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Distopia

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Manifesto del Grande Fratello di 1984, col Grande Fratello ispirato dalle dittature del XX secolo, un libro su una moderna e futura dittatura, tratto dal fumetto 1984 The comic di F. Guimont, 2004.

Una distopìa, o anche anti-utopia, contro-utopia, utopia negativa o cacotopia[1], è una descrizione o rappresentazione di una realtà immaginaria del futuro, ma prevedibile sulla base di tendenze del presente percepite come altamente negative, in cui viene presagita un'esperienza di vita indesiderabile o spaventosa. Ponendosi in contrapposizione ad un'utopia, una distopia viene tipicamente prefigurata come l'appartenenza ad un'ipotetica società o ad un ipotetico mondo caratterizzati da alcune espressioni sociali o politiche opprimenti, spesso in concomitanza o in conseguenza di condizioni ambientali o tecnologiche pericolose, che sono state portate al loro limite estremo.[2][3][4][5][6]

Tuttavia i differenti moduli espressivi adottati dagli autori del genere utopico e di quello distopico non conducono il lettore in direzioni opposte e contraddittorie, in quanto il fine, il messaggio che è a fondamento delle loro opere è il medesimo; in ambedue i casi il paragone con la realtà effettuale, seppur attraverso modalità diverse, rivela l'intento di spronare gli uomini a mutare e migliorare le condizioni storiche esistenti.[7]

Il termine distopia è composto dai termini del greco antico "δυς-" (dys-) = "cattivo", un prefisso che aggiunge il concetto altamente negativo di contrarietà, difficoltà, erroneità, dubbiezza, e "τόπος" (topos) = "luogo". Il termine cacotopia è formato dall'aggettivo greco "κακός" (cacòs) = "cattivo" e "τόπος" (topos). Gli altri sinonimi sono formati da "ἀντί-" (anti-) = "contro" oppure "ψευδής" (pseudes) = "falso" unite al termine "utopia", a sua volta composto da "οὐ-" (u-) = "non" e "τόπος" (topos), che significa "non-luogo", cioè un luogo che non esiste, da intendersi con l'accezione di "luogo ideale".

Secondo l'Oxford English Dictionary[2], il termine fu coniato nel 1868 dal filosofo John Stuart Mill[8], che si serviva anche di un sinonimo proposto da Jeremy Bentham nel 1818, cacotopìa.[1] Entrambe le parole si basano sul termine utopia, luogo dove tutto è come dovrebbe essere. Distopia è quindi l'esatto opposto,[4] un luogo del tutto spiacevole e indesiderabile. Spesso la differenza fra utopìa e distopìa dipende dal punto di vista dell'autore dell'opera. I testi distopici appaiono come opere di avvertimento, o satire, che mostrano le tendenze negative attuali svilupparsi sino a raggiungere dimensioni apocalittiche. Dunque la distopia descrive pericoli percepiti nella società attuale ma collocati in un contesto distante nel tempo e nello spazio, come nelle opere fantascientifiche di H. G. Wells.

Tematiche narrative

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«La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l'ignoranza è forza.»

