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Martone

Coordinate: 38°21′N 16°17′E
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Martone
comune
Martone – Stemma
Martone – Bandiera
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
RegioneImage Calabria
Città metropolitanaImage Reggio Calabria
Amministrazione
SindacoGiorgio Imperitura (lista civica) dall'8-6-2009 (3º mandato dal 27-5-2019)
Territorio
Coordinate38°21′N 16°17′E
Altitudine290 m s.l.m.
Superficie8,26[2] km²
Abitanti479[3] (28-2-2026)
Densità57,99 ab./km²
Comuni confinantiFabrizia (VV), Gioiosa Ionica, Grotteria, Nardodipace (VV), Roccella Ionica, San Giovanni di Gerace
Altre informazioni
Cod. postale89040
Prefisso0964
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT080047
Cod. catastaleE993
TargaRC
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)[4]
Cl. climaticazona C, 1 218 GG[5]
Nome abitantiMartonesi (Martunisi)
PatronoSan Giorgio Martire
Giorno festivo23 aprile e seconda Domenica di agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Martone
Martone
Martone – Mappa
Martone – Mappa
Posizione del comune di Martone all'interno della città metropolitana di Reggio Calabria
Sito istituzionale

Màrtone (Màrtuni in calabrese, Martine in greco-calabro) è un comune italiano di 479 abitanti[3] della città metropolitana di Reggio Calabria in Calabria.

Geografia fisica

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Il Comune di Martone si estende su una superficie di 826 ettari. Il borgo, di origine arroccata, sorge a un’altitudine di circa 290 metri sul livello del mare. L’abitato si sviluppa sul versante occidentale di una collina, delimitata a est dalla fiumara Gallizzi e a ovest dalla fiumara Levadìo, affluente del Torbido. Quest’ultima segna inoltre il confine naturale tra il territorio di Martone e i comuni di San Giovanni di Gerace e Grotteria.

L’aspetto morfologico del territorio si presenta piuttosto movimentato, con variazioni altimetriche comprese tra i 158 e i 1218 metri s.l.m.; esso riprende l’andamento generale del territorio calabrese, costituito prevalentemente da graniti e scisti biotitici, formatisi durante l’era paleozoica.

Alle quote inferiori, tra i 400 e i 500 metri, i graniti risultano ricoperti da rocce sedimentarie di diversa natura, soggette a fenomeni erosivi. Nel complesso, tuttavia, il territorio appare relativamente stabile, condizione dovuta soprattutto ai numerosi interventi di forestazione realizzati negli ultimi decenni.

Dal punto di vista orografico, il territorio di Martone è attraversato da un crinale secondario che, partendo dal Monte Camaldi (1173 m), si dirige verso il centro abitato, fungendo da spartiacque tra le fiumare Levadìo e Gallizzi. Questo particolare assetto territoriale, unito al clima mediterraneo, contribuisce a determinare le caratteristiche della vegetazione locale, composta da diverse formazioni boschive, tra cui lecceti, faggeti, castagneti e pinete.

Circa 800 ettari del territorio sono occupati da aree boschive, caratterizzate dalla presenza di castagni, faggi, lecci e numerose altre specie arboree tipiche della macchia mediterranea. Lungo gli alvei delle fiumare si concentravano tradizionalmente le zone più coltivate e produttive, poiché i terreni, di origine alluvionale e permeabili, risultano facili da lavorare durante tutto l’anno. In queste aree sono diffuse in particolare le coltivazioni di olivo, tra cui la cultivar “Grossa di Gerace”, comunemente detta “geracitana” o “geracese”.

Nelle aree collinari, invece, i terreni presentano una minore permeabilità e risultano pertanto meno adatti alle coltivazioni; per questo motivo sono prevalentemente occupati da boschi, che ospitano diverse specie arboree e contribuiscono a diversificare il paesaggio naturale del territorio.

Un’area particolarmente caratteristica è quella denominata “Pietre du monaceju”, la cui peculiarità è dovuta alla presenza di grandi massi rocciosi di origine e fattura insolite. Alcuni studiosi hanno ipotizzato un collegamento con i tumuli di Nardodipace, collocandone la possibile realizzazione nel periodo neolitico (V–III millennio a.C.). Si tratta di strutture rocciose con un’altezza media compresa tra 2,50 e 4 metri e con un diametro di circa 5 metri. È probabile che fenomeni di smottamento abbiano nel tempo modificato la pendenza del terreno e provocato lo slittamento dei blocchi, sia alla sommità sia alla base. Nel complesso, tali strutture sembrano configurarsi come opere di origine antropica, la cui datazione rimane tuttavia incerta.

