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“Veio quotidiana”, 4° puntata: Etruria ‘horror’: la vita dopo la morte, fra leoni, mostri e demoni azzurri

Eccoci giunti al quarto appuntamento con la rubrica “Veio quotidiana”! Oggi è il martedì post-pasquale (a proposito, auguri, seppure in ritardo!), pertanto ci sembra particolarmente azzeccato parlare della concezione per gli Etruschi della vita dopo la morte. Ritroveremo alcune speranze e soprattutto paure degli antichi: sensazioni ataviche e senza tempo, che ancora oggi accompagnano molti di noi.

Fino agli anni ’50 del Novecento, le ricerche sul popolo etrusco sono state effettuate quasi principalmente in ambito funerario: è soprattutto dalle necropoli che provengono i reperti che oggi possiamo ammirare nei musei. La preferenza che gli archeologi hanno spesso mostrato per l’indagine dei monumenti sepolcrali -trascurando parzialmente, invece, lo studio degli abitati- è dovuta al fatto che qui sono stati conservati, spesso, oggetti intatti e di pregio (e, pertanto, anche più vendibili sul mercato antiquario e più facilmente piazzabili in una collezione!).

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Tuchulcha e Teseo impegnati in un gioco da tavolo, Tomba dell’Orco, IV sec. a.C., Tarquinia

Inoltre, parecchie tombe si sono conservate fino ai nostri giorni, grazie alla qualità dei materiali con cui venivano costruite, molto migliore rispetto a quella delle strutture abitative, realizzate con materie più deperibili e di difficile conservazione: tutto ciò ha contribuito a diffondere l’idea degli Etruschi come una civiltà misteriosa, con uno smisurato culto dei morti. Poveri Etruschi, che esagerazione! E’ corretto attribuire agli Etruschi il culto dei defunti, da far rientrare però in un più ampio contesto di profonda religiosità e ritualità.

Ma la supposizione di un’inquietante attrazione per il mondo ultraterreno dipende anche dal fatto che gli Etruschi –a partire dalla metà dell’VIII secolo a.C.- concepissero quel mondo come una continuazione della vita sulla Terra. Le loro tombe si configurano come case da vivere per l’eternità: esse si rivelano perciò del tutto simili alle abitazioni, tanto che dall’edilizia funeraria è stato possibile ricavare dati su quella residenziale. Nel tempo, è possibile assistere alla trasformazione dalle tombe con pianta circolare, coperte con una finta cupola, ispirate alle capanne con pianta circolare o ellittica, agli ipogei –tombe sotterranee scavate in genere sul fianco delle colline- e ai tumuli, tombe scavate su un terreno pianeggiante (o su colline già esistenti come il Tumulo Chigi a Formello/Veio, metà VII sec. a.C.) e ricoperte di terra. Anche internamente, i sepolcri più ricchi riproponevano suppellettili e arredi della casa e risultavano perciò dotate di soffitti, cornici, travature, frontoni dipinti o scolpiti nella pietra e talvolta pitture con scene piacevoli di vita quotidiana, spesso dal significato magico (banchetti, giochi atletici, e via dicendo).

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Necropoli della Banditaccia, metà VII sec. a.C., Cerveteri, 

Inoltre, a seconda delle risorse del defunto (comunque nell’ambito dell’aristocrazia), erano complete di corredi più o meno lussuosi per l’esistenza nell’aldilà, affinché il morto potesse vivere una vita simile a quella già vissuta grazie alle dotazioni fornite dai suoi familiari (raffigurazioni del morto e dei suoi cari, cibi, bevande e il necessario per un banchetto e poi altri oggetti personali fra cui abiti, arnesi per caccia, rasoi, armi per gli uomini e arnesi per filare e trucchi per le donne). Fra il V e il IV secolo le tombe si dispongono, infine, “a dado”: l’una a fianco all’altra.