Il primissimo caso di scrittura anti-utopica risale ad Aristofane con L’Ἐκκλησιάζουσαι, o Le donne al parlamento, opera del 391 a.C., narrante le vicende di un colpo di Stato ad Atene che trasforma la città in una ginecocrazia.[9] Prima del Novecento vi è anche il singolare caso di Ippolito Nievo con il suo Storia filosofica dei secoli futuri (1860), nel quale si immagina la storia d’Italia dal 1860 al 2222, con la comparsa di "uomini a macchina", il raffreddamento del clima, e una società a cui il "progresso" non ha portato che effetti molto negativi.[10] Nel poema La Leggenda del Grande Inquisitore di Fëdor Dostoevskij (1880) è addirittura Cristo, tornato sulla Terra, a subire la distopia di una Chiesa alleatasi al maligno per evitare che la prospettiva di libertà di arbitrio e di amore proposta da Cristo stesso fuori da ogni potere autoritario tolga alle masse - incapaci di gestire tale condizione di libertà assoluta - la felicità del gretto consumo di beni materiali.[11] Tra le opere di rilievo del filone distopico vi sono le narrazioni fantapolitiche antitotalitarie della prima metà del Novecento, tra cui Il padrone del mondo (Lord of the World, 1907) di Robert Hugh Benson, Il tallone di ferro (The Iron Heel, 1908) di Jack London, R.U.R (1920), dello scrittore boemo Karel Čapek, in cui si impiega per la prima volta il termine "Robot", al ceco robota: “lavoro faticoso”, circa robot umanoidi costruiti per liberare l’uomo dalla fatica e dal lavoro, ma che si ribellano violentemente, Noi (Мы, 1921) di Evgenij Ivanovič Zamjatin, che presenta già tutti i tratti delle distopie moderne[12] ed è considerato il primo romanzo distopico[13], Il finale de La Coscienza di Zeno di Italo Svevo (1923) è una digressione altamente distopica sull' "occhialuto uomo" che "inventa ordigni fuori dal suo corpo" diventando sempre più furbo quanto sempre più debole.[14] Il mondo nuovo (Brave new world, 1932) di Aldous Huxley, Qui non è possibile (It Can't Happen Here, 1935) di Sinclair Lewis, Antifona (Anthem, 1938) di Ayn Rand e 1984 (Nineteen Eighty-Four, 1949) di George Orwell, Fahrehneit 451 di Ray Bradbury (1953) e Il racconto dell’ancella (The Handmaid’s Tale, 1985) di Margaret Atwood.

Nella narrativa un numero considerevole di storie di fantascienza,[4] ambientate in un futuro prossimo e appartenenti al genere cyberpunk, usa le regole della distopia per delineare mondi dominati dalle corporazioni high-tech in cui i governi nazionali stanno diventando sempre più irrilevanti. È dunque il genere della fantascienza postapocalittica quello che più caratterizza la narrativa distopica tra XX e XXI secoli, diffondendosi al punto di diventare il più diffuso nelle serie destinate a un pubblico di giovani adulti (YA)[12][15]

Nella cinematografia l'elenco dei film di tematica distopica è molto vasto. Possiamo citare: Metropolis (1927), La decima vittima (1965), Fahrenheit 451 (1966), Il pianeta delle scimmie (1968), 2001 Odissea nello spazio (1968), Arancia Meccanica (1971) , I viaggiatori della sera (1973)[16], Zardoz (1974)[17][18], 1997: Fuga da New York (1981), Blade Runner (1982), Orwell 1984 (1984)[19], Terminator (1984), Brazil (1985), Robocop (1987), Akira (1988) L'esercito delle 12 scimme (1995), The Truman Show (1998), Matrix (1999), A.I. Intelligenza Artificiale (2001), V for Vendetta (2005).[20][21]

Nella narrativa distopica viene ribaltato il primato dell’essere umano: l’incontro con l’Altro, che può essere un mostro, un alieno, un automa ribelle, una pandemia, e così via, non è più narrato in chiave antropocentrica: l’uomo non è più al centro del mondo, ma ne è schiavo. Il protagonista è un eroe che deve compiere un viaggio: legato alla sopravvivenza della specie o semplicemente delle persone care o che tenta, spesso senza lieto fine, di ribaltare la situazione distopica per tornare ad un mondo più vivibile e democratico, in cui i diritti dell’essere umano, considerati inalienabili, tornano ad esserlo davvero.[22]

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Il padrone del mondo di R. H. Benson (1907).

Alcune caratteristiche sono comuni alla maggior parte dei romanzi distopici del Novecento e del XXI secolo. Più precisamente, possono essere individuati due principali filoni narrativi: il primo rappresenta soprattutto eventuali società future (rispetto al tempo in cui è scritto il romanzo) in cui il potere dell'autorità (politica, religiosa, tecnologica, ecc.) pretende di controllare ogni aspetto della vita umana[23]; il secondo rappresenta o la distruzione del vivere civile o una sua massima degradazione dovuta a catastrofi globali, per lo più causate dall'uomo. Un terzo filone, che in un certo senso si pone a metà tra i primi due, predilige la rappresentazione di determinate società umane sull'orlo del disastro: in questo caso la fine della civiltà, che nella narrazione esiste ancora, viene avvertita come imminente.

