Acate
| Acate comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Libero consorzio comunale | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Giovanni Francesco Fidone (MpA) dal 29-5-2023 |
| Data di istituzione | 29 gennaio 1478 |
| Territorio | |
| Coordinate | 37°01′31.03″N 14°29′32.87″E |
| Altitudine | 199 m s.l.m. |
| Superficie | 102,47[1] km² |
| Abitanti | 10 678[2] (28-2-2026) |
| Densità | 104,21 ab./km² |
| Frazioni | Marina di Acate |
| Comuni confinanti | Caltagirone (CT), Gela (CL), Mazzarrone (CT), Vittoria |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 97011 |
| Prefisso | 0932 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 088001 |
| Cod. catastale | A014 |
| Targa | RG |
| Cl. sismica | zona 2 (sismicità media)[3] |
| Cl. climatica | zona C, 1 006 GG[4] |
| Nome abitanti | acatesi |
| Patrono | san Biagio |
| Giorno festivo | 3 febbraio |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Acate (/aˈkate/[5]; fino al 1938: Biscari) è un comune italiano di 10 678 abitanti[2] del libero consorzio comunale di Ragusa, in Sicilia.
Geografia fisica
[modifica | modifica wikitesto]Territorio
[modifica | modifica wikitesto]Acàte si trova sul bordo della piana di Vittoria che si affaccia dalla sponda sinistra del fiume Dirillo a 34 chilometri da Ragusa, a un'altezza di 199 m s.l.m.. È il comune più occidentale della provincia.
La cittadina possiede un impianto urbanistico a vie ortogonali. A 13 km dal paese sorge la frazione marinara Marina di Acate, chiamata dagli abitanti "Macconi" e compresa tra la foce del Dirillo e Scoglitti
Clima
[modifica | modifica wikitesto]- Classificazione climatica: zona C, 1006 GG[6].
Origini del nome
[modifica | modifica wikitesto]In lingua siciliana il nome di Acate è Vìschiri e gli abitanti sono detti Viscaràni. Fino al 1938 il nome del comune era infatti "Biscari"[7], di origine non ricostruibile, che fu registrato nel 1299 con la concessione come feudo da Carlo II d'Angiò a Gualtiero Pantaleone. Il cambio di nome fu proposto dallo studioso locale Carlo Addario. Il nome odierno[8] si riferisce all'antico nome del vicino fiume Dirillo, denominato dai romani Acates amnis, e dai greci Acathes. Il nome del fiume è legato ai ritrovamenti di pietre d'agata nel suo corso superiore, come testimoniano Plinio il Vecchio[9] e, ancor prima, Teofrasto. L'etimologia di Dirillo potrebbe anche provenire dal toponimo Acrilla[10] che, trasformandosi, lasciò il suo nome alla valle del Dirillo[11].
Un'altra ipotesi si basa sul fatto che il nome attuale fosse l'antica denominazione di quest'insediamento, provenendo proprio dal personaggio virgiliano dell'Eneide, Acate[12], che l'autore fa passare da queste parti e si immagina fu sepolto, per l'appunto, nei pressi delle rive del suddetto fiume (ipotesi non sostenibile, giacché il personaggio dell'Eneide non muore in Sicilia, ma è presente con Enea all'arrivo dei Troiani nel Lazio).
