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“Veio quotidiana”, Puntata n.5: gli Etruschi e il Sesso! (Vietata ai minori di 14 anni)

 

Eccoci giunti alla quinta puntata di “Veio Quotidiana”! Oggi, come promesso, parleremo del tanto atteso tema del Sesso per gli Etruschi! Per favore, se avete meno di 14 anni, allontanatevi subito dal pc!

Pare che gli Etruschi fossero abbastanza easy sull’argomento. Ma la solita problematica, da noi già evidenziata, dell’impenetrabilità della loro lingua non ci fa comprendere se avessero solo una certa scioltezza nei costumi sessuali, un atteggiamento non dissimile dall’emancipazione odierna, o si trattasse di una vera e propria sfacciata promiscