo segnato dalla presenza mafiosa in uno spazio di vita e di comunità.

Non è un caso che il festival si svolga proprio a Cascina Caccia, bene confiscato alla criminalità organizzata nel territorio di San Sebastiano da Po e oggi gestito dall’associazione ACMOS. Un luogo simbolico, dedicato alla memoria di Bruno e Carla Caccia, che negli anni è diventato uno spazio aperto al territorio, alle scuole, allə volontarə e a tutte quelle persone che credono nella costruzione quotidiana di una società più giusta.

Dopo l’alluvione che nel 2025 ha colpito duramente il territorio e che ha reso impossibile organizzare il festival in cascina, quest’anno abbiamo scelto di tornare a casa.

Una scelta che va oltre l’organizzazione di un evento. Tornare in Cascina Caccia significa riaffermare il valore dei luoghi liberati dalle mafie e continuare a farli vivere attraverso la partecipazione. Significa riportare al centro uno spazio che appartiene alla collettività e che continua a raccontare, attraverso le attività che ospita ogni giorno, una storia di riscatto e di responsabilità condivisa.

 

L’edizione 2026 sarà inoltre profondamente legata al territorio.
Lo scorso anno, nei momenti più difficili successivi all’alluvione, sono state proprio le realtà del territorio a sostenerci e ad accogliere il festival. Da quell’esperienza è nata la volontà di costruire un’edizione ancora più partecipata e condivisa. Per questo Armonia è organizzata anche grazie alla collaborazione dell’Associazione L’Ancora e della Società di Mutuo Soccorso di San Sebastiano da Po.

 

Armonia non è soltanto un festival.

È un modo per affermare che la memoria può diventare impegno, che la cultura può generare comunità e che un bene confiscato può diventare un luogo capace di produrre partecipazione, bellezza e futuro.

 


Venerdì 19 giugno

Canzoni contro la paura

La prima serata di Armonia sarà dedicata alla forza della musica come esperienza collettiva.

“Canzoni contro la paura” nasce dall’idea che stare insieme, condividere uno spazio e una voce, sia uno dei modi più semplici e potenti per costruire comunità.

Dalle ore 19 il pubblico potrà raggiungere Cascina Caccia e vivere una serata all’insegna della convivialità, del buon cibo e della musica. Saranno proposti prodotti preparati dalla Cooperativa Nanà, specialità del territorio e l’immancabile pizza cotta nel forno a legna della cascina.

La serata sarà aperta dai saluti della comunità di Cascina Caccia e dei referenti di Libera Piemonte.

Ci addentreremo nel mondo musicale insieme al Coro G, coro giovanile torinese fondato nel 2003, attraverso musiche tradizionali e d’autore.

A seguire prenderà vita un grande momento collettivo dedicato alle canzoni del cantautorato italiano. Insieme a Riccardo Scatolone, Solidea e a Il buio sul piazzale ascolteremo e canteremo insieme brani che appartengono alla memoria musicale di intere generazioni. Non un semplice spettacolo, ma un’esperienza partecipata, in cui il pubblico sarà chiamato a diventare protagonista insieme allə musicisti presenti.

A concludere la serata sarà il DJ set di DJ Sorgente, che accompagnerà il pubblico fino al termine della prima giornata del festival.


Sabato 20 giugno

Voci, giochi e musica sotto lo stesso cielo

La seconda giornata di Armonia sarà dedicata alla vita della comunità e alla capacità di un luogo di riempirsi di relazioni e storie.

Dalle ore 15, Cascina Caccia si trasformerà in uno spazio aperto a tutte le età.

Grazie alla presenza del Ludobus Valdocco, bambinə e famiglie potranno vivere la cascina attraverso il gioco, con decine di giochi artigianali in legno distribuiti negli spazi verdi del bene confiscato.

Ad accompagnare il pomeriggio saranno le esibizioni di Frenesi, Limeoni, Alice Gariglio, Giulia Bi, Selli, Nora Tribe, che porteranno sul palco la loro musica e i loro racconti.

Accanto ai concerti, RadioOhm animerà la giornata con interviste e momenti di dialogo dal vivo, creando uno spazio in cui le persone potranno non solo ascoltare la musica, ma anche conoscere le storie, le idee e i percorsi dei protagonisti della giornata.