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Le origini e la frequentazione del territorio dalla preistoria all'età romana
[modifica | modifica wikitesto]Le testimonianze più antiche della presenza umana nel territorio dell'odierna Acate risalgono all'età del bronzo antico. Le indagini archeologiche condotte nella località di Poggio Biddini, situata lungo la valle del Dirillo, hanno portato alla luce un esteso villaggio appartenente alla cultura di Castelluccio, databile tra il XXIII e il XVIII secolo a.C., costituito da numerose capanne a pianta circolare e subcircolare, strutture produttive e aree funerarie. Il sito rappresenta uno dei più importanti insediamenti protostorici dell'altopiano ibleo e ha restituito evidenze di pratiche funerarie particolarmente significative, tra cui deposizioni rituali che testimoniano aspetti ancora poco noti delle comunità dell'Antico Bronzo siciliano.[13][14]
Le ricognizioni archeologiche effettuate nel territorio comunale hanno inoltre documentato una sostanziale continuità di frequentazione durante tutta la protostoria e l'età storica. Oltre ai materiali attribuibili alle popolazioni dei Siculi, sono stati rinvenuti reperti riferibili all'età greca, romana, bizantina e medievale, confermando l'importanza strategica dell'area quale naturale collegamento tra la costa meridionale della Sicilia e l'entroterra ibleo.[15]
Durante l'età greca il territorio ricadde nell'orbita della colonia dorica di Kamarina, fondata nel 598 a.C. dai Siracusani e rifondata nel 461 a.C. da Gela. La fertilità della valle del Dirillo e la presenza di importanti vie naturali di comunicazione favorirono la nascita di insediamenti rurali destinati allo sfruttamento agricolo del territorio e al controllo dei collegamenti verso l'interno della Sicilia.[16]
Una parte della storiografia ha proposto di identificare nel territorio di Acate l'antica Bidis (o Bidi), ricordata da Plinio il Vecchio e da altre fonti classiche come centro della Sicilia sud-orientale. Tale identificazione, avanzata sulla base di considerazioni topografiche e dei ritrovamenti archeologici della valle del Dirillo, non ha tuttavia trovato un consenso unanime e continua a essere oggetto di dibattito scientifico.[17]
In età romana il territorio mantenne una prevalente vocazione agricola. La valle del Dirillo costituiva infatti una delle principali aree cerealicole della Sicilia sud-orientale, inserita nella rete viaria che collegava Kamarina, Gela, Akragas e Siracusa. Numerosi frammenti ceramici, resti di fattorie e strutture produttive testimoniano la diffusione di aziende agricole (villae rusticae) dedite alla coltivazione dei cereali, della vite e dell'olivo, attività che continuarono anche durante la successiva dominazione bizantina.[18]
Dal casale medievale di Odogrillo alla rifondazione di Biscari (XI-XV secolo)
[modifica | modifica wikitesto]Tra l'XI e il XIII secolo il territorio dell'odierna Acate era caratterizzato dalla presenza di piccoli insediamenti rurali sorti lungo la valle del Dirillo, favoriti dalla fertilità dei terreni e dalla posizione strategica lungo le direttrici che collegavano la costa meridionale della Sicilia con l'altopiano ibleo. Dopo la conquista normanna dell'isola (1061-1091), l'area fu progressivamente inserita nel nuovo ordinamento feudale del Regno di Sicilia, mantenendo tuttavia una vocazione prevalentemente agricola.[19][20]
Il più antico nucleo abitato storicamente documentato è il casale di Odogrillo, situato presso l'attuale contrada Casale, sulla sponda del Dirillo. La sua origine viene generalmente fatta risalire all'età islamica (IX-XI secolo), benché manchino fonti che consentano di determinarne con precisione la data di fondazione. La prima attestazione documentaria risale al 1278, mentre un successivo documento del 1283 ne conferma l'esistenza quale insediamento stabilmente organizzato.[21][22] Le indagini archeologiche e topografiche hanno inoltre consentito di individuare i resti dell'antico abitato nella muraglia oggi nota con il nome di u Casali, attribuita alle fortificazioni del casale medievale.
In passato Odogrillo venne frequentemente identificato con l'antica Biscari. Tale interpretazione è stata successivamente rivista grazie agli studi dello storico Gianni Morando, che ha distinto i due siti, dimostrando come il casale di Odogrillo sorgesse sulla riva opposta del Dirillo rispetto al successivo abitato di Biscari.[23]
Nel corso del XIII secolo il territorio appartenne dapprima alla Camera reginale, cioè al patrimonio destinato al sostentamento delle regine di Sicilia, per poi essere progressivamente infeudato. Dopo il Vespro siciliano (1282) entrò nell'orbita dei Chiaramonte, una delle più potenti famiglie feudali dell'isola, e fu successivamente compreso nella vasta Contea di Modica, che tra XIV e XV secolo costituì uno dei maggiori stati feudali del Mediterraneo.[24][25]
Tra la fine del XIV e la seconda metà del XV secolo il feudo passò attraverso diversi proprietari, tra i quali i Lamia, i Serra e infine la famiglia Castello (o Lo Castello), destinata a imprimere una svolta decisiva alla storia dell'insediamento.[26]
Il 29 gennaio 1478 il barone Guglielmo Raimondo Castello ottenne dalla Corona aragonese la licentia populandi, privilegio che comprendeva il privilegium ædificandi, ossia l'autorizzazione a edificare e popolare un nuovo centro abitato nel feudo di Biscari.[27][28] Più che una vera fondazione, la storiografia contemporanea interpreta tale provvedimento come una rifondazione: il territorio risultava infatti abitato già da diversi secoli, ma il privilegio regio consentì la concentrazione della popolazione in un nuovo centro fortificato, dotato di funzioni amministrative, difensive ed economiche.