A Veio abbiamo conservate le tombe dipinte più antiche dell’Etruria, e di tutto il Mediterraneo occidentale, che mostrano dal punto di vista tecnico l’applicazione dei canoni della pittura sui vasi realizzata sulle grandi pareti delle tombe: la Tomba delle Anatre (680 a.C. circa) evidenzia il tema degli uccelli migratori che accompagnerebbero nel loro volo, e nel ritorno periodico, l’anima del defunto verso l’aldilà.

Questo tema è trattato anche nella Tomba dei Leoni Ruggenti (690 a.C. circa) dove però si somma alla speranza personale del defunto che, principe/leone, raggiunta la vita oltre la morte, incontra altri leoni, che lo attendono a fauci spalancate grondanti sangue: la scoperta è recente (2006) e l’ipotesi fin ora più accreditata per questa scena ferale è che gli altri leoni siano gli antenati del defunto stesso, che lo invitano a partecipare ad un eterno banchetto.

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Tomba dei Leoni Ruggenti, circa 690 a.C. , Veio

Dal V secolo a.C. cambia anche la concezione della vita ultraterrena, la quale risentì in misura maggiore dell’influenza della civiltà greca e del suo oltretomba, “l’averno”. Su questo modello, l’anima del defunto non sopravvive più nel contesto della tomba: dopo la morte, non gli si prospetta più una prosecuzione della godereccia vita terrena, ma un viaggio verso il mondo degli inferi, un viaggio lugubre e senza speranza, dominato da torture e dalla paura per i mostruosi demoni che abitano il mondo sotterraneo. Niente paradiso per nessuno, neppure i personaggi illustri la scampavano! La situazione degenerò sempre più e verso il III secolo -quando, oltretutto, apparve inesorabile la prossima fine della loro civiltà- gli Etruschi materializzarono sempre di più le proprie angosce per la morte e la caduta, personificandole in esseri mostruosi, che credevano di dover incontrare nell’oltretomba e che dipingevano sulle pareti dei sepolcri.

Al momento della morte, l’anima iniziava il viaggio verso l’aldilà, situato per gli Etruschi nelle terre d’occidente, dove tramonta il sole, e la cui porta d’ingresso era sorvegliato da diversi guardiani. Vi era innanzitutto il demone Tuchulcha, dall’aspetto non proprio rassicurante, come nella raffigurazione della Tomba dell’Orco a Tarquinia:  su un corpo umanoide, dalla pelle giallognola, si innestano grandi ali; il volto è caratterizzato da orecchie d’asino, un becco da rapace e, al posto dei capelli, una chioma disordinata da cui fuoriescono serpenti; anche in mano tiene, come armi, due serpenti barbuti.

I serpenti si ritrovano spesso nelle raffigurazioni funebri, come viscide creature dell’oltretomba etrusco. Ad esempio nella Tomba della Quadriga Infernale, nella necropoli delle Pianacce a Sarteano, troviamo un serpente a tre teste, con cresta e barba. Altro animale spaventoso a guardia dell’Ade era Cerbero, il cane a tre teste che ritroviamo nella Tomba dei  Rilievi a Cerveteri.

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Tomba della Quadriga Infernale, IV sec. a.C, Necropoli delle Pianacce, Sarteano

Davanti alla porta, al morto si fanno incontro due gruppi di demoni. Il primo è guidato dalla dea Vanth, una figura presente nelle raffigurazioni soprattutto dal IV secolo a.C. e coincidente, per alcuni, con la Furia greca, per altri semplice personificazione dell’idea della Morte. Vanth è spesso alata e con caratteristiche e attributi diversi fra cui le chiavi dell’Ade e una fiaccola.

