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Pieve

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Abbazia di Sant'Egidio (XI secolo) a Sotto il Monte Giovanni XXIII

Una pieve (dal latino plebs, "popolo") è un luogo di culto cattolico. Con questo termine si indicava nel Medioevo anche una comunità di fedeli ed il territorio su cui la pieve esercitava la propria giurisdizione[1]. Nell'Alto Medioevo ad esse erano riservate le funzioni liturgiche più importanti per la comunità poiché erano le uniche chiese dotate di battistero. Per questo la pieve era chiamata «chiesa matrice»: da essa dipendevano le chiese e le cappelle prive di battistero[2].

Dal termine derivarono poi molti toponimi italiani.

Dal Basso Medioevo le funzioni proprie della pieve passarono alla parrocchia.

Il termine pieve deriva direttamente dal latino plebs (= "plebe", accusativo plebem). Con la progressiva affermazione del cristianesimo, il termine passò a indicare la comunità dei battezzati compresa entro una circoscrizione territoriale. In età romana, una pieve poteva sorgere sia in città (plebs civitatis) che in campagna[3].

Già alla metà del IV secolo, cioè poco dopo l'Editto di Milano dell'imperatore Costantino I, la giurisdizione ecclesiastica era articolata in diocesi (sedi vescovili) e sedi rurali. All'interno del distretto rurale vi era una «chiesa matrice» dotata di battistero da cui dipendevano un complesso di cappelle situate nel territorio. Ecco perché il termine pieve acquisì il secondo significato di "giurisdizione su un distretto"[4].

Dopo la Caduta dell'Impero romano d'Occidente e il graduale disfacimento delle istituzioni e delle strutture poste a governo del territorio, l'amministrazione delle pievi passò in gran parte alle autorità religiose, sia nelle aree di campagna sia nei centri abitati di una certa importanza, o perché sedi di mercato o in quanto sedi amministrative o stazioni di posta, oppure ancora insediamenti agricoli di dimensioni maggiori. Il maggiore sviluppo di questa organizzazione territoriale si ebbe in zone in cui l'autorità centrale era più debole, spesso di difficile accesso. La più antica attestazione del termine plebs nel senso di una comunità di battezzati si trova in un documento di papa Gelasio II (492-498)[4].

La funzione religiosa delle pievi fu essenziale nell'Italia poco urbanizzata dell'Alto Medioevo: per chi abitava lontano dai centri urbani, era l'unico luogo di culto in cui si potevano amministrare tutti i sacramenti, a partire dal battesimo. Originariamente, infatti, il rito del battesimo veniva celebrato solo nelle cattedrali, cioè nelle città. Soprattutto nelle regioni dell'Italia settentrionale e in Toscana, il termine passò quindi ad indicare le chiese dotate di fonte battesimale (anche chiamate "chiese battesimali"). Il sacerdote a capo di ogni pieve venne definito arciprete ("capo prete") oppure, a partire dall'XI secolo, prevosto (ossia "posto a capo").[5]

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Priorato di Piona del XII secolo a Colico

Pievi ed organizzazione del territorio

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La diffusione delle pievi iniziò nel VI secolo, con la scomparsa dell'organizzazione statale romana. In seguito al progressivo disfacimento dell'Impero, le proprietà delle pievi passarono ai vescovi, i quali provvidero a nominare un pievano per ogni chiesa plebana. Il territorio di una diocesi si poteva suddividere in più distretti, a capo dei quali vi era la pieve (che dava anche nome al distretto). Dipendevano dal pievano, che esercitava funzioni paragonabili a quelle di un parroco, i rettori delle chiese minori, o cappelle, che sorgevano in un distretto[6]. In queste cappelle si svolgevano tutte le normali funzioni liturgiche, tranne il battesimo.