Sarà un pomeriggio fatto di voci diverse, accomunate dal desiderio di condividere uno spazio e costruire relazioni.

 

Nel tardo pomeriggio, alle ore 18, una camminata che partirà da piazza Vecchio Municipio, frazione Villa, promossa dalle Istituzioni e dai sindaci del territorio, raggiungerà Cascina Caccia, trasformando il percorso verso il bene confiscato in un gesto simbolico di vicinanza e memoria.

Dopo il momento conviviale della cena, la serata entrerà nel vivo con uno spazio dedicato alla riflessione e alla testimonianza.

Verrà presentata la mostra “La bomba e il silenzio” realizzata da Libera Valle d’Aosta per ricordare Giovanni Selis che il 13 dicembre 1982 fu vittima di un attentato, del quale, fortunatamente, il pretore rimase illeso.

Interverranno poi Paola e Cristina Caccia, figlie di Bruno Caccia, che ci porteranno il racconto personale e familiare del magistrato.

A seguire, Emanuele Aruta, giovane attivista proveniente dalla realtà della Scugnizzeria di Scampia, nata dall’impegno di Rosario Esposito La Rossa, eseguirà il reading de “La tempesta“. Una testimonianza che racconterà come, anche nei contesti più complessi, la cultura e i libri possano diventare strumenti concreti di cambiamento sociale.

Sarà un dialogo tra territori diversi ma uniti dalla stessa convinzione: la memoria non appartiene soltanto al passato, ma è una responsabilità che si traduce in azioni quotidiane, capaci di generare futuro.

 

Concluderemo l’ultima serata del festival Armonia ballando e muovendoci con Dj Mikemike.

 


Come partecipare

La partecipazione al festival è gratuita, ma è richiesta l’iscrizione attraverso il modulo dedicato.

A causa delle difficoltà di accesso ancora presenti in seguito all’alluvione, sarà attivo un servizio navetta per raggiungere Cascina Caccia.

Tutte le persone iscritte riceveranno le informazioni necessarie relative a parcheggi, punti di ritrovo e modalità di accesso al servizio.

 


Il festival Armonia è organizzato da Acmos in collaborazione con il comune di San Sebastiano da Po, Libera Piemonte, Gruppo Abele, Cooperativa Nanà, l’associazione L’Ancora, la Società di Mutuo Soccorso di San Sebastiano da Po, Ludobus Valdocco e RadioOhm.

 

“Libera l’impegno, una comunità in crescita” – progetto realizzato con il finanziamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali concesso per l’anno 2024 ai sensi dell’art. 72, primo comma, del D.Lgs n. 117 del 2017 s.m.i. – Avviso 2/2024

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Beni Comuni in Festa: il Festival in Cascina Arzilla

Cascina Arzilla, bene confiscato alle mafie e luogo simbolo di giustizia sociale e rinascita nel comune di Volvera, apre le sue porte a tutta la cittadinanza per un festival di due giorni ricco di attività, giochi, incontri e momenti di condivisione. 

Sabato 13 e Domenica 14 giugno 2026, la Cascina e le vie del paese si animeranno con laboratori, spettacoli, una caccia al tesoro e una cena sociale, per celebrare il valore dei beni confiscati e dei beni comuni e vivere insieme un weekend di festa!

Il Festival è pensato per persone di tutte le età, per chiunque voglia scoprire la Cascina e divertirsi in un contesto di aggregazione, impegno e spensieratezza.

Il programma del festival

Sabato 13 giugno 2026

 

Caccia al tesoro per le vie di Volvera: si svolgerà dalle 9.30 alle 12, è aperta a tutta la cittadinanza e saranno coinvolte le associazioni del territorio.
E’ necessario prenotarsi al seguente link: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScEoZhNJJpRLc_HxSYkPy9diICfgQJ5Cj9E1M1tkY6QRr25cg/viewform

 

dalle 17 alle 19 Laboratorio di Circo sociale tenuto da Jaqulè e Terracreativa Aps sarà aperto a persone di tutte le età;

 

dalle 19 Aperitivo letterario con librerie del territorio e presentazione di libri in collaborazione con Libreria Belleville di Bruino, Libreria Filo d’Erba di Rivalta;

 

dalle 20 Cabaret di Circo a cura di Jaqulè;

 

a seguire Cena sociale a cura dei volontari dell’associazione ACMOS e della rete JANPI.
E’ necessario prenotarsi alla cena al seguente link:
https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSdOAWVMR47_Y-FHS6m-eU2dBBHrX7kCeEY_x-OBrSSP9doRlQ/viewform

 

infine Concerto con band e DJ set a cura di gruppi e giovani musicisti.