Pochi anni dopo, nel 1494, lo stesso Guglielmo Raimondo Castello avviò la costruzione del castello baronale, destinato a costituire il fulcro del nuovo abitato. L'edificio, probabilmente sorto sopra una precedente struttura difensiva medievale, determinò il definitivo trasferimento del baricentro insediativo e favorì la crescita del borgo, che nei decenni successivi si sviluppò secondo un impianto urbanistico regolare attorno alla fortezza e alla futura chiesa madre.[29]
Nella seconda metà del XVI secolo il geografo e storico Tommaso Fazello, nella sua monumentale De Rebus Siculis Decades Duæ, descrisse Biscari come un oppidum fortificato di modeste dimensioni ma in costante sviluppo, favorito dalla fertilità del territorio e dalla posizione lungo le principali vie commerciali tra Gela, Caltagirone, Comiso e Ragusa.[30]
Il Principato di Biscari e la ricostruzione dopo il terremoto del 1693 (XVII-XVIII secolo)
[modifica | modifica wikitesto]Il definitivo consolidamento di Biscari ebbe luogo nel XVII secolo sotto la signoria della famiglia Paternò Castello, uno dei più influenti casati dell'aristocrazia siciliana. In seguito all'estinzione del ramo maschile della famiglia Castello, il feudo passò infatti agli eredi Paternò per successione dinastica, dando origine al ramo dei Paternò Castello di Biscari.[31]
La svolta istituzionale si ebbe il 21 giugno 1633, quando il re Filippo IV di Spagna, con privilegio successivamente esecutoriato il 26 agosto dello stesso anno, elevò la baronia di Biscari a Principato, conferendo ad Agatino Paternò Castello (1594-1675) il titolo di primo principe di Biscari. Contestualmente il sovrano gli riconobbe il trattamento di regio consanguineo, distinzione riservata ai membri della più alta aristocrazia del Regno di Sicilia.[32][33] La promozione del feudo a principato rappresentò il riconoscimento dell'importanza economica e strategica raggiunta da Biscari nel Val di Noto, inserendola tra i principali domini feudali della Sicilia sud-orientale.
Sotto il governo di Agatino Paternò Castello il centro conobbe una significativa fase di sviluppo urbanistico. Il principe promosse il trasferimento dell'abitato in una posizione più elevata e salubre, meno esposta ai ristagni d'acqua della valle del Dirillo, predisponendo un impianto urbano a maglie regolari che costituì la base dell'assetto del moderno centro storico.[34]
Alla medesima stagione edilizia risalgono importanti interventi promossi dalla famiglia principesca, tra cui l'ampliamento del castello, destinato a divenire la residenza feudale e il principale centro amministrativo del principato, nonché la costruzione o il rifacimento di numerosi edifici religiosi. Ad Agatino sono tradizionalmente attribuite la fondazione dell'Abbazia di San Giuseppe (oggi chiesa di San Vincenzo Martire), la ricostruzione della chiesa madre dedicata a San Nicolò e la promozione della chiesa del Carmine, opere che contribuirono a definire il nuovo assetto monumentale della cittadina.
L'economia del principato si fondava prevalentemente sull'agricoltura e sull'allevamento. La fertilità della valle del Dirillo, favorita dall'abbondanza delle risorse idriche, consentiva un'intensa produzione cerealicola cui si affiancavano la coltivazione dell'orzo, della vite, dell'olivo, della canapa e, in misura più limitata, del riso, coltura allora ancora praticata nelle aree umide della Sicilia sud-orientale. Lo sviluppo delle attività agricole favorì la crescita demografica del centro e l'espansione dei commerci con i principali scali del Canale di Sicilia.