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Charun e Vanth, Tomba degli Anina, IV sec. a.C., Tarquinia

A capo del secondo gruppo di demoni è Charun che, similmente al Caronte della mitologia greca, accompagnava l’anima nel cammino verso l’oltretomba e, secondo alcuni, aveva anche il ruolo di punire la malvagità. Nei dipinti funerari, Charun indossa una tunica corta e calzari alti; la sua pelle è di colore bluastro e presenta naso da avvoltoio, barba e orecchie appuntite. In mano ha un martello -che serviva a chiudere i chiavistelli delle porte dell’Ade oppure per terrorizzare le sue vittime- e, talvolta, dei serpenti intorno alle braccia, spada e grandi ali. Vanth e Charun, la cosiddetta “coppia infernale”, che si ritrova ad es. nella necropoli di Monterozzi di Tarquinia, sembrano due figure dai caratteri complementari: la prima, guida e speranza verso il destino ultraterreno che aspetta l’uomo, il secondo materializzazione di tutte le paure umane dinnanzi alla morte.

E questo non è che un panorama parziale di tutti gli esseri terribili, di cui alcuni desunti dall’iconografia greca, che popolano l’immaginario degli Etruschi, dagli ippocampi alle Sirene, dai grifi ai mostri anguipedi: tutti minacciano e insidiano il viaggio verso gli Inferi, che si rivela perciò sempre malinconico e faticoso.

Tuttavia alcuni sacrifici –pagando in tutte le epoche si è ottenuto molto, se non tutto!- , o doni alle divinità da parte dei familiari potevano migliorare le condizioni delle anime nell’aldilà. Nei “Libri acherontici” sarebbero descritti speciali riti di salvazione in grado addirittura di tramutare le anime dei morti in “anime divine”, praticamente divinità di rango inferiore.  Niente male, come prospettiva!

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Tomba degli Auguri, particolare, metà VI sec. a.C., Necropoli dei Monterozzi, Tarquinia

Ad ogni modo, con questa nomea di popolo lugubre e misterioso fu facile, negli anni Settanta del Novecento, scegliere come sfondo gli Etruschi o l’Etruria per alcuni film horror e gialli italiani, come “L’etrusco uccide ancora” o “Assassinio al cimitero etrusco”.

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Locandina del film “L’etrusco uccide ancora”, 1972, regia di A. Crispino

Ma ci piace pensare che, circa 700 anni prima, le pitture etrusche possano avere ispirato nientemeno che Dante nella stesura del suo Inferno.

“Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l’etterno dolore, per me si va tra la perduta gente. Giustizia mosse il mio alto fattore; fecemi la divina podestate, la somma sapïenza e ‘l primo amore. Dinanzi a me non fuor cose create  se non etterne, e io etterno duro.  Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”.

Alla prossima puntata!

Manuela Giammarioli

Fonti:

http://www.archeologicatoscana.it/wp-content/uploads/2009/11/Il-mondo-dellAldil%C3%A0-per-gli-Etruschi.pdf

http://www.antoniobrancadoro.it/etruschi/etrus5.htm

https://www.etruscancorner.com/it/tombe-e-necropoli/tombe-etrusche/

https://books.google.it/books?id=TYplTGlJ388C&pg=PA58&lpg=PA58&dq=etruschi+oltretomba+paura&source=bl&ots=iuOqZaD_O6&sig=6CWMamHIpGXzBhjj_XaBbaTJPB4&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiKmcrThK7TAhVBhiwKHS7CDhAQ6AEIOzAD#v=onepage&q=etruschi%20oltretomba%20paura&f=false

http://gazzetta.arkekairos.org/la-coppia-infernale-i-demoni-vanth-e-charun-nelloltretomba-etrusco/

http://www.camminarenellastoria.it/index/ald_it_etr_11_demoni.html

http://ilmondodiaura.altervista.org/ETRUSCHI/etruschicultomorti.htm

http://www.larth.it/il-regno-dei-morti/

http://www.larth.it/le-tombe/

http://www.oltremagazine.com/site/index.html?id_articolo=673

http://www.canino.info/inserti/monografie/etruschi/tombe_tarquinia/culto_morti.htm

http://www.corriere.it/cultura/14_ottobre_22/etruschi-spiriti-un-popolo-4d0d938e-5a11-11e4-b202-0db625c2538c.shtml

http://www.quartomiglio.it/nw/index.php?option=com_content&view=article&id=17&Itemid=8