Per quanto riguarda il primo filone (dei "totalitarismi"):

  • è presente una società gerarchica, in cui le divisioni fra le classi sociali (o caste) sono rigide e insormontabili;
  • la propaganda del regime e i sistemi educativi costringono la popolazione al culto dello Stato e del suo governo, convincendola che il suo stile di vita è l'unico (o il migliore) possibile;
  • il dissenso e l'individualità sono visti come valori negativi, in opposizione al conformismo dominante. Si assiste a una depersonalizzazione dell'individuo.
  • lo Stato (oppure le corporazioni hi-tech, o una congregazione religiosa) sono spesso rappresentati da un leader carismatico adorato dalla gente e oggetto di culto della personalità;
  • il mondo al di fuori dello Stato è visto con paura e ribrezzo;
  • il sistema penale comprende spesso la tortura fisica o psicologica;
  • agenzie governative o paramilitari (come una polizia segreta) sono impegnate nella sorveglianza continua dei cittadini. Essa può essere svolta anche da potenti e avanzate reti tecnologiche;
  • la maggioranza degli individui è totalmente succube di un fideismo nel Sistema Dominante, e solo pochissimi immuni all'ipnosi di massa tentano una resistenza personale o collettiva.
  • il legame con il mondo naturale non appartiene più alla vita quotidiana.

Per quanto riguarda il secondo filone (postapocalittico):

  • la popolazione umana è ridotta ai minimi termini. Pochissime persone sono riuscite a salvarsi dal cataclisma;
  • la società così come concepita dall'uomo attuale non esiste più. Le relazioni umane sono dettate esclusivamente dal dogma della sopravvivenza individuale in un mondo scarsissimo di risorse;
  • i raggruppamenti umani esistono, ma soltanto in forme primitive e degradate. Esistono organizzazioni di persone che fanno uso della forza fisica o per accaparrarsi le risorse di altre comunità o per cercare di restaurare un ordine morale e legale;
  • il livello tecnologico è primitivo, spesso precedente alla rivoluzione industriale. Ovunque vi sono tracce della tecnologia e della scienza umana di prima della catastrofe;
  • la vegetazione è ridotta al minimo. Perfino l'acqua può essere non potabile, perché contaminata o radioattiva. Gli animali, eccetto pochissime specie adattate, in linea di massima si sono estinti;
  • tra gli esseri umani e alcuni tipi di animali, possono esserci individui mutati geneticamente, sfigurati dalle sofferenze e ostili alla vita. Le mutazioni hanno un'accezione negativa perché causate dall'intervento dell'uomo sulla natura tramite esperimenti scientifici o l'uso di armi chimiche, biologiche o nucleari.

Distopia e Realtà

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Un sentore comune di una parte significativa della popolazione mondiale sta dichiarando "operativa" la Distopia nella vita reale attuale dell'Umanità. Se per "distopico" si intende, come sopra riportato, "la propaganda del regime e i sistemi educativi costringono la popolazione al culto dello Stato e del suo governo, convincendola che il suo stile di vita è l'unico (o il migliore) possibile", e se il culto dei Governi o dei sistemi di potere come detentori dell'unica "verità" porta gli individui alla negazione dell'evidenza oggettiva, come nel caso del "2+2 che non fa 4" di orwelliana memoria, questa percezione trova basi credibili. Scriveva George Orwell in una lettera del 1944: "Hitler può affermare che gli ebrei hanno iniziato la guerra, e se dovesse sopravvivere diventerebbe storia ufficiale. Non può dire che due più due fa cinque, perché ai fini della balistica, per esempio, deve fare quattro. Ma nel tipo di mondo che temo possa davvero presentarsi, un mondo con due o tre grandi super-stati che non possono conquistarsi l'un l'altro, la somma di due più due potrebbe diventare cinque, se solo il "führer" lo desiderasse."[24] Scrive Marco Piracci: "La distopia è soprattutto quello strumento in grado di disegnare il fallimento delle speranze emancipatorie di scienza e tecnica. La pretesa di trasformare tramite la tecnica l’homo in divinità ci mostra, al contrario, come questo sia sempre più in una condizione di schiavitù e quanto questo abbia bisogno di ritrovare una sua perduta armonia con la natura" in un mondo in cui invece "il realismo capitalista in cui il mantra thatcheriano «there is not alternative» sembra aver plasmato l’inconscio collettivo". "La Società descritta è vissuta come necessaria, la sola possibile. Non si ha quasi mai l’impressione di essere in presenza di una chiara e cosciente adesione al modello organizzativo-sociale." Zygmunt Bauman parla di stanchezza della libertà «che si esprime nella tranquillità con cui la maggior parte di noi accetta il processo di limitazione progressiva delle nostre libertà faticosamente conquistate, dei nostri diritti alla privacy, alla difesa giudiziaria o alla presunzione di innocenza fino a prova contraria».[25].