Nel territorio di Martone è presente anche un'altra area di notevole interesse naturalistico ed escursionistico: il “Bosco del Principe”. Questa località, situata alle quote più elevate, è caratterizzata da un suggestivo bosco misto di faggi e abeti bianchi. Nella fascia altimetrica inferiore si estendono invece castagneti cedui, che hanno contribuito a rendere il centro di Martone noto in tutta la Locride e non solo. Il Bosco del Principe costituiva in passato un’antica tenuta padronale appartenente alla nobiltà locale.

Origini del nome

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Il nome di Martone è avvolto da un alone di mistero e le sue origini non sono certe. Nel corso del tempo si sono tramandate diverse ipotesi, spesso trasmesse oralmente di generazione in generazione e talvolta arricchite da nuove interpretazioni, come accade frequentemente nei piccoli centri di montagna.

Secondo una prima tradizione, il toponimo deriverebbe da una famiglia greca chiamata “Martis”, che avrebbe abitato o dominato la zona in epoca antica. Un'altra ipotesi collega invece il nome a Marte, dio romano della guerra: in questo caso Martone potrebbe essere sorto originariamente come accampamento militare romano durante la cosiddetta guerra sicula combattuta tra Augusto e Sesto Pompeo.

Una terza interpretazione fa risalire il nome del paese a un’antica famiglia della Normandia, giunta in Calabria nell’XI secolo al seguito del condottiero normanno Roberto il Guiscardo, protagonista della conquista normanna dell’Italia meridionale.

Nonostante le diverse teorie, l’origine del nome Martone rimane ancora oggi incerta, sospesa tra tradizione popolare e ipotesi storiche.

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Murale all'ingresso del comune di Martone

Martone sorge in un’area abitata fin dall’antichità, come attestano diversi ritrovamenti archeologici emersi nel corso del tempo. Tuttavia, lo sviluppo del centro abitato avvenne soprattutto durante il periodo delle incursioni saracene, quando l’entroterra della Calabria vide un significativo incremento demografico dovuto all’afflusso di popolazioni provenienti dalle zone costiere, alla ricerca di luoghi più sicuri.

Il santo patrono del paese è San Giorgio, la cui festa viene celebrata ogni anno durante il periodo estivo con la tradizionale festa dell’“antinna”, una delle ricorrenze più caratteristiche della comunità locale.

La data di fondazione del paese rimane incerta, ma viene generalmente collocata tra il VII e l’VIII secolo d.C. Diverse sono anche le ipotesi relative all’origine del nome. Nel XVI secolo, lo storico e vescovo Ottaviano Pasqua identificò Martone con l’antico villaggio di Santa Maria di Bucito, citato in numerosi documenti a partire dal XII secolo.

Secondo alcune ricostruzioni storiche, il piccolo centro sarebbe stato fondato da comunità monastiche di tradizione greco-bizantina, rifugiatesi in queste zone durante il periodo delle lotte iconoclaste dell’Impero bizantino. Tali monaci avrebbero diffuso nel territorio il culto della Madonna Assunta. A sostegno di questa ipotesi, nella parte bassa del paese — in località Batìa o Basìa — sono stati rinvenuti i ruderi di una piccola chiesa dedicata alla Vergine, distrutta dal Terremoto della Calabria del 1783.

Ulteriori testimonianze che potrebbero attestare la presenza di monaci basiliani nella zona sono il ritrovamento dei resti di un monastero basiliano, noto come monastero di Sant’Anania, in località Gujune, e una targa metallica con impugnatura (signum pacis) raffigurante Cristo risorto e la Vergine Maria. Nel rito bizantino tale oggetto veniva fatto baciare agli sposi al termine della cerimonia nuziale, come segno di pace e benedizione.

Le notizie su Martone diventano più documentate a partire dal XIII secolo, quando il centro entrò a far parte del contado di Grotteria. Il paese rimase feudo fino al 1806 e, nel corso dei secoli, con l’avvicendarsi dei diversi feudatari, passò dall’orbita amministrativa di Grotteria a quella di Roccella Ionica, seguendone di volta in volta le vicende politiche e territoriali.

Il terremoto del 1783 distrusse gran parte dell’antico abitato, che in seguito venne ricostruito e riorganizzato nella parte bassa del paese, dove ancora oggi si sviluppa il centro urbano. Caratteristico è l’impianto urbanistico, con numerose strade che confluiscono nella piazza principale, sulla quale si affaccia la Chiesa Madre. Da qui si sviluppa il corso principale, lungo il quale sorgono antichi palazzi, separati da stretti vicoli che creano scorci particolarmente suggestivi.