 

Domenica 14 giugno 2026

dalle 10.30 alle 12 e poi dalle 15.30 alle 18 Circo Sotto Casa a cura di Jaqulè e altre scuole di circo, guideranno laboratori e spettacoli per famiglie e bambini;

 

Pic Nic Condiviso: nel giardino di Cascina Arzilla sarà possibile mangiare tutti insieme. Ognuno sarà responsabile di portare il proprio cibo e per chi volesse anche teli da condividere per sedersi, ma soprattutto voglia di mangiare e chiacchierare insieme!

 

 

Che cos’è Cascina Arzilla

Cascina Arzilla è uno dei primi beni confiscati alle mafie nel Nord Italia. Dal 2004, grazie alla collaborazione con il Comune di Volvera, è stato restituito alla collettività e trasformato in un luogo di legalità e impegno collettivo.

 

Oggi il progetto di riutilizzo sociale del bene confiscato di Cascina Arzilla sociale mette al centro l’educativa e la testimonianza nei confronti delle generazioni più giovani. Anche per questo motivo la cascina è dedicata alla memoria di due giovani vittime innocenti delle mafie: Rita Atria e Antonio Landieri.

 

Numerose scolaresche e gruppi di giovani visitano e trascorrono uno o più giorni nel bene vivendo esperienze comunitarie, di formazione e impegno.

 

La rete informale JANPI nasce come collettivo di quattro associazioni (Jaqulè, ACMOS, ANPI, AGio) nel 2023 con l’obiettivo di ragionare su temi come giustizia sociale e legalità, partecipazione democratica, resistenza e beni comuni, a partire dalla valorizzazione dei beni confiscati presenti sul territorio volverese, in primo luogo  Cascina Arzilla.

 

Tra il 2023 e il 2026 la rete ha visto promuovere diverse iniziative, come la realizzazione di un ciclo di incontri indirizzato alla valorizzazione della storia del quartiere delle case popolari del Comune di Volvera, l’organizzazione di incontri informativi su argomenti verticali come la presentazione di libri, elezioni amministrative locali con i candidati sindaci e appuntamenti referendari.

 

Dal 2024, il collettivo informale ha evidenziato l’esigenza di allargare le relazioni a una rete più ampia di associazioni e organizzazioni che vivono il territorio, proponendo sia la co-progettazione di un Festival per i Beni Comuni, sia intraprendendo da maggio 2025 un percorso di carattere programmatico e partecipativo avente il fine di valorizzare l’utilizzo condiviso di Cascina Arzilla, nonché la sua funzionalizzazione sulla base delle esigenze e delle idee emerse. 

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Biennale Tecnologia 2026: il Campus tra innovazione, cultura e domande sul futuro

La quinta edizione di Biennale Tecnologia ha trasformato il Politecnico di Torino in un laboratorio di idee, accogliendo più di cento studentɜ da tutta Italia per un Campus residenziale di quattro giorni, dal 15 al 19 aprile 2026. Un’esperienza che ha unito conferenze, workshop, visite guidate e spettacoli, offrendo allɜ partecipanti l’opportunità di vivere la città, confrontarsi con docenti e ricercatorɜ e riflettere sul ruolo della tecnologia nella società.

 

“Come possiamo progettare e usare la tecnologia per il bene comune?” Questa è stata la domanda di partenza che ha accompagnato questa edizione di Biennale Tecnologia, intitolata “Soluzioni”.

 

Durante il Campus lɜ partecipanti hanno avuto modo di confrontarsi sul tema dell’intelligenza artificiale, stimolatɜ da ospiti e figure di spicco nel settore.
Le riflessioni hanno riguardato lo spazio, la sovranità tecnologica e il rapporto tra arte e intelligenza artificiale. Non sono mancati momenti di dibattito guidati dallɜ animatorɜ di Acmos, che hanno stimolato lɜ giovani a interrogarsi sul ruolo dell’umanità nello sviluppo tecnologico e sulla fiducia riposta nell’innovazione.