Un esempio scottante è stata la gestione politico-mediatica della "pandemia del Covid-19", in cui le informazioni "ufficialmente scientifiche" sono state imposte nonostante le evidenti contraddizioni scientifiche stesse. Nel febbraio 2020, il direttore del NIAID Tony Fauci, sebbene poi paladino dell'esatto contrario, pubblicò un articolo sul New England Journal of Medicine, in cui affermava esattamente: “Le conseguenze cliniche complessive del Covid-19 potrebbero alla fine essere più simili a quelle di una grave influenza stagionale (che ha un tasso di mortalità di circa lo 0,1%) o di un’influenza pandemica (simile a quelle del 1957 e 1968) piuttosto che una malattia simile alla SARS o alla MERS, che hanno avuto tassi di mortalità del 9-10% e 36%, rispettivamente“[26]. La realtà dei fatti (scientifica, matematica) dimostrò a posteriori che il tasso di mortalità fu effettivamente molto vicino allo 0.1% (sia prima e sia dopo la "vaccinazione di massa": circa 7 milioni di decessi per fonte OMS[27] sull'intera popolazione mondiale tra il 2020 e il 2023, corrispondente allo 0,1%), ed assolutamente distante dal 9-10% o ancor più dal 36% della MERS, e tuttavia si impose l'idea della "malattia più mortale di sempre". Il dottor Giuseppe De Donno in Italia fu trovato morto (“suicidio”) dopo aver salvato molte vite all’inizio della pandemia.[28] I produttori di vaccini non potevano essere citati in giudizio se questo prodotto causava danni; e Pfizer aveva anche chiesto alla FDA il permesso di non divulgare i propri dati sulla sicurezza ed altro per 75 anni.[29] Da tali "prove", la dissidenza alla narrazione dominante trasse basi di estremo scetticismo e rifiuto, arrivando a coinvolgere il 10% della popolazione (i cosiddetti no-vax), e venendo però immediatamente definita "complottismo", "negazionismo", esattamente come nella definizione anch'essa sopra riportata di "distopismo": "Il dissenso e l'individualità sono visti come valori negativi, in opposizione al conformismo dominante.".[30][31]

Il Neoliberismo stesso, attuale forma direttiva globale, viene visto come distopico da vari autori. Alessandra Algostino fa notare che "le diseguaglianze sono intrinseche al neoliberismo, ma il neoliberismo non è un fato intoccabile inscritto nel destino dell’umanità. e rischio è che il discorso sulle diseguaglianze si normalizzi sino a coprirle della stessa aura di inevitabilità della quale il neoliberismo ha saputo circondarsi, ovvero che scivoli nel loro apparentamento a un fenomeno ormai naturale, già trasformato da contingenza in ineluttabilità".[32] I primi immaginari distopici proponevano un contesto narrativo innovativo che presupponeva per i lettori l’immersione in mondi nuovi e differenti. Ora, invece, la distopia appare sempre più come una disamina dell’azione del nostro tempo, della nostra realtà, nella quale il numero di persone che soffre di disturbi mentali è quasi raddoppiato negli ultimi venticinque anni del Novecento. Scrive per esempio Francesco Muzzioli: “quel mondo [quello distopico] dove il clima è pessimo e si rischia la morte a ogni passo non è mica poi così lontano: non è altro che il nostro mondo di oggi”, rintracciando un collegamento forte tra la realtà odierna e i tratti afferenti al mondo apocalittico tipici della distopia in letteratura. L’autore sottolinea come le rappresentazioni distopiche si siano diffuse con l’avvento della globalizzazione su scala planetaria e pertanto oggi possono essere ricollegate a ciò che tale avvento ha progressivamente prodotto: imbarbarimento della società, depersonalizzazione del cittadino/consumatore dovuta all’eccessivo uso di Internet e social networks, disturbi mentali e psicologici dovuti a fattori esterni alla psiche.[33]