Il 9 e l'11 gennaio 1693 Biscari fu colpita dal catastrofico terremoto del Val di Noto, uno dei più violenti eventi sismici della storia italiana, con una magnitudo stimata di circa 7,4. Pur trovandosi ai margini dell'area di massima distruzione, il principato subì gravi danni: numerosi edifici civili e religiosi crollarono o riportarono lesioni irreparabili e circa duecento abitanti persero la vita.[35]
La ricostruzione, avviata già negli ultimi anni del XVII secolo e proseguita per buona parte del Settecento sotto i principi Vincenzo Paternò Castello e Ignazio Paternò Castello, interessò l'intero abitato. Furono restaurati il castello, la chiesa madre e gli edifici conventuali, mentre nuove strade e piazze conferirono al centro un impianto urbanistico più razionale, conforme ai criteri della ricostruzione barocca della Sicilia orientale successiva al terremoto.
Nel corso del XVIII secolo Biscari raggiunse il momento di massimo splendore della sua storia feudale. La famiglia Paternò Castello esercitò un ruolo di primo piano nella vita politica e culturale del Regno di Sicilia; particolarmente celebre fu il principe Ignazio Paternò Castello , antiquario, mecenate e fondatore dell'Accademia degli Etnei, promotore di importanti campagne di scavo archeologico e della costituzione del celebre Museo Biscari di Catania, una delle più significative raccolte antiquarie dell'Europa settecentesca.
Dall'abolizione del feudalesimo all'età contemporanea (XIX-XXI secolo)
[modifica | modifica wikitesto]La storia moderna di Biscari fu profondamente influenzata dalle riforme istituzionali introdotte nel Regno di Sicilia agli inizi del XIX secolo. La promulgazione della Costituzione siciliana del 1812, approvata dal Parlamento siciliano il 19 luglio 1812 durante il regno di Ferdinando III di Sicilia, determinò l'abolizione de facto del sistema feudale nell'isola e pose termine ai privilegi giurisdizionali dei feudatari, trasformando radicalmente l'organizzazione amministrativa dei centri siciliani.[36][37]
Con l'entrata in vigore della nuova legislazione, il Principato di Biscari perse progressivamente le proprie prerogative feudali e il centro abitato assunse definitivamente la configurazione di comune amministrativo. I principi Paternò Castello conservarono il titolo nobiliare e gran parte del patrimonio fondiario, ma cessarono di esercitare le antiche funzioni di governo sul territorio, che passarono agli organi dello Stato borbonico.[38]
Durante il XIX secolo l'economia locale continuò a fondarsi prevalentemente sull'agricoltura estensiva. La coltivazione del grano duro, dell'orzo, della vite e dell'olivo costituiva la principale risorsa economica del territorio, cui si affiancavano l'allevamento e, nelle aree prossime al Dirillo, la produzione ortofrutticola favorita dall'abbondanza delle risorse idriche. Parallelamente si svilupparono numerosi bagli e masserie fortificate, destinate all'amministrazione dei vasti latifondi che caratterizzavano il paesaggio agrario della Sicilia sud-orientale.[39]
Dopo la Spedizione dei Mille del 1860 e il plebiscito del 21 ottobre dello stesso anno, Biscari entrò a far parte il 17 dicembre successivo del Regno di Sardegna, che il 17 marzo 1861 sarebbe diventato il Regno d’Italia. L'unificazione nazionale comportò una progressiva riorganizzazione delle istituzioni civili e giudiziarie, l'introduzione dell'ordinamento comunale unitario e il rafforzamento delle infrastrutture di collegamento con i principali centri della provincia di Siracusa e, dal 2 gennaio 1927, della nuova provincia di Ragusa.[40]
Tra la fine del XIX e i primi decenni del Novecento il centro conobbe un moderato incremento demografico e una graduale espansione edilizia oltre il nucleo storico sviluppatosi attorno al castello principesco. Nello stesso periodo vennero realizzati nuovi edifici pubblici, migliorati i collegamenti viari con Vittoria, Comiso, Caltagirone e Gela e potenziate le attività commerciali connesse alla produzione agricola del territorio.[41]