 

L’esperienza ha anche esplorato il legame tra scienza e società, affrontando temi come le disuguaglianze di genere e la segregazione lavorativa in ambito scientifico. Lɜ studentɜ hanno inoltre partecipato ad attività culturali, come la mostra interattiva “Dati sensibili – Archivio Olivetti” e lo spettacolo “Prometeo Talks” di Gabriele Vacis, che hanno unito arte, ricerca e partecipazione, stimolando domande su collaborazione e giustizia sociale.

 

Un momento significativo è stato il confronto diretto con lɜ cittadinɜ in Piazza San Carlo, dove lɜ partecipanti hanno posto una domanda chiave: “Quanta fiducia ha che lo sviluppo tecnologico porterà al raggiungimento del bene comune?”. Le risposte hanno evidenziato come l’impatto della tecnologia dipenda dall’uso che ne facciamo e dalla nostra capacità di indirizzarne lo sviluppo in modo etico.

 

Il “Campus di Biennale Tecnologia” è un progetto dell’Associazione ACMOS, sostenuto da Biennale Tecnologia e dal Politecnico di Torino.

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PEOPLE HAVE RIGHTS, Meridiano d’Europa 2026: democrazie e stato di diritto

La dodicesima edizione del Meridiano d’Europa a Budapest, Ungheria: per approfondire il tema dello stato di diritto

Dal 6 al 10 maggio le associazioni della rete We Care, che organizzano il progetto educativo del Meridiano d’Europa, hanno portato più di 200 giovani in viaggio a Budapest, capitale ungherese, per discutere di democrazia e stato di diritto in una capitale europea che sta vivendo un profondo cambiamento politico in senso democratico.

Passato, presente, futuro: leggere la storia per comprendere l’attualità

A Budapest, oltre ai lavori in gruppo, occasione di dibattito e confronto, i partecipanti hanno esplorato i luoghi storici della città, camminato sulle rive del Danubio davanti alle Scarpe del Memoriale dell’Olocausto, hanno osservato criticamente le statue che raccontano la storia nel modo in cui desidera chi le costruisce, hanno discusso sotto il Parlamento ungherese – simbolo di un governo che per 16 anni ha cercato di smantellare democrazia e libertà. 

L’Ungheria di Viktor Orbán è stata infatti al centro di numerose condanne internazionali: limitazione della libertà di stampa, restrizioni alle ONG e alla comunità LGBTQIA+, indebolimento del potere giudiziario, politiche migratorie restrittive.

Proprio per riflettere su questi temi e sul paese in cui siamo stati, i giovani partecipanti hanno anche incontrato chi, ogni giorno, resiste e costruisce alternative locali: giornalisti di fact-checking, attivisti per i diritti LGBTQI, educatori per l’inclusione, difensori dello stato di diritto.

9 maggio 2026: abitare la pancia della storia

La Festa dell’Europa quest’anno ha avuto una rilevanza ancora più forte del solito: il 9 maggio 2026, mentre davanti al Parlamento ungherese si celebrava non solo l’insediamento del nuovo governo guidato da Péter Magyar, ma la speranza possibile di una svolta democratica che ristabilisca effettivamente lo stato di diritto in Ungheria. I partecipanti di quest’anno hanno vissuto sulla propria pelle quanto la democrazia si costruisca con la partecipazione di tutti e con il voto consapevole.

Con il risultato della nostra azione simbolica, lo striscione “People Have Rights” con più di 200 impronte di mani, a simboleggare le scelte di impegno di ognuno di noi, abbiamo raggiunto e presenziato alla manifestazione.

Dieci anni dopo l’edizione del 2016, “Open Europe”, il Meridiano in Ungheria ha osservato i cambiamenti di un decennio di democrazia illiberale e riscoperto le forme di resistenza civile che possono offrire strumenti per difendere e rinnovare le democrazie.

Continua a seguirci!

Puoi seguire gli aggiornamenti del Meridiano d’Europa attraverso la sua pagina Facebook e Instagram, e guardando i video-racconto della dodicesima edizione del Meridiano d’Europa.

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