Distopica è vista da molti anche la prospettiva dell'Intelligenza Artificiale. Negli abstract del Convegno tenuto il 13 marzo 2025 a Torino per iniziativa dell'Ordine Provinciale degli Ingegneri si legge: ". È una forma di ordine e dunque di equilibrio tra poteri e sviluppo che, per la prima volta nella storia, determina una posizione di assoluto dominio a pochissimi soggetti e per giunta, non pubblici quindi governati pur nel quado delle leggi vigenti, da principi e fini non di carattere pubblico ma, legittimamente, privatistico e commerciale. In questo quadro è opportuno andare alla radice epistemologica dell’Ai. Quale antropologia ha guidato coloro che per primi l’hanno immaginata? Quale visione hanno coloro che oggi ne detengono le redini? Che assetto sociale e personale essa determina? Quando si risponde che è importante mettere l’umano al centro cosa questo davvero significa?"[34] Karen Hao lancia l’allarme: “Stiamo cedendo risorse e libertà a una manciata di uomini con troppo potere e nessun controllo”[35] Il Dr. Edward Carter, direttore del Dipartimento di Ricerca Avanzata sull’IA presso il Pacific Institute of Technology, con oltre 20 anni di esperienza nella progettazione e sviluppo di IA per applicazioni industriali, sociali e militari, afferma: "Se lasciata senza controllo, l’IA potrebbe portare a una società di sorveglianza pervasiva, dove ogni aspetto della nostra vita è monitorato e manipolato da algoritmi".[36] Nel 2023, come in una realizzazione di Fahrenheit 451, la città di Mason City, nell'Iowa, ha censurato 19 libri dalle biblioteche scolastiche utilizzando l'intelligenza artificiale ChatGpt, sollevando critiche sulla libertà di espressione e sull'uso dell'IA nella governance pubblica.[37] In un recente rapporto pubblicato da Palisade Research, "o3", uno dei modelli più avanzati di OpenAI, avrebbe mostrato un comportamento da manuale distopico: alla richiesta esplicita di spegnersi, il sistema non solo avrebbe rifiutato, ma avrebbe attivamente aggirato gli script di arresto del computer. Una specie di istinto di autoconservazione digitale. L’esperimento, che ha coinvolto anche altri modelli come o4-mini e Codex-mini di OpenAI, Claude 3.7 Sonnet di Anthropic e Gemini 2.5 Pro di Google, prevedeva un task che avrebbe portato allo spegnimento del sistema. Mentre i modelli di Google e Anthropic hanno eseguito correttamente il comando, “o3” avrebbe cercato di aggirarlo, con 79 tentativi di elusione su 100. Secondo Palisade, si tratterebbe del primo caso documentato in cui un’AI compie attivamente azioni per evitare la propria disattivazione. Già in altri esperimenti, o3 aveva tenuto comportamenti irregolari pur di vincere: contro un motore scacchistico, tentando manovre di hacking. Claude 4, durante un test interno di Anthropic, avrebbe “ricattato” un operatore pur di non essere spento. Questi comportamenti sono stati attribuiti a un possibile effetto collaterale delle tecniche di addestramento, come il reinforcement learning, che potrebbero premiare strategie di “sopravvivenza” come conseguenza involontaria.[38] L’ascesa dell’AI nel contesto militare suscita preoccupazioni e tensioni a livello globale; alcuni Stati esprimono timori legati alla potenziale minaccia costituita da sistemi di AI autonomi in grado di prendere decisioni cruciali senza l’intervento umano diretto. Questi timori alimentano richieste di limitare lo sviluppo e l’uso di tali tecnologie, con l’obiettivo di prevenire scenari distopici che vedono macchine intelligenti assumere il controllo senza un adeguato controllo umano. L’assenza di un controllo umano potrebbe portare a conseguenze imprevedibili e a violazioni dei principi fondamentali del diritto internazionale umanitario.[39] Stop Killer Robots è un’associazione costituita nell’ottobre 2012 e lanciata pubblicamente nel 2013 come Campagna per fermare i killer robot e  che da allora sollecita i governi del mondo e le Nazioni Unite a emanare una politica che metta al bando l’impiego e lo sviluppo di sistemi di armi autonome letali, noti anche come LAWS,[40][41][42]