Una svolta significativa nella storia cittadina si ebbe con il cambiamento della denominazione comunale. Con deliberazione del Rettorato provinciale di Ragusa del 23 ottobre 1937 fu espresso parere favorevole alla proposta avanzata dallo studioso locale Carlo Addario di sostituire l'antico nome Biscari con quello di Acate, ritenuto maggiormente rappresentativo delle origini classiche del territorio e dell'antico nome del Dirillo, ricordato dalle fonti greche e latine come Acates.[42]
Il mutamento divenne ufficiale con il Regio Decreto n. 806 del 17 maggio 1938, mediante il quale il comune di Biscari assunse definitivamente la denominazione di Acate.[43]
Nel corso della campagna di Sicilia, successiva allo sbarco alleato del 10 luglio 1943, il territorio comunale fu teatro di violenti combattimenti tra le truppe dell'7ª Armata statunitense e i reparti italo-tedeschi schierati a difesa della piana di Gela. Tra il 14 e il 16 luglio, nelle campagne circostanti il centro abitato, ebbe luogo il massacro di Biscari, nel quale militari della 45ª Divisione di fanteria statunitense uccisero sommariamente numerosi prigionieri di guerra italiani e tedeschi dopo la loro resa, tra i quali figurava Carl Ludwig Hermann Long, atleta partecipante ai Giochi della XI Olimpiade, tenutisi nel 1936, e amico di Jesse Owens. L'episodio, oggetto di un'inchiesta dell'esercito degli Stati Uniti e di successivi procedimenti dinanzi alla giustizia militare americana, è oggi considerato uno dei più gravi crimini di guerra commessi dalle forze alleate durante la campagna di Sicilia.[44]
Nel secondo dopoguerra Acate ha conosciuto una profonda trasformazione economica. Alla tradizionale cerealicoltura si sono progressivamente affiancate l'agrumicoltura specializzata, la viticoltura e soprattutto la serricoltura intensiva, che hanno reso il territorio uno dei principali poli ortofrutticoli della Sicilia sud-orientale. L'introduzione delle coltivazioni in serra, avviata negli anni Sessanta del Novecento, ha modificato profondamente il paesaggio agrario e favorito lo sviluppo dell'economia locale, orientata verso i mercati nazionali ed europei.[45]
Nel XXI secolo Acate mantiene il proprio ruolo di centro agricolo di primaria importanza nel comprensorio ibleo, distinguendosi per la produzione di ortaggi, uva da tavola e vini di qualità. Parallelamente è cresciuta l'attenzione verso la valorizzazione del patrimonio storico e archeologico locale, rappresentato dal castello dei Principi di Biscari, dal centro storico, dal villaggio protostorico di Poggio Biddini e dagli ecosistemi costieri della frazione di Marina di Acate, inseriti nel sistema ambientale della foce del Dirillo.[46]
Simboli
[modifica | modifica wikitesto]- Stemma

Lo stemma è costituito da un'aquila al naturale, con le ali spiegate, sormontata dalla corona muraria di Comune. Lo scudo è sormontato dalla corona di Comune ed è circondato da un ramo di alloro e uno di quercia incrociati e legati da un nastro tricolore. Nella versione utilizzata dal comune, la corona di Comune è assente, l'aquila è resa d'argento e vi è un capo araldicamente improprio riportante la denominazione istituzionale Comune di Acate.
- Gonfalone

Il gonfalone è un drappo partito di azzurro e di bianco, recante lo stemma cittadino, senza lo scudo, e la denominazione istituzionale Comune di Acate.[47] Nella versione utilizzata dal comune, l'aquila, la corona e la denominazione istituzionale sono tinte d'oro.
Monumenti e luoghi d'interesse
[modifica | modifica wikitesto]Architetture religiose
[modifica | modifica wikitesto]Chiesa madre di San Nicola di Bari
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Fu distrutta e ricostruita in seguito ai due terremoti del 1693 e 1846. Ha solo resti dell'edificio originario, tra cui gli archi della volta del coro, parte dell'abside e del transetto.