A Martone sopravvive ancora oggi l’antico culto di San Giorgio, che secondo alcune tradizioni risalirebbe almeno al XVI secolo. Al santo sarebbe stata dedicata una piccola chiesa, anch’essa distrutta dal terremoto del 1783.

Monumenti e luoghi d'interesse

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Architetture religiose

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Chiesa di Santa Maria Assunta
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Chiesa di Santa Maria Assunta
Nel luogo oggi chiamato "Basìa" o "Batìa" (zona bassa), sorgeva anticamente un monastero basiliano con una chiesa annessa dedicata all'Assunta; questa fu distrutta dal terribile terremoto del 1783, in seguito al quale il centro del paese fu spostato più in alto rispetto a prima, così come la Chiesa, ricostruita con le offerte dei fedeli. I terremoti del 1905 e 1908, tuttavia, la danneggiarono nuovamente. Infine, nel 1932, fu ricostruita e aperta al culto. La chiesa presenta una facciata esterna che rispecchia perfettamente la suddivisione interna. La parte centrale, corrispondente alla navata principale, è più alta e più ampia rispetto a quelle laterali ed è caratterizzata da un portale di legno, sormontato da una cornice a timpano fiancheggiato da due nicchie arcuate. Sopra il portale si apre una finestra, sempre arcuata, decorata da una vetrata policroma raffigurante Santa Maria Assunta. L'estremità superiore segue la forma a spiovente del tetto. Le due porte laterali della facciata, più basse e strette, corrispondenti alle navate secondarie, sono perfettamente simmetriche e presentano, in basso, un piccolo portale in legno sormontato da una finestra ovale; in alto terminano con il parapetto del loggiato. Sul lato destro della facciata, arretrata rispetto a questa, si erge la torre campanaria che presenta nella parte superiore finestre monofore, una su ogni lato. L'interno è suddiviso in tre navate da due file di colonne: nella navata destra si trova la cappella del Santissimo Salvatore, in quella sinistra la cappella dell'Immacolata. Sempre lungo le navate laterali sono posti gli altari dedicati alla Madonna di Pompei, al sacro cuore di Gesù, alla Madonna del Carmine e a San Francesco di Paola. L'abside di forma semicircolare è sovrastata da un catino affrescato con un'immagine raffigurante la Santissima Trinità. L'altare maggiore è di marmo con decorazioni policrome, al quale è stato aggiunto, recentemente, un ambone in marmo. Il tabernacolo è in argento sbalzato e figurato. Nella navata centrale si affaccia il pulpito di reminiscenza barocca, sorretto da una mensola a forma di conchiglia. Sul davanti, racchiusa in una cornice, si evidenzia la scritta "Verbum Dei". Il soffitto è decorato a cassettoni con stucchi e cornici in bianco ed or, così come la loggia del coro posta sopra l'ingresso principale. Tra i tesori della Chiesa Matrice sono da annoverare una grande pisside argentea proveniente da un convento dei Domenicani non meglio identificato (secolo XVII), e un calice cinquecentesco argenteo lavorato a filigrana. Inoltre, nella canonica, è conservata una pregevole croce astile in argento del XVII secolo che raffigura da un lato Gesù crocifisso e dall'altro la Madonna Immacolata.
Chiesa di San Giorgio Martire
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Chiesa di San Giorgio
Fin dal XVI secolo, la chiesa dedicata a San Giorgio sorge nella parte bassa del paese. Risulta, infatti, che essa fu affidata fino al 1580 al canonico Simone Gentile; nello stesso anno fu poi assegnata in beneficio alla chiesa parrocchiale di San Giovanni di Gerace, al rettore don Giovannello Pittari, e l'anno seguente fu ridata alla chiesa parrocchiale di Martone al rettore don Nicola Augurace. Il terremoto del 1783 distrusse anche questa chiesa che, tuttavia, tre anni dopo fu ricostruita. Oggi si può accedere alla chiesa tramite due porte: una principale e una secondaria. Il portale principale è in legno con formelle scolpite: quelle centrali rappresentano a sinistra San Giorgio a cavallo con a destra uno stemma nobiliare, quelle decentrate presentano decorazioni floreali. Il portale d'ingresso è fiancheggiato da lesene in stile ionico ed è sormontato da un timpano. L'edificio è sovrastato da un campanile con finestre a sesto acuto. L'interno è suddiviso in tre navate per mezzo di pilastri. L'altare maggiore è di marmo con disegni policromi; dietro di esso vi è una cappella opera di Raffaele Pata in cui si conserva la statua di legno di San Giorgio con accanto la principessa e il drago. Nelle navate laterali si ergono due altari: a destra quello dedicato a Sant'Antonio di Padova, mentre a sinistra a San Giacomo, che nei tempi era il protettore del paese. Nella chiesa sono custodite le reliquie del braccio di San Giorgio che vengono portate in processione. Recentemente gli altari sono stati ristrutturati, così come l'esterno e l'interno della chiesa. Una leggenda dice che molto tempo fa volevano cacciare la statua di San Giorgio dalla Chiesa, ma come provarono a prenderla si appesantì e dovette ritornare in Chiesa, segno che San Giorgio aveva scelto quella Chiesa come sua dimora.