La pieve, oltre ad essere il nucleo dell'organizzazione ecclesiastica delle campagne, ereditò le funzioni civili e amministrative del municipio romano, assumendo il ruolo di "centro" del territorio di competenza. Il pievano, che era nominato direttamente dal vescovo era a capo del collegio sacerdotale. Inoltre assolveva funzioni civili e amministrative: teneva i registri delle nascite, custodiva i testamenti e gli atti di compravendita dei terreni. Le pievi si occupavano di riscuotere i tributi e raccogliere le decime[7]. Inoltre, esse coordinavano i lavori concernenti la difesa del territorio: bonifiche, opere di canalizzazione, ecc.[8] La pieve, quindi, era sia centro religioso che entità territoriale (Plebs cum capellis et decimis: la pieve funge da chiesa matrice; le cappelle (capellis) distribuite nel territorio sono da questa dipendenti). Le pievi erano spesso dotate di un proprio ospedale; il sagrato costituiva anche luogo di mercato[9]. Questo fenomeno interessò una vasta area comprendente tutto il Nord Italia e parte del centro fino alle Marche, Umbria e Toscana, oltre all'isola di Corsica e alla Sardegna, in particolare il giudicato di Torres.

Le chiese matrici avevano sempre garantita la presenza stabile del clero. Ad esse venivano assegnati diversi sacerdoti, i curati (sacerdoti vicari officianti), che dovevano svolgere il servizio religioso anche nelle cappelle dipendenti[4]. I vicari del pievano vivevano in comunità, in una casa detta canonica ed erano chiamati "canonici" (da canone, elenco dei ministri di una chiesa). Raggiungevano le chiese dipendenti dalla pieve per la messa festiva e per l'insegnamento della dottrina. In virtù di questo stile di vita comunitaria, le chiese plebane vennero spesso definite "collegiate".[5] Nelle zone dove la centuriazione romana non era ancora stata cancellata dal tempo, le pievi furono erette in corrispondenza di un punto prestabilito: il quintario, ovvero la strada, più larga delle altre, che veniva tracciata ogni cinque lotti del reticolato centuriale[10]. Ecco perché oggi la loro collocazione appare discosta dai centri abitati. La posizione delle pievi, in sostanza, non corrisponde a un astratto criterio geografico (luogo al centro di un territorio), ma alle particolari caratteristiche del territorio entro il quale si situarono: oltre al quintario, poteva essere un confine della centuriazione o un luogo caro alla pietà popolare[11].

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La plebana di san Giovanni Battista a Canale d'Agordo (BL).

Tra il IX e il X secolo, le pievi cominciarono ad essere dotate di campanili (tale elemento non esisteva nelle chiese paleocristiane e bizantine), contribuendo, in alcuni casi[12], alla modifica dei connotati strutturali degli edifici. Il campanile era posto a breve distanza dai muri della chiesa. Era molto più alto della chiesa e, sulla sua superficie, invece di avere finestre, era dotato di feritoie: il campanile aveva spesso la funzione di torre di avvistamento, per segnalare il pericolo (incursioni di nemici o l'esistenza di eventuali incendi). Il modello di organizzazione territoriale plebana continuò a svolgere la propria funzione storica sino all'inizio del secolo XII[9].

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La pieve di San Martino a Rive d'Arcano (UD).

In seguito, i sacerdoti si stabilirono presso le chiese succursali, che in molti casi si erano nel frattempo dotate di una fonte battesimale e di un cimitero ("curazie"), in qualità di curato, dando inizio al processo di formazione delle parrocchie (il passaggio dalle pievi alle parrocchie, inizia nei primi decenni del 1100).[Quando? (indicativamente)]

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L'antica Pieve matrice di Sant'Ulderico a Dolina / San Dorligo della Valle (TS)

Nel Basso Medioevo, a seguito di queste trasformazioni, la pieve perse le funzioni civili e scese a una dimensione esclusivamente religiosa. Il termine plebs passò a indicare il territorio dell'antica circoscrizione facente parte di una chiesa battesimale.

Un'eccezione a questo processo è rappresentata dalla Corsica, dove la pieve ha costituito la principale divisione amministrativa dell'isola sin dal Medioevo, ed è rimasta fino al 1790 (quindi già dopo l'inizio dell'amministrazione francese). Le pievi sono state sostituite in seguito dai cantons, che spesso ne ricalcano i confini.