Chiesa di San Vincenzo
[modifica | modifica wikitesto]Annessa al castello, le sue navate sono ricche di stucchi; conserva il corpo santo di san Vincenzo, protettore della città, e un organo di squisita fattura.

Convento dei frati cappuccini
[modifica | modifica wikitesto]Fu costruito nel 1737 dal principe Vincenzo Paternò, uomo molto religioso. L'opera fu molto apprezzata dai fedeli, ma durò appena cinquant'anni; a causa della soppressione degli enti religiosi il convento fu abbandonato e rimase disabitato fino al 1997, data in cui è stato restaurato e adibito a sede della biblioteca comunale. Al suo interno si trova la chiesa dei frati minori cappuccini.
Istituto delle suore del Sacro Cuore
[modifica | modifica wikitesto]Inizialmente chiamato "Collegio di Maria" ed eretto sulla chiesa di Sant'Agata, l'istituto andò in rovina a causa del terremoto del 1693. Fu ricostruito e completato nel 1739, sotto il principato di Vincenzo Paternò Castello. L'istituto si prefiggeva l'assistenza, l'educazione e la formazione religiosa, culturale e artigianale (scuola del ricamo) delle fanciulle, figlie dei vassalli. Di recente, l'edificio, che comprende anche un'aggiunta di nuova costruzione, è stato lasciato dalle suore ed è stato ceduto a dei privati: la chiesetta, comunque, continua a essere usata per scopi religiosi.
Architetture civili
[modifica | modifica wikitesto]Castello dei principi di Biscari
[modifica | modifica wikitesto]La costruzione del castello di Acate, voluta da Guglielmo Raimondo Lo Castello, ebbe inizio nel 1494. Il castello sorse sul bordo del lato sud della valle del fiume Dirillo. Ha subito nei successivi tre secoli varie modifiche e ampliamenti, che ne hanno mutato la fisionomia. Il suo prospetto principale oggi si affaccia su piazza Libertà. Nella seconda metà del ventesimo secolo subì l'abbandono quasi totale, ma è stato successivamente acquistato dal comune e restaurato, per cui oggi si presenta in tutto il suo splendore originario.
Società
[modifica | modifica wikitesto]Evoluzione demografica
[modifica | modifica wikitesto]Abitanti censiti[48]

Etnie e minoranze straniere
[modifica | modifica wikitesto]Al 31 dicembre 2023, gli stranieri residenti nel comune di Acate in totale sono 2 984,[49] pari al 28,7% della popolazione. Le comunità straniere maggiormente rappresentate sono:
Lingue e dialetti
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Oltre alla lingua ufficiale italiana, ad Acate si parla la lingua siciliana nella sua variante metafonetica sud-orientale. La ricchezza di influenze del siciliano, appartenente alla famiglia delle lingue romanze e classificato nel gruppo meridionale estremo, deriva dalla posizione geografica dell'isola, la cui centralità nel mar Mediterraneo ne ha fatto terra di conquista di numerosi popoli gravitanti nell'area mediterranea.
Tradizioni e folclore
[modifica | modifica wikitesto]Festa di San Giuseppe (u Patriarca)
[modifica | modifica wikitesto]La festa di San Giuseppe (19 marzo), che in Italia coincide la festa del papà, assume particolare importanza ad Acate. Alcune famiglie che sono grate al santo o che sperano nella sua intercessione preparano un "Pranzo Sacro", disposto su un altare ricoperto da lenzuola bianche ricamate. Questo altare è chiamato u patriarca, nome che in dialetto acatese indica anche il santo e la festa stessa a lui dedicata. Ogni Pranzo Sacro viene offerto ad una Sacra Famiglia, impersonata da tre bisognosi del comune.