Architetture civili

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Palazzo Vescovado
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Vescovado
Il vescovado sorge su un'ampia pianura di ulivi e domina la Vallata del torrente Levadìo, con vista degli abitanti di Martone e San Giovanni. Anticamente, il palazzo, era di proprietà del barone Macrì il quale, però, non vi risiedeva e successivamente passò alla famiglia Lucà. Attualmente non appartiene più alla famiglia Lucà, ma è di proprietà privata di gente emigrata, anche se a gestirla, solo dal punto di vista agricolo (ulivi, animali), rimangono gente del loco. Il nome "vescovado" proviene dal fatto che i vescovi di Gerace vi si recavano in estate, i quali cercavano di fuggire dal caldo afoso delle marine, per usufruire del clima temperato del paesello. La data di costruzione del palazzo non è ancora oggi nota, si può supporre tuttavia che esso risalga alla fine dell'VIII secolo, come fanno pensare la facciata principale e gli elementi architettonici che la caratterizzano (porte, finestre, balconi, ecc...). Dell'ampio giardino in cui si affacciava, oggi ne rimangono solo pochi elementi di arredo, compresa un'antica vasca circolare. La pianta della costruzione è a forma di "L" e si sviluppa a due piani: il piano terra (zona sud-est), ospitava un porticato che fungeva da soggiorno estivo con annesso un altro vano; la zona centrale era adibita a deposito di derrate alimentari; nella zona a Nord-Est, invece, si trovava un antico frantoio azionato da animali, con macina a tre pietre. Gli appartamenti veri e propri si trovavano al primo piano, dove ancora oggi si possono ammirare degli affreschi. I muri erano costruiti con pietre e malta ed intonacati con sabbia e calce. In alcune zone si può notare l'uso di mattoni e dei cosiddetti "carusi" o "caruselli", utilizzati per costruire i muri di tamponamento, tecnica costruttiva di particolare importanza nell'edilizia locale. Nei muri perimetrali si aprivano, a distanza di 80 cm, le buche pontaie (ancora visibili), utilizzate per sorreggere le impalcature di costruzione. nella facciata posteriore sono evidenti dei contrafforti che servivano ad irrobustire le pareti. Ad oggi, il palazzo, rimane di proprietà privata.
Casa del barone
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La casa del barone
In località "Piligori", sorge una villa di campagna appartenuta al barone Ilario Asciutti il quale vi risiedeva con la famiglia in estate mentre, in inverno, vi si recava saltuariamente per controllare il lavoro dei dipendenti. I contadini erano legati a lui tramite un contratto di mezzadria, in base al quale dovevano coltivare i terreni e dargli la metà del raccolto. Alla villa si accedeva da un viale lastricato lungo circa 100 metri, fiancheggiato da alberi sempre verdi (rubini) e siepi (bussolari), intervallate da colonne intonacate di grigio, ad ognuna delle quali era appesa una lanterna ad olio che servivano per illuminare il viale. Davanti alla casa vi era un grande portico, attrezzato con tre panchine di pietra ed alcune altalene. Durante le ore più calde della giornata, si poteva usufruire di un ampio pergolato sul lato Nord-Est della casa. La villa era a due piani, comunicanti tra di loro tramite una scalinata di forma semicircolare. Al piano terra vi era un ampio locale utilizzato come ricovero per i cavalli, mentre la stalla vera e propria si trovava nel retro della casa dove i cavalli venivano tenuti tutto il giorno. Sempre al piano terra vi era un deposito dell'olio, attrezzato con 4 giare di terracotta, molto capienti; In caso di rottura di una delle giare, per non fa perdere l olio, sotto il pavimento era murata un'altra grande giara, collegata alle altre 4 tramite un canale di scolo. Altri locali (catoj) servivano come deposito della legna e per l'allevamento da animali da cortile. Al piano superiore, o piano nobile, vi erano le stanze da letto, una stanza che fungeva da cucina e da stanza da pranzo, il soggiorno e la sala dove il barone riceveva i contadini e dava le feste. Sulle pareti di questa grande sala vi erano degli affreschi; uno di essi rappresentava un'altalena legata ai rami di un albero con sopra due innamorati seduti e due uccelli che li guardavano, mentre un uomo con arco stava per scoccare la freccia. Un'altra stanza era rivestita con pannelli di carta con disegni in stile orientale. Questo piano comunicava con il sottotetto tramite una scala molto ripida (ncasciata), dove c erano le stanze di servizio e un forno a legna. La casa non aveva acqua corrente, dunque il bucato veniva lavato con acqua e cenere e poi risciacquato nelle acque delle fiumare poiché, per motivi igienici, la baronessa non voleva che si utilizzasse il lavatoio pubblico. Oggi la villa è di proprietà privata, e solo una parte è rimasta illesa dagli agenti atmosferici.

