Giú le mani dai salari
Firma il referendum oraI salari devono bastare per vivere
Diversi cantoni e città hanno introdotto i salari minimi affinché i lavoratori e le lavoratrici possano vivere dignitosamente con il proprio salario. Ora il Parlamento vuole che questi non si applichino più nel ramo della ristorazione, nei saloni dei parrucchieri e delle parrucchiere e nelle imprese di pulizia. Migliaia di persone sono colpite, due terzi delle quali sono donne. Questa legge mostra mancanza di rispetto per i lavoratori e le lavoratrici. Ma mostra anche mancanza di rispetto per l’elettorato. Infatti, spesso i salari minimi nelle città e nei cantoni sono stati stabiliti tramite referendum.
Difendiamo i salari minimi!
Grazie per il vostro sostegno a questo importante referendum. Insieme possiamo fermare questo attacco ai salari. Grazie mille!
Firmare online, stampare e rispedire gratuitamente
Ordina la lista delle firme
Argomenti
In concreto, l’attacco ai salari significa che i salari minimi cantonali e comunali non si applicano più a tutti i lavoratori – anche se i cantoni o i comuni hanno espressamente deciso il contrario. I lavoratori con contratti collettivi dichiarati di applicazione generale dovrebbero essere esclusi dalla tutela dei nuovi salari minimi. Si tratta, ad esempio, degli addetti ai servizi, dei parrucchieri e delle parrucchiere o dei venditori e delle venditrici nelle panetterie.
I salari devono bastare per vivere
L’affitto, i premi della cassa malati e i costi della vita sempre più costosi. Regolarmente adeguati al rincaro, i salari minimi garantiscono che un lavoro a tempo pieno consenta di vivere, indipendentemente dalla professione.
Mantenere la protezione salariale
La Confederazione ha deciso di intervenire sui salari minimi: in futuro per alcune professioni non saranno più applicabili o non più adeguati al rincaro. Ciononostante, i salari devono garantire che tutti possano vivere del proprio stipendio.
Rispettare le decisioni popolari
Il Tribunale federale ha confermato a più riprese che i Cantoni e i Comuni hanno il diritto di introdurre i salari minimi come misura sociale. Queste retribuzioni sono il risultato di decisioni democratiche, spesso prese dal popolo. L’attacco del Parlamento ai salari viola quindi lo Stato di diritto e la Costituzione.
Antworten auf die wichtigsten Fragen:
Die geplante Gesetzes-Änderung würde es ermöglichen, gesetzliche Mindestlöhne auf kantonaler und städtischer Ebene auszuhöhlen. Durch für allgemeingültig erklärte Gesamtarbeitsverträge sollen Tieflöhne ermöglicht werden, die unter dem in Kanton oder Gemeinden festgelegten Mindestlohn liegen.
Mindestlöhne wurden bewusst – oft sogar in Volksabstimmungen bestätigt – so definiert, dass sie ein existenzsicherndes Einkommen und ein Leben in Würde ermöglichen. Besonders betroffen vom Gesetz wären Arbeitnehmende im Tieflohnbereich, die schon heute kaum mit dem Lohn über die Runden kommen.
Fast zwei Drittel aller Beschäftigten mit Mindestlohn sind Frauen. Sie arbeiten besonders häufig in Tieflohnbranchen wie dem Gastgewerbe, der Reinigung oder im Coiffeurgewerbe. Und Frauen führen in diesen Branchen oft die schlecht bezahlten Tätigkeiten aus. Mindestlöhne verbessern deshalb insbesondere die Löhne von Frauen und reduzieren die Lohnungleichheit.
Die Vorlage trifft Frauen deshalb besonders stark. Die Erfahrungen in Genf zeigen, dass Mindestlöhne wirken: Bereits zwei Jahre nach der Einführung hat sich der Anteil der Frauen mit Löhnen unter dem Mindestlohn halbiert. Genau diese Fortschritte werden mit der Vorlage angegriffen.
Kantone sind gemäss Verfassung für die Sozialpolitik zuständig. Gesetzliche Mindestlöhne sind eine vom Bundesgericht und dem Parlament anerkannte sozialpolitische Massnahme. Das Gesetzes-Vorhaben aber will den Kantonen ihre verfassungsmässige Kompetenz in diesem Bereich wegnehmen. Das verstösst gegen den Föderalismus und das Subsidiaritätsprinzip.
Private Verträge über Volksentscheide zu stellen, widerspricht rechtstaatlichen Grundsätzen, verletzt die Verfassung und greift den Föderalismus an. Auch der Bundesrat warnt, dass die Vorlage verfassungswidrig ist.
Doch! Das ist ja so stossend! Die kantonalen Mindestlöhne demokratisch beschlossen, oft sogar in Volksabstimmungen bestätigt und direktdemokratisch legitimiert. Sie durch ein Bundesgesetz zu untergraben, stellt ein Angriff auf die Volksrechte und die Demokratie dar.
Mindestlöhne sind eine Erfolgsgeschichte. Wo sie eingeführt werden, gibt es weniger Armutslöhne. Und zwar ohne, dass dadurch Arbeitsplätze verloren gingen. Unter dem Strich bewirken Mindestlöhne genau das, was man von ihnen erwartet: Arbeitnehmende mit den tiefsten Löhnen haben dank ihnen mehr Geld zum Leben.
Kantonale Mindestlöhne schützen nicht nur einzelne Arbeitnehmende. Sie stabilisieren das gesamte Lohnniveau. Umgekehrt heisst das: werden Mindestlöhne geschwächt, steigt der Druck auf die Löhne insgesamt. Unternehmen mit fairen Löhnen geraten unter Druck durch unseriöse Konkurrenz mit Dumpinglöhnen.
Dieser Gesetzes-Vorstoss wird von den Gewerkschaften, dem Bundesrat und den Kantonen abgelehnt. Vertreter:innen der Städte, Parteien wie SP und Grüne aber auch Politiker:innen bürgerlicher Parteien stellen sich gegen diesen Angriff auf die kantonalen Mindestlöhne. Daneben lehnen verschiede Sozialverbände und sogar Arbeitgeber-Verbände, etwa aus der Romandie, die Vorlage ab.
Insieme possiamo difendere nostri salari minimi.
Vi preghiamo di firmare il referendum ora.
Opinioni sull‘attacco ai salari minimi
«Alzarsi presto ogni mattina, lavorare a tempo pieno e dipendere comunque dall’assistenza sociale: semplicemente inaccettabile. Per questo dobbiamo opporci a questo attacco ai salari che permettono di vivere dignitosamente.»
Pierre-Yves Maillard,
Presidente dell’USS
Giù le mani dai salari minimi! Questa legge rappresenta un attacco a tutti i lavoratori e, in particolare, alle donne
Vania Alleva, Presidente di Unia
Mentre la concentrazione della ricchezza raggiunge livelli record, la destra padronale vuole imporre ai lavoratori e alle lavoratrici più precari di rinunciare al necessario.
Christian Dandrès,
Consiglio nazionale
per il Cantone di Ginevra
Questa modifica viola chiaramente la ripartizione delle competenze tra Confederazione e Cantoni sancita dalla Costituzione. Per questo motivo, 25 governi cantonali hanno respinto la proposta di legge.
Urban Camenzind (Centro), Consigliere di Stato di Uri, presidente della Conferenza dei direttori dell’economia pubblica