Festa di San Vincenzo
[modifica | modifica wikitesto]La festa di San Vincenzo, che dura quattro giorni fino alla terza domenica dopo la festa di Pasqua, continua un'antica tradizione cominciata nel 1722. In passato rivestiva un ruolo centrale nella festa il Palio di San Vincenzo, in siciliano a cursa di San Vicenzu (pronuncia acatese IPA: /aˈkur.saˈɾi.saɱ.mɪˈt͡ʃjɛn.t͡sʊ/), una competizione equestre che si svolgeva in corso Indipendenza. Il palio non si svolge più ad Acate dal 2008 per motivi di ordine pubblico. A completare l'aspetto folcloristico della festa la presenza di sbandieratori, gruppi siciliani e il corteo storico, formato da giovani in abiti del Settecento.
Geografia antropica
[modifica | modifica wikitesto]Frazioni
[modifica | modifica wikitesto]Al 15º censimento generale della popolazione e delle abitazioni dell'ISTAT (2011), il territorio di Acate risulta così suddiviso[50]:
| Nome | Tipologia | Abitanti | Altitudine | Coordinate |
|---|---|---|---|---|
| Acate | centro abitato / capoluogo comunale | 7 919 | 199 | 37°01′30.95″N 14°29′32.83″E |
| Marina di Acate | centro abitato | 0[51] | 15 | 36°59′05.54″N 14°21′34.33″E |
| Villaggio Odissea | nucleo abitato | 84 | 195 | 37°00′51.68″N 14°29′50.1″E |
| - | Case sparse | 1 571 | - | - |
| totale | 2 centri abitati + 1 nucleo abitato | 9 574 | 0/268 |
Economia
[modifica | modifica wikitesto]L'economia è prevalentemente agricola e consiste in gran parte di uliveti, vigneti, agrumeti, prodotti stagionali e prodotti di serricoltura. In particolare, la zona più vicina alla costa ospita serre specializzate in primizie. Il territorio di Acate rientra nei terreni di produzione:
- dell'uva da tavola I.G.P. Uva da tavola di Mazzarrone;
- del vino D.O.C.G. Cerasuolo di Vittoria;
- dell'olio d'oliva D.O.P. Monti Iblei, sottozona Valle dell'Irminio.
Amministrazione
[modifica | modifica wikitesto]Di seguito, è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune dal 15 dicembre 1986 ad oggi.
| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 15 dicembre 1986 | 23 luglio 1990 | Francesco Raffo | Democrazia Cristiana | Sindaco | [52] |
| 23 luglio 1990 | 13 novembre 1991 | Francesco Raffo | Democrazia Cristiana | Sindaco | [52] |
| 13 novembre 1991 | 26 novembre 1993 | Giovanni Mario Caruso | Democrazia Cristiana | Sindaco | [52] |
| 15 febbraio 1994 | 25 maggio 1998 | Gaetano Giovanni Masaracchio | – | Sindaco | [52] |
| 1º giugno 1998 | 27 maggio 2003 | Maria Ignazia Battaglia | L'Ulivo | Sindaco | [52] |
| 30 maggio 2003 | 17 giugno 2008 | Giovanni Mario Caruso | Casa delle Libertà | Sindaco | [52] |
| 17 giugno 2008 | 14 giugno 2013 | Giovanni Mario Caruso | lista civica | Sindaco | [52] |
| 15 giugno 2013 | 13 giugno 2018 | Francesco Raffo | – | Sindaco | [52] |
| 13 giugno 2018 | 29 maggio 2023 | Giovanni Di Natale | lista civica | Sindaco | [52] |
| 29 maggio 2023 | in carica | Gianfranco Fidone | lista civica di centro-destra | Sindaco | [52] |
Gemellaggi
[modifica | modifica wikitesto]Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Dati Istat 2011, su istat.it. URL consultato il 6 luglio 2015.
- 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
- ↑ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
- ↑ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
- ↑ Luciano Canepari, Acate, in Il DiPI: dizionario di pronuncia italiana, Bologna, Zanichelli, 1999, ISBN 88-08-09344-1.
- ↑ Dati Confedilizia - Sicilia, su confedilizia.it. URL consultato il 7 luglio 2015 (archiviato dall'url originale il 21 ottobre 2002).
- ↑ In data 23 ottobre 1937, con deliberazione n. 54, il Rettorato Provinciale di Ragusa esprimeva parere favorevole al cambiamento; il decreto regio definitivo (R.D. 17 maggio 1938, n. 806), pubblicato in "Leggi e Decreti del Regno d'Italia dal 1851", alla pagina 2456, veniva promulgato il 17 maggio 1938 col n. 806 l'autorizzazione al Comune di Biscari, in provincia di Ragusa, a modificare la propria denominazione in "Acate".