Architetture militari

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Torre Mazzoni
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La torre Mazzoni (XVI secolo)
In località "Sujeria" o "Solleria", sono situati i resti della torre Mazzoni o Mazzone, che potrebbe risalire al XVI secolo e, molto probabilmente, faceva parte di un sistema altamente difensivo di torri o roccaforti di avvistamento, comunicanti con i vicini paesi di Grotteria e San Giovanni. Su di essa, durante il regno borbonico, venne installato un telegrafo ottico destinato a segnalazioni convenzionali a distanza. La struttura è di forma quadrangolare e, ad oggi, presenta un basamento scarpato provvisto di 4 contrafforti. Al piano terra, nella parte sinistra della parte di accesso, si nota ancora l'impostazione della volte a botte dei locali interni. La torre fu costruita con pietrame non sbozzato, con un unico vano a forma quadrata dove alloggiava il corpo di guardia insieme ai cavalli. In altezza era divisa orizzontalmente da soppalchi in legno collegati tra di loro da scale a pioli, anch'esse in legno. in passato, i paesi della "valle del Torbido", comunicavano tra di loro attraverso torri o baluardi: in caso di emergenza veniva acceso un falò sulla cima della torre; se però le condizioni climatiche non permettevano l'accensione del fuoco, i cavalieri si recavano nei paesi vicini per avvisare il popolo dell'imminente pericolo specificando, d'altronde, il numero degli invasori e le armi utilizzate.

Siti archeologici

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Località "La vigna" o "Cannavarè"
Nel 1954, a seguito dei lavori della strada di collegamento di Croceferrata in contrada "La vigna", venne riportata alla luce un'antica necropoli bizantina, non ancora sufficientemente studiata e rinvenuto un "titulus" con scritto di incerta grafia ed interpretazione. Nello stesso luogo, inoltre, sono stati ritrovati numerosi scheletri di cui uno alto 1.90 metri, tutti sistemati alla rinfusa in tombe rudimentali ricoperte da tegole di terracotta, molto simili a quelli che sono stati rinvenuti negli scavi di Locri. La segnalazione ufficiale viene dallo storico Emilio Barillaro nel 1962, che ascriveva tali tombe a sepolture di età tardo - romana.
Località San Nicola
In contrada San Nicola, nel 1973, durante i lavori di apertura di una strada interpoderale, è emersa una necropoli ascrivibile all'anno mille. Tra i reperti, emersero tre epigrafi greco-bizantine incise su piccole lastre di pietra mollis (morta) e di granatite, che sono entrate a far parte del Corpus delle iscrizioni bizantine dell'Italia Meridionale e della Sicilia. Le tre iscrizioni non sono state ancora interpretate, anche se si è d'accordo che il loro significato sia prettamente di natura religiosa (dati i segni e il luogo di rinvenimento).
Località Rina o Giaramidio
In questa zona sono state fatte delle importanti scoperte paleontologiche, ancora da studiare e da analizzare.
Località Sant'Anania
L'area di interesse architettonico e paesaggistico dei ruderi della chiesa di Sant'Anania, fu segnalata ufficialmente dallo storico Emilio Barillaro, al Dott. B. Berardi, soprintendente ai monumenti e alle Gallerie della Calabria nel 1957. Infatti si parlava appunto dei "ruderi di un oratorio basiliano con cella installata all'interno di un gigantesco stalagmite".