Area lombarda

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Image Lo stesso argomento in dettaglio: Pievi milanesi.
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Pieve di San Giorgio del XII secolo ad Almenno San Salvatore (BG).

Nell'area milanese e lombarda in genere le prime pievi furono dedicate a santi martiri venerati già in epoca romana (V-VI secolo), ovvero universalmente noti[13], o conosciuti nel territorio lombardo[14].

Alcune delle pievi più antiche portano il titolo di San Pietro apostolo;[15] altre pievi sono dedicate alla Madonna e al Salvatore, come la pieve di Lemine (Almenno San Salvatore) nella bergamasca. A un periodo successivo all'arrivo dei Longobardi risalgono invece le pievi dedicate ai santi da essi tipicamente venerati[16].

L'elenco delle pievi della diocesi di Milano del XIII secolo si può ricavare dal Liber Notitiae Sanctorum Mediolani, opera di Goffredo da Bussero che stilò l'elenco delle chiese, degli altari e dei santi a cui essi erano dedicati.

  1. pieve, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 26 marzo 2020.
  2. S. Chierici, La Lombardia, per la collana Italia romanica, ed. Jaka Book, 1978.
  3. Lo dimostra il caso di Forum Cornelii: città episcopale, la sede della diocesi era la Pieve di S. Lorenzo, che si trovava dentro l'abitato.
  4. 1 2 3 Paola Novara, La Romagna delle pievi, Il Ponte Vecchio, Cesena 2020, pagg. 10-12.
  5. 1 2 AA.VV., Una chiesa tra lago e montagne, p. 46.
  6. Giuseppe Morini, Un catasto del 1300, Ravenna, 2000.
  7. Frigerio, p. 144.
  8. Silvia Bertuzzi, Le nostre radici: la Pieve di San Patrizio, S. Patrizio (RA), Publi&Stampa, 2011.
  9. 1 2 Valentina Gatta, Paola Pieri, Monica Ruffilli, Dal pagus al plebs, su blog.libero.it. URL consultato il 25 gennaio 2012.
  10. Giuseppe Sgubbi, Quintario: un'importantissima strada della centuriazione romana, su tanogabo.it. URL consultato il 28 giugno 2011 (archiviato dall'url originale il 28 maggio 2012).
  11. Paola Novara, La Romagna delle pievi, Il Ponte Vecchio, Cesena 2020, pag. 21.
  12. Ad esempio, la pieve di Pieve di San Michele Arcangelo a Santarcangelo di Romagna, ha il campanile posto proprio sulla facciata. Per entrare all'interno del luogo di culto bisogna quindi attraversare il campanile.
  13. Sono per esempio dedicate a santo Stefano pievi a Mariano Comense, a Olgiate Olona, a Fino Mornasco, a Leggiuno, a Lenno, a Menaggio e a Mazzo in Valtellina, e a san Lorenzo a Chiavenna, a Mandello, a Lugano, a Cuveglio.
  14. A san Vittore sono intitolate pievi a Canobbio, Varese, Arcisate, Balerna, Locarno e Porlezza, ai santi Gervasio e Protasio a Parabiago, a Sondrio e a Bormio.
  15. Pievi dedicate a san Pietro si trovano a Biasca, a Bellinzona, a Brebbia, a Berbenno, a Gerenzano, a Uggiate.
  16. Santi venerati dai Longobardi, sono san Giorgio, san Michele, san Pietro e san Giovanni Battista.
  • Fabio Lombardi. Pievi di Romagna, con fotografie di Gian Paolo Senni. Cesena, Il Ponte vecchio, 2002. ISBN 88-8312-231-3
  • Amintore Fanfani: "Una Pieve in Italia"
  • AA.VV., Una chiesa tra lago e montagne - A Giovanni Paolo II, Como-Lecco, La Provincia S.p.A. Editoriale, 1996.
  • Angelo Rinaldi, Storia di Porlezza e "Notizie storiche di Porlezza e Pieve" del molto reverendo don Enrico Frigerio, prevosto del luogo dal 1905 al 1933, Como, New Press Edizioni, 2013.

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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