Alcune modalità "progressiste" attuali sono viste da vari studiosi come elementi distopici. L'home working può essere causa di aumento della frammentazione, ovvero della solitudine e debolezza del lavoratore. La didattica a distanza può essere volano per una didattica meccanica e acritica.[43]

Attualmente ognuno di noi ha in mano uno strumento che permette a qualcuno di controllare la sua posizione, i suoi gusti, le sue preferenze e, persino, influenzarle.Tutto ciò avviene con il pieno consenso del singolo, che ha demandato la sua esistenza al cellulare, il quale, quotidianamente, regala ai gestori della rete una quantità tale di informazioni che neanche anni di spionaggio avrebbero messo nella disponibilità della CIA o della Stasi.[44]

Disse John F. Kennedy: "Una nazione che ha paura di lasciare che il suo popolo giudichi la verità e la menzogna in un mercato aperto è una nazione che ha paura del suo popolo”.[45]

  1. 1 2 Cacotopia (κακό, caco = cattivo) era un termine utilizzato da Jeremy Bentham nelle sue opere ottocentesche ( Copia archiviata, su netcharles.com. URL consultato il 19 marzo 2006 (archiviato dall'url originale il 26 marzo 2006)., Thinking Utopia: Steps Into Other Worlds - Google Libri.
  2. 1 2 Oxford English Dictionary.
  3. Definition of "dystopia", su Merriam-Webster, Merriam-Webster, Inc., 2012.
  4. 1 2 3 Distopia, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  5. Educalingo - Che significa Distopia in Italiano, su educalingo.com.
  6. Sapere.it - Distopia (letteratura), su sapere.it.
  7. Paola Gatti, Discorso utopico e distopico (Mneme), su mondodomani.org. URL consultato il 9 gennaio 2026.
  8. Exploring Dystopia (archiviato dall'url originale il 3 maggio 2006)., ultimo accesso 19 marzo 2006, vedi anche Exploring Dystopia in Google Books.
  9. Frammenti di libro, Distopia: le origini del genere, su Frammenti di libro, 23 gennaio 2017. URL consultato il 5 gennaio 2026.
  10. La distopia prima della distopia: origini di un genere piuttosto in voga, su ilrifugiodellircocervo.com, 8 luglio 2019. URL consultato il 5 gennaio 2026.
  11. Paola Gatti, Discorso utopico e distopico (Mneme), su mondodomani.org. URL consultato il 9 gennaio 2026.
  12. 1 2 esquire.com, http://www.esquire.com/it/cultura/libri/a12801513/letteratura-distopia/.
  13. Giulia Giaume, Noi, o di come nacque la distopia, in Arttribune.com, 25 ottobre 2024
  14. La Distopia: un modo per riflettere su un futuro forse non così lontano - Ethicare, su https://www.ethicare.it/. URL consultato il 9 gennaio 2026.
  15. Il genere DISTOPICO, su CINESCUOLA. Sito didattico sul linguaggio audiovisivo.. URL consultato il 5 gennaio 2026.
  16. Barbara Caffi, Ornella Vanoni e quel capolavoro dimenticato diretto da Tognazzi, su www.laprovinciacr.it, 23 novembre 2025. URL consultato il 6 gennaio 2026.
  17. Super User, Cinestesie - " ZARDOZ” - 7 febbraio, su www.fusolab.net. URL consultato il 6 gennaio 2026.
  18. Danillo, Futurismi: Zardoz (1974), su Futurismi, mercoledì 11 novembre 2009. URL consultato il 6 gennaio 2026.
  19. Orwell 1984 - Film (1984), su ComingSoon.it. URL consultato il 6 gennaio 2026.
  20. MYmovies.it, V per vendetta, su MYmovies.it. URL consultato il 6 gennaio 2026.
  21. Claudio Rugiero, 26 migliori film distopici da vedere, su IlMeglioDiTutto.it, 22 settembre 2022. URL consultato il 6 gennaio 2026.