Aree naturali

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Pietra di Sant'Anania
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La pietra di Sant'Anania
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Alcuni dei dettagli fossili presenti nella Pietra di Sant'Anania
In località "Gujune" si trova la nota "pietra di Sant'Anania". Si tratta di un blocco monolitico di natura calcarea di forma irregolare immerso nella natura. Dal punto di vista geologico, tale masso, molto probabilmente, risale all'epoca del "Messiniano". La roccia presenta, a detto dei geologi, un'esplosione di vita fossile; osservandola attentamente, essa presenta una fittissima rete di fruscoli cilindrici di dimensioni millimetriche, costruiti durante il tempo geologico da organismi detti "limivori". La roccia presenta anche evidenti tracce di un inizio di processo carsico (il processo di sedimentazione chimica che forma le stalattiti e stalagmiti), e abbondanti livelli di foglie fossili perfettamente conservate che permettono uno studio approfondito sull'habitat naturale delle ere geologiche passate. Considerata la sua natura calcarea, la pietra è soggetta all'erosione da parte degli agenti atmosferici (in particolare dell'acqua) che, con la loro azione, hanno scolpito l'aspetto della stessa nel corso dei secoli e ne cambiano continuamente la forma. Vicino ad essa vi sono delle antiche grotte chiamate "grotte dei saraceni" o di "Sant'Anania". Alcune leggende locali affermano che, se qualcuno sbatte coraggiosamente la testa contro di essa, vedrà uscire una chioccia con i pulcini d'oro.
Grotta dei Saraceni
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Entrata alla grotta dei Saraceni o di Sant'Anania
La grotta dei Saraceni, sita in contrada Gujuni o Gullune, a poca distanza dal greto del torrente Levadìo, nell'incavo di una roccia, è di natura calcarea. Qui si possono ancora oggi osservare i resti del diruto oratorio monastico basiliano di Sant'Anania. Tra il IX e il XI secolo si svilupparono nell'entroterra numerose comunità monastiche basiliane, una delle quali stabilitasi nei pressi di Martone, che diede origine al Monastero di Sant'Anania. Il nome "grotta dei Saraceni" fa riferimento alle incursioni dei Saraceni sul litorale ionico calabrese, verificatesi tra il VII e il X secolo d.C. Il Monastero, che serviva da rifugio ai primi cristiani del luogo, era posto in una grotta naturale di natura calcarea, il cui l'ingresso era stato rimpicciolito da un muro in pietra costruito dagli stessi monaci. All'esterno si poteva ammirare un affresco raffigurante la Sacra Famiglia, tematica comune con gli affreschi delle chiese eremitiche come quelli presenti in Cappadocia, in Anatolia e nell'Oriente cristiano mesopotamico della Siria, Iraq e del Sudan.

Evoluzione demografica

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Abitanti censiti[6]

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Tradizioni e folclore

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Il culto di San Giorgio

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San Giorgio, uscita Chiesa

La festa di San Giorgio è il marchio identificativo ed imprescindibile dell'essere martonese. È la tradizione più sentita nel paese, che si conserva ancora oggi grazie all'impegno e alla devozione dei cittadini. La festa ha inizio la seconda Domenica di Agosto; I festeggiamenti si aprono con la celebrazione della Novena, caratterizzata da celebrazioni religiose (messe) articolate nei nove giorni antecedenti la festa vera e propria. In tale periodo, i fedeli (residenti, abitanti dei paesi limitrofi e non), partecipano con devozione alla preghiera e ai canti religiosi dialettali in onore del Santo.

«E San Giorgi si partiu,
M'paridisu si ndi jiu,
E cu l'angeli accumpagnatu
Santu San Giorgi è lu nostru avvocatu.

E San Giorgi è lu valenti,
Ha ammazzatu lu serpenti,
L'ha ammazzatu in Gloria di Diu
Fammi la grazia San Giorgi meu.»

Durante il novenario dedicato a San Giorgio, grandi e piccoli indossano una "divisa" composta da un cappello e maglietta raffigurante l'immagine del Santo ed, a suon di tamburo (spesso presi in prestito), girano festanti lungo le vie del paese, durante gran parte delle ore del giorno.

Ciò che caratterizza e rende unica la festa patronale di Martone è la secolare tradizione legata al cosiddetto "Albero della Cuccagna". Un folclore tramandato da lunghissime generazione che, ancora oggi, si realizza con le medesime ritualità dei tempi antichi. Alla celebrazione del culto arboreo si dà una lettura storica che la lega ai miti agrari e ai rituali pagani delle antiche popolazioni europee, ma sicuramente non facilmente ritrovabile in altre realtà calabresi. In Italia, l'introduzione del rito dell'albero della cuccagna si fa risalire ai Franchi di Carlo Magno quando i Kuchen (dolci, pasta e biscotti) venivano appesi in cima all'albero e il tronco ingrassato, rappresentando la Cuccagna (da qui il termine che descrive abbondanza estemporanea conquistata per abilità). In particolare, il gioco della cuccagna è un rito per il quale sono necessari destrezza e forza con l'unico, e non facile obiettivo di riuscire a giungere per primi in cima ad un palo e prendere il premio posto sulla sua sommità. Il palo viene unto di grasso in gran quantità per cui i partecipanti non hanno nessun appiglio, ne possono aggrapparsi agevolmente al tronco per riuscire a salire con poca fatica.