- ↑ G. Coria, Viaggio negli Iblei, Provincia Regionale di Ragusa, Avola 1997, p. 33.
- ↑ Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XXXVII, 54 (traduzione in inglese) dal Perseus Project.
- ↑ Acrilla fu un insediamento greco antico situato circa 15 km a monte lungo il corso del fiume.
- ↑ Si è creduto per molto tempo che "Odogrillo" fosse l'antica Biscari. Si deve allo storico Gianni Morando l'individuazione esatta del sito di Odogrillo che si trovava sulla riva opposta del fiume Dirillo rispetto al centro abitato di Biscari.
- ↑ Più volte citato nell'Eneide di Virgilio sin dal primo libro, viene indicato come uno dei fedelissimi di Enea, sempre al suo fianco in tutte le sue peripezie, ed è il capitano di una delle navi con cui Enea e i suoi lasciano Troia. Enea è tanto sicuro della fedeltà di Acate da arrivare ad affidargli le proprie armi.
- ↑ Giovanni Di Stefano, Il villaggio castellucciano di Poggio Biddini, in Kokalos, XXII-XXIII, 1976-1977.
- ↑ Insediamenti e necropoli dell'Antico Bronzo dell'area iblea e Malta: contatti e influenze?, Regione Siciliana.
- ↑ Giovanni Di Stefano, Archeologia della provincia di Ragusa, Regione Siciliana.
- ↑ Paolo Orsi, Camarina e il suo territorio, Accademia dei Lincei.
- ↑ Vito Maria Amico, Lexicon Topographicum Siculum, Panormi.
- ↑ Giovanni Uggeri, La viabilità romana della Sicilia, Edizioni dell'Ateneo.
- ↑ Henri Bresc, Un monde méditerranéen. Économie et société en Sicile (1300-1450), Roma, École française de Rome, 1986.
- ↑ Salvatore Tramontana, Il Regno di Sicilia. Uomo e natura dall'XI al XIII secolo, Torino, Einaudi, 1999.
- ↑ Gianni Morando, Acate e il suo territorio, Pro Loco Acate.
- ↑ Giuseppe Carini e Giuseppe Silvestri, I diplomi della Cancelleria angioina di Sicilia, Palermo.
- ↑ Gianni Morando, Acate e il suo territorio, Pro Loco Acate.
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- ↑ Joseph S. Salemi, The Biscari Massacre and the Allied Campaign in Sicily, 1943, Palgrave Macmillan.
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- ↑ Regione Siciliana, Piano paesaggistico degli ambiti 15, 16 e 17 ricadenti nella provincia di Ragusa, Assessorato dei beni culturali e dell'identità siciliana.
- ↑ Comune di Acate, Statuto (PDF), art. 14.
- ↑ Dati tratti da:
- Popolazione residente dei comuni. Censimenti dal 1861 al 1991 (PDF), su ebiblio.istat.it, ISTAT.
- Popolazione residente per territorio – serie storica, su esploradati.censimentopopolazione.istat.it.
Nota bene: il dato del 2021 si riferisce al dato del censimento permanente al 31 dicembre di quell'anno.
- ↑ Dati demografici ISTAT.
- ↑ Acate - linkedopendata, su datiopen.istat.it. URL consultato il 7 luglio 2015 (archiviato dall'url originale il 7 luglio 2015).
- ↑ Classificato come "centro temporaneo", ovvero «luoghi di convegno turistico, gruppi di villini, alberghi e simili destinati alla villeggiatura, abitati stagionalmente che nel periodo dell'attività stagionale presentano i requisiti del centro abitato»; cfr. Centro Temporaneo . linkedopendata, su datiopen.istat.it. URL consultato il 7 luglio 2015 (archiviato dall'url originale il 7 luglio 2015).
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 https://amministratori.interno.it/
Voci correlate
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito ufficiale, su comune.acate.rg.it.
- Àcate (Ragusa), su sapere.it, De Agostini.
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