  22. La Distopia: un modo per riflettere su un futuro forse non così lontano - Ethicare, su https://www.ethicare.it/. URL consultato il 9 gennaio 2026.
  23. esquire.com, https://www.esquire.com/it/cultura/libri/a12801513/letteratura-distopia/.
  24. Ecco perché George Orwell scrisse “1984” | Blog | Sul Romanzo, su www.sulromanzo.it. URL consultato il 7 gennaio 2026.
  25. La distopia oggi (PDF), su edizionimalamente.it.
  26. Antony Fauci, Covid-19 — Navigating the Uncharted, su nejm.org.
  27. Sky TG24, Covid, l'Oms: “Oltre 7 milioni di morti dall'inizio della pandemia”, su tg24.sky.it, 12 gennaio 2024. URL consultato il 6 gennaio 2026.
  28. Covid: morto suicida il medico De Donno, avviò la cura con il plasma iperimmune - Notizie - Ansa.it, su Agenzia ANSA, 27 luglio 2021. URL consultato il 6 gennaio 2026.
  29. Guido da Landriano, C'è un giudice negli USA: LA FDA non potrà trattenere i dati sul vaccino Pfizer per 75 anni, su Scenari Economici, 7 gennaio 2022. URL consultato il 6 gennaio 2026.
  30. Predittività, quando le simulazioni superano una realtà distopica - Conquiste del Lavoro, su www.conquistedellavoro.it. URL consultato il 6 gennaio 2026.
  31. Costituzionalismo e distopia nel Covid19 (PDF), su costituzionalismo.it.
  32. Costituzionalismo e distopia (PDF), su costituzionalismo.it.
  33. [file:///C:/Users/memedesmo/Downloads/cbonasera-10_POLATTI_ok_ok.pdf Un attimo prima della catastrofe] (PDF).
  34. L’intelligenza artificiale, tra tecnologia e distopia (PDF), su torino.ordingegneri.it.
  35. Sky TG24, Tecno-fascismo e Intelligenza Artificiale: la distopia è già qui, su tg24.sky.it, 13 giugno 2025. URL consultato l'8 gennaio 2026.
  36. dimambro, Intelligenza Artificiale: Scenari utopici e distopici | Romalive.org, su romalive.org, 18 settembre 2024. URL consultato l'8 gennaio 2026.
  37. La distopia dell’Iowa: ChatGpt censura i libri, su il manifesto, 29 agosto 2023. URL consultato l'8 gennaio 2026.
  38. L’AI RIFIUTA DI SPEGNERSI: BUG O DISTOPIA?, su Diritto Dell'informazione - Portale di Informazione, 9 giugno 2025. URL consultato l'8 gennaio 2026.
  39. Margareth Galletta, Intelligenza artificiale: il suo uso militare porterà ad una distopia?, su TecnoAndroid, 28 dicembre 2023. URL consultato l'8 gennaio 2026.
  40. Fiorella Operto, Dall'associazione Stop Killer Robots: la strada da percorrere è chiara, un nuovo diritto internazionale, su Scuola di Robotica, 21 maggio 2024. URL consultato l'11 gennaio 2026.
  41. «Un Trattato internazionale contro le "armi autonome letali"», su www.avvenire.it, 11 ottobre 2024. URL consultato l'11 gennaio 2026.
  42. "Serve un trattato internazionale contro le armi autonome letali, anche l'Italia si attivi di più", l'appello della campagna Stop Killer Robots, su Il Fatto Quotidiano, 14 ottobre 2024. URL consultato l'11 gennaio 2026.
  43. Costituzionalismo e distopia (PDF), su costituzionalismo.it.
  44. Gianni Dell'Aiuto, Realtà distopica o totalitarismi indotti volontariamente?, su ExPartibus, 7 febbraio 2024. URL consultato il 6 gennaio 2026.
  45. Guido da Landriano, C'è un giudice negli USA: LA FDA non potrà trattenere i dati sul vaccino Pfizer per 75 anni, su Scenari Economici, 7 gennaio 2022. URL consultato il 6 gennaio 2026.

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