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La cima della "Ntinna"

La realizzazione della "Ntinna" ha inizio circa dieci giorni prima della festa, allorquando alcuni volontari si recano nelle montagne martonesi per scegliere fra gli alberi di faggio, quello più alto e più dritto che assumerà così il nome di Ntinna (Antenna).

Il venerdì antecedente la festa, di buon mattino, gli uomini investiti di questa funzione preparano il materiale occorrente e si recano presso la località "valle gelata", luogo da sempre conosciuto per la rigogliosa presenza di alberi si faggio. Lì, il volontario designato taglia l'albero con la partecipazione di tutti coloro che vogliono prendere parte a questo evento. L'albero abbattuto viene dapprima pulito dai suoi rami superflui, i quali, più dritti, serviranno a creare i cosiddetti "Maneji" (bastoni lunghi circa due metri che serviranno ai volontari nelle operazioni di spostamento manuale dell'albero durante il trasporto). Con l'utilizzo poi di un cavo, i volontari fanno un nodo chiamato "ntocco" che servirà ad annodare successivamente l'albero al trattore che dovrà portarlo giù in paese. Dal faggio non sarà levata la sua corteccia, così che durante il trascinamento non si consumi eccessivamente. la stessa si staccherà da sola con lo stridere del tronco sull'asfalto, con la positiva conseguenza di rendere, a fine tragitto, il legno bianco e spoglio della sua corteccia. Terminata l'operazione di taglio, i volontari ripartono dalla Valle Gelata per giungere dopo circa due ore di cammino presso la località "Croceferrata". Da lì proseguono ancora con il trasporto del tronco verso la località "Russo". Quest'ultima località, in particolare, viene ricordata per la sua strada angusta che rende necessario girare l'albero dal piede verso la cima per non rischiare che lo stesso si spezzi. Continuando lungo un tragitto impervio e tortuoso, arrivati alla località "Quattro strade", il gruppo - nel solco di una ritualità che si ripete ogni anno- si ferma per rifocillarsi con piatti appartenenti alle tradizioni del luogo (formaggi, salami, olive, pasta di casa, ecc). Prima di questa sosta, alcuni volontari si recano in un boschetto di pini per scegliere e tagliare la rigogliosa cima che verrà legata, infine, alla cima del palo, per poi essere addobbata con sgute, salami, formaggi e altro; particolari sono i legacci che fisseranno quest'ultima alla cima, ricavati da virgulti di castagno giovane (i "ligari"). Finita la sosta, si riprende il viaggio per scendere giù in paese. L'Antenna verrà infine accolta nel paese a suon di tamburi, suonati da ragazzi che, intanto, si sono recati all'ingresso di Martone per attendere con gioia il suo arrivo. La mattina della vigilia della festa, che coincide con il giorno di sabato, la tradizione vuole che il Santo Patrono in processione, accompagnato dai fedeli, vada alla volta dell'albero, affinché per quest'ultimo possa iniziare il rituale del trasporto verso la piazza centrale del paese (Piazza Vittorio Emanuele). Con l'ausilio dei tradizionali buoi e l'aiuto dei volontari che muoveranno con cura e maestria l'albero con l'ausilio delle "Maneje" precedentemente preparate, daranno inizio formalmente ai solenni festeggiamenti, accompagnati dai fedeli a suon di tamburi e della banda musicale. La piazza, fin dalle prime ore del pomeriggio, è gremita di gente che accorre per assistere alla preparazione dell'Antenna. All'estremità del tronco viene congiunta la cima del pino con legatura di castagno, preparata in precedenza, per poi venire adornata con dolci, salumi e formaggi della tradizione (sgute, salumi, formaggi, ecc.). Sull'albero vengono collocati a metà tronco grosse corde e spalmato, per rendere più difficoltosa la scalata, grasso di pecora per un tratto di tronco ben individuato tra l'attacco della cima e il punto di annodo delle funi di tiro.

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La "Ntinna" innalzata nella piazza principale del paese

La sera del sabato in un clima suggestivo e di trepidante attesa, viene dato l'avvio all'"arzata da Ntinna". L'accensione delle luci finali in cima all'albero segnerà le conclusioni di tutte le attività preliminari e, spente le luci della piazza, partiranno spettacoli pirotecnici per festeggiare l'albero e di Santo. In questa atmosfera, alcuni giovani impavidi, tentano la scalata all'Antenna per raggiungere i gustosi prodotti appesi in cima. Oggi, la risalita dell'albero viene realizzata in sicurezza, con l'ausilio di funi, anche se molti sono costretti ad arrendersi presto per il grasso di pecora spalmato lungo il tronco. Tuttavia, il momento lascia gli spettatori con il fiato sospeso, facendo suscitare in loro un tripudio di emozioni.

La domenica mattina, giorno di festa per tutta Martone, i "tamburinari" (suonatori di tamburi) iniziano, fin dalle prime luci dell'alba, a suonare e così faranno durante tutta la processione per le vie del paese. L'effige del Santo Patrono, portata a spalla dagli uomini del posto, viene accompagnata dai fedeli con canti e preghiere. La processione termina per tradizione nel pomeriggio, quando il Santo viene accompagnato nella Chiesa Matrice dell'Assunta, dove rimarrà fino a tarda sera. Da lì, riprenderà con canti e devozione la processione, che porterà San Giorgio nella sua Chiesa. Uno splendido spettacolo pirotecnico conclude i festeggiamenti.

  • Le scuole a Martone sono ormai chiuse, a causa della scarsa presenza di bambini dovuta allo spopolamento del comune. Di conseguenza, i bambini frequentano la scuola primaria generalmente nel comune vicino di Gioiosa Ionica.

L’attività prevalente nel comune di Martone è l’agricoltura, praticata principalmente a livello familiare o personale, senza forme industriali organizzate. Il settore secondario, costituito in passato da venditori ambulanti, è ormai quasi scomparso, poiché non è stato tramandato di padre in figlio a causa del scarso interesse nel settore. Anche i negozi, un tempo diffusi soprattutto nel settore alimentare, si sono notevolmente ridotti.

Il settore terziario è limitato e comprende principalmente il personale impiegato nel comune, qualche lavoratore che si sposta nei comuni limitrofi e alcuni autisti di autobus, un tempo assunti presso la ditta di autolinee del paese, ormai assorbita da un’azienda più grande.

Come molti comuni del Sud, Martone offre scarse opportunità per i giovani: la maggior parte vive di aiuti familiari o di sostegni statali, mentre chi desidera realizzarsi è costretto a emigrare.

Nota: il piccolo commercio e le piccole ditte di autolinee locali hanno progressivamente lasciato spazio ai grandi centri commerciali e alle compagnie di trasporto più importanti, determinando la chiusura delle attività paesane.

Infrastrutture e trasporti

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Martone è collegata con la Strada statale 501 di Mongiana.

Amministrazione

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Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
14 novembre 1987 9 giugno 1990 Giorgio Imperitura Democrazia Cristiana Sindaco [7]
9 giugno 1990 24 aprile 1995 Giorgio Imperitura Democrazia Cristiana Sindaco [7]
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Giorgio Imperitura Lista civica di centro Sindaco [8]
14 giugno 1999 14 giugno 2004 Giorgio Imperitura Lista civica di centro-sinistra Sindaco [9]
14 giugno 2004 8 giugno 2009 Vincenzo Frascà Lista civica Sindaco [10]
8 giugno 2009 26 maggio 2014 Giorgio Imperitura Lista civica[11] Sindaco [12]
26 maggio 2014 27 maggio 2019 Giorgio Imperitura Lista civica[11] Sindaco [13]
27 maggio 2019 8 giugno 2024 Giorgio Imperitura Lista civica[11] L'8 e 9 giugno 2024 i cittadini di Martone sono stati chiamati alle urne per le elezioni comunali 2024. È stato riconfermato il sindaco Giorgio Imperitura.
  1. Statistiche del territorio, su Comune di Martone. URL consultato il 6 ottobre 2015 (archiviato dall'url originale il 7 ottobre 2015).
  2. [1]
  3. 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
  4. Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  5. Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  6. Dati tratti da:
  7. 1 2 Anagrafe degli Amministratori Locali e Regionali, su amministratori.interno.gov.it, Ministero dell'Interno - Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali. URL consultato il 30 agosto 2023.
  8. Eligendo Archivio - Comunali 23/04/1995, su elezionistorico.interno.gov.it, Ministero dell'Interno - Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali. URL consultato il 30 agosto 2023.
  9. Eligendo Archivio - Comunali 13/06/1999, su elezionistorico.interno.gov.it, Ministero dell'Interno - Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali. URL consultato il 30 agosto 2023.
  10. Eligendo Archivio - Comunali 12/06/2004, su elezionistorico.interno.gov.it, Ministero dell'Interno - Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali. URL consultato il 30 agosto 2023.
  11. 1 2 3 Insieme per Martone
  12. Eligendo Archivio - Comunali 07/06/2009, su elezionistorico.interno.gov.it, Ministero dell'Interno - Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali. URL consultato il 30 agosto 2023.
  13. Eligendo Archivio - Comunali 25/05/2014, su elezionistorico.interno.gov.it, Ministero dell'Interno - Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali. URL consultato il 30 agosto 2023.

Altri progetti

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Collegamenti esterni

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