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QUErY L’instabilità del Materiale.


Premessa: “Circle” apre il display espositivo conclusivo della project room di QueryMW. L’opera di Caterina Ciuffetelli è inserita nel ciclo Work shop dedicato al processo della carta intelata e la presentazione dell’Abito di scena di Rossana Abritta per la perfomance “Colonne Fluttuanti”, titolo omonimo dell’installazione di Giuliana Cobalchini in origami di carta, e della quale solo alcuni elementi scultorei in metallo sono presenti alla Project ; argomenti trattati specificatamente nelle pagine dedicate.

Caterina Ciuffetelli – Circle, canapo da teatro su carta intelata
L’intreccio del canapo da teatro sulla carta intelata genera un’energia che si sprigiona dal centro dell’opera per espandersi verso l’esterno, restando sospeso sulla leggerezza della carta che in un vero e proprio processo alchemico cede la sua resistenza e forza alla stoffa, che a sua volta dona la sua morbidezza per creare un materiale nuovo e prezioso.


Giulia Barone – Il vuoto è fertile, cianotipie
I piccoli fotogrammi racchiudono immagini organiche, larve di lepidottero che l’artista ha deciso di seguire per tutto il loro ciclo di vita, documentandone instancabilmente la trasformazione, e contemporaneamente abbandonandosi all’ascolto delle proprie esigenze interiori, abbandonando la forma dell’autoritratto – prima medium preferito – per spostarsi sull’osservazione della natura, dell’animale: nella vicinanza al mondo naturale, l’artista trova la sua pace, nell’imitazione dei gesti animali ritrova l’essenzialità dell’uomo. Questa mimesis è spazio di trasformazione interiore, diviene l’atto poetico dell’individuare il momento in cui non si è né una cosa né l’altra, sospensione che diviene un tendere verso.

Livia Giuliani – …Rimorsi, stampe digitali su vetro
Lo scenario onirico, generato dalla frammentazione dell’immagine, della parola, del filo di pensiero che compie dei salti, impedisce di assumere un punto di vista unitario, assoluto, sui ricordi e le esperienze. È proprio questo percorso irregolare a far insinuare l’osservatore nei ricordi personali dell’artista, portandolo ad immergersi in un’atmosfera quasi di rimpianto. Il titolo rimanda a quel pianto causato da un dolore autoindotto, lacrime che si versano dopo essersi messi in una situazione potenzialmente angosciante, istigata da se stessi. E la nostra rilettura delle esperienze non è mai immutabile, mai lineare, segue percorsi che si annodano tra loro, si disgregano per poi ritrovarsi nel ritmo scandito del frammento.

Virginia Lorenzetti – The weight of water carta Kozo su lino, grafite e pigmenti naturali
La costante tensione verso la disposizione lineare, geometrica di elementi che fluiscono potenzialmente verso l’infinito e sono soggetti a una continua trasformazione, la lunga ricerca, l’esplorazione dell’espressività della materia e del colore, spesso tinture naturali che proprio per la loro tendenza a mutare nel tempo assumono una fascinazione sublime, rendono l’artista l’agente determinante per una manifestazione di potenza a partire da dettagli casuali, residuali, apparentemente insignificanti.

Luca Falessi – Senza titolo, marmo
Un durissimo blocco in marmo viene scavato dall’acido come fosse sabbia argillosa: la ricerca dell’artista parte da lontano, dal concetto di foro, di forme che si aprono in un vuoto verso l’interno appropriandosi della materia. L’artista è solo l’agente di una manifestazione che già è insita nella
pietra, priva del suo tocco personale: la casualità del risultato ha una sua propria direzione e volontà che non è controllabile interamente, genera determinate forme perché vuole dargliele.

Katia Pugach – Planet series (M1-23), acquerelli e sabbia vulcanica su carta
La continua ricerca di un punto di equilibrio tra gli opposti, il desiderio di stabilità che si oppone all’incertezza, la messa in discussione delle convenzioni geometriche, costituiscono la base della ricerca dell’artista. L’unione trascendentale di strati di colore, che vanno a ricercare la luce, è una proiezione verso le forze universali, verso una comunione con la natura. L’ansiotropia, ossia l’istinto o aspirazione alla simmetria, proprietà intrinseche della sabbia vulcanica magnetizzata, genera un ritmo che poi viene sempre spezzato per evitare la staticità, assumendo l’errore a vettore del cambiamento.

Thomas Bentivoglio – Una magia che dura 18 anni, alluminio
Il trittico si compone di un paesaggio notturno, quello che l’artista vedeva dal balcone della sua casa d’infanzia nelle Marche, e di un autoritratto di spalle; un lavoro realizzato sbalzando il metallo con una semplice matita, una delle pochissime tecniche manuali apprese dall’artista in un periodo adolescenziale, di passaggio: in questo lavoro egli si riappropria di un momento in cui, dai 18 anni in poi, i suoi capelli da lisci hanno iniziato a crescere ricci, quasi che il suo corpo si stesse riappropriando di una forma prima sconosciuta, nascosta anche a se stesso.

Marianna Panagiotoudi – selezione dalla serie 94: Radio presenter | Nun | Vicepresident of the party | Interim president, acquerello su carta
Nel 1994 inizia il genocidio ruandese: la giovane artista vede per la prima volta in televisione delle immagini che non comprende, fin quando dieci anni più tardi la realtà terribile dei fatti non la sconvolge con la forza di un trauma collettivo. Da quel momento tutto il suo lavoro si incentrerà sulle instabilità sociali, sulle contradditorietà tra i ruoli di potere e la sua applicazione.

Ivan Bossoni – Petrolio, resina e acrilico su tela
La pozza di resina nera da cui emerge il volto avvolto nel tessuto evoca un momento rituale di passaggio e trascendenza: sorta di monumento alla persona viva, il sudario si trasforma in un trionfo della vita vista in senso alchemico come eterna rinascita e trasformazione. L’albedo che emerge prorompente dalla nigredo, apre un tema mistico, con un ritmo duale che concentra tutta la sua forza nel contrasto degli opposti.

Edvige Cecconi Meloni – Lettere non pervenute | Lettere per vie, mix media su carta
La forma alchemica pervade le sue carte, in un flusso di pensiero che lega le immagini e i segni calligrafici, che diventano quasi ricamo illeggibile, una forma di protezione verso l’intimità del pensiero a dispetto della leggibilità, che ricopre tutto in una sorta di horror vacui; pagine su pagine di pensieri interrotti, mai giunti al destinatario, che vanno a comporre una sorta di mappa inconoscibile del pensiero.



Testi® di Irene de Sanctis, curatrice


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LAZIO CONTEMPORANEO 22



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Display espositivo



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