"Ma, quando niente sussiste d'un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l'immenso edificio del ricordo."
(M. Proust)

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15 gennaio 2013

sempre la solita minestra. No!

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 Esterno notte, gennaio. Freddo. Promessa di neve, non mantenuta.
Voglia di affondare il cucchiaio in un cibo caldo e confortevole ma non banale.
 Nel frigo, poco. Nessuna voglia di uscire. La necessità rende creativi.
Una crema, buona. Ve la regalo.

10 febbraio 2012

rapa esponenziale


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da leverduredelmioorto.it
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da inorto.org

Le rape han sempre goduto di cattiva stampa. Considerate un ortaggio scipito e insulso (testa di rapa, non si può cavar sangue da una rapa, dura come una rapa) a me, invece, son sempre piaciute.
Fin da bambina, confesso, soprattutto nella versione un pò bruciaticcia della mamma (mai capito se volutamente bruciaticcia).
So per certo che molte care amiche, persone degnissime peraltro, non le hanno mai neppure comprate.
A queste latitudini, d'inverno, è impossibile non imbattersi in una rapa. Si raccolgono fino ai primi geli, costano poco e si prestano a matrimoni con carni di porco arrostite.  In Piemonte uno dei piatti nazionali è rape e salsiccia, in Friuli brovada (rape fermentate) e muset (cotechino).
A Identità Golose ne hanno fatto un tè, poi gelificato (Crippa) e ricavato lunghi nastri (Puglisi) con una macchinetta che mi ha provocato una concupiscenza che neppure George Clooney.
Per seguire la moda del momento (e per vuotare il frigo) mi sono preparata una crema di rapa e sedano rapa, ad accompagnare, in luogo del porco d'ordinanza, un trancetto di pescatrice al sesamo.
Una robetta veloce veloce:

4 piccole rape (bianche, che quelle rosse son barbabietole)
1 piccolo sedano rapa
un mazzetto di basilico
sale- olio d'oliva - brodo vegetale

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Sbucciare e lavare bene rape e sedano rapa, poi tagliare a pezzi regolari e non troppo grossi. Disporre le verdure in una teglia, cercando di non sovrapporle troppo. Salare leggermente e irrorare con poco olio d'oliva. Cuocere in forno a 180° per 40 minuti.
Negli ultimi minuti passare sotto il grill per colorirle ulteriormente.
Trasferire le verdure ormai cotte al dente in una casseruola, coprirle a filo di brodo vegetale e lasciar cuocere 10 minuti dalla ripresa del bollore.
Passare al frullatore ad immersione insieme al mazzetto di basilico. Aggiustare di sale e, volendo, pepe, e lasciare da parte.

Servire con un trancio di pescatrice passato al forno per 15 minuti, irrorato con qualche cucchiaio d'acqua in cui sia stato disciolto mezzo cucchiaino di curry.
Servire sulla crema, cosparso di sesamo tostato in forno.

Le rape vanno rivalutate. Sono dolcissime, deliziose e sopperiscono al loro scarso apporto calorico con l'umile disponibilità anche nel lungo inveno artico.
Mi son montata la testa con le renne mediterranee, sappiatelo.
(PoveraPazza)

11 gennaio 2012

broccoletta la polpetta


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Giornata parca, di una settimana parca, di un anno sobrio.
In altri tempi si sarebbe detto: abbiamo le pezze. Ora siamo, più elegantemente, sobri.
Sobri e in perfetta forma, guai a non campare almeno fino ai settanta, che dobbiamo contribuire al risanamento del paese.
Tocca mangiare sano, tocca limitare i grassi, tocca antiossidarsi. Si diceva ieri che la crucifera in ogni sua declinazione imperava sulle nostre tavole: ecco allora un broccolo polpettizzato e al forno.
Nutriente, vegetariano, economico.
Il piatto perfetto se vuoi fare, almeno, un pieno di benzina al mese.
Basta con queste geremiadi però. La polpetta è buona e me la mangio pure per cena.

Per una ventina di polpette:


15 dicembre 2011

strudel salato di zucca poco fotogenico

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Autumn centerpiece


Udite udite! Ho cucinato! Ieri sera, una cena buona. Ho fatto delle foto improponibili, quindi non le pubblicherò.
Se volete vi racconto dello strudel salato di zucca, di Pie che emigra ad Amsterdam (spero solo per un pò) e del Natale che mi annoia ancor prima di arrivare.
Solo strudel, dite?
Va bene, solo strudel allora.

12 marzo 2011

purple rain - insalata tiepida di cavolo rosso



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Non è primavera. No no no. Un cielo livido e novembrino ci parla di rape e cavoli. Narcisi e giacinti e primule e ranuncoli per ora li immaginiamo solo.  Le notizie dal Giappone mi fanno rabbrividire. E' una giornata blue. Anzi purple. E sta per piovere.
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3 cucchai di semi di girasole
1 cucchiaino di zucchero di canna
sale
olio extravergine di oliva
1 cipolla rossa a dadini
mezzo kg di cavolo rosso a striscioline
gli aghi di un rametto di rosmario, tritati
3 cucchiai di uvetta
1 cucchiaio di aceto balsamico 
50 gr di feta spezzettata

Facile facile. 
Tostare i semi di girasole in una padella antiaderente. Quando sono dorati cospargerli con lo zucchero. Appena si sarà sciolto, trasferire i semi su un piatto, separandoli per evitare che si incollino.
Saltare la cipolla nell'olio per un paio di minuti, con un pizzico di sale. Aggiungere le striscioline di cavolo e un altro pizzico di sale. Saltare ancora per qualche minuto (tre o quattro, non di più), aggiungere il rosmarino tritato e l'aceto. Mescolare bene. L'aceto renderà il cavolo sempre più morbido, ma lo scopo è quello di lasciarlo al dente, dunque prestare un minimo di attenzione in questa fase per evitare di cuocere troppo la verdura. Unire l'uvetta e i semi e da ultimo la feta spezzettata a mano.
ImageBasta, finita. Servire tiepida.
Ho in mente di fare una cena di mezze, giovedì, e in uno slancio di organizzazione ho provato prima  un piatto che offrirò. E' tratto da Tessajara Cookbook, un poco adattato.

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(PoveraPazza, più del solito)

5 novembre 2010

harira

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D'inverno (vabbè autunno, non sottilizziamo) consumo grandi quantità di robe brodose. Devono contenere tutto quanto serve all'umano sostentamento, devono essere calde e colorate. Non mi stancano, mai.
Questa volta è toccato all'harira, una zuppa tradizionale marocchina per il tempo del Ramadan.
La mia versione è quella di Ottolenghi, una  nuova ma bruciante passione.
Come tutte le zuppe è molto semplice da preparare.
Serviranno:                       
200gr di ceci secchi (io ho usato una scatola di ceci lessati, bio)
olio d'oliva
1 grossa cipolla, ridotta a dadini
200 gr di polpa di agnello, ridotta a dadini
2 cucchiai di concentrato di pomodoro
1 cucchiaio di zucchero
1 scatola di pomodori a dadini
1 litro di brodo vegetale
succo di un limone
1 cucchiaino di cumino in polvere
1 cucchiaino di zenzero in polvere
un pizzico di pistilli di zafferano
200 gr di spinaci novelli, lavati
coriandolo tritato (io non l'avevo)
fettine di limone per servire
sale e pepe 
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Considerando di avere i ceci già lessati procedere così:
far soffriggere in una casseruola la cipolla in poco olio d'oliva fino a quando diventa trasparente.
Aggiungere, a fiamma vivace, l'agnello e rosolare per pochi minuti. Successivamente aggiungere il concentrato e lo zucchero. Mescolare bene. Dopo un paio di minuti aggiungere anche i pomodori tritati, i ceci scolati, il brodo, sale e pepe.
Far prendere bollore alla zuppa, abbassare la fiamma e lasciar sobbollire per circa 35 minuti o fino a quando la carne non sarà tenera.
Aggiungere il limone e profumare con le spezie. Aggiustare di sale e pepe.
Appena prima di servire guarnire ogni ciotola con una manciata di spinacini crudi, spezzettati grossolanamente, il coriandolo tritato e una fettina di limone.
Si fidanza (sposarsi mica usa più) facilmente con il pane carasau. Magari in Marocco non lo conoscono, ma noi lo abbiamo e ci piace molto.

La mia ricetta non menzionava piccantume di alcun tipo (lo zenzero è aromatico) ma secondo me cps (ci può stare).
E' buona, ottima, anche nella versione avanzo.
(PoveraPazza)

Ma forse dovrei postare un dolce, ogni tanto? Il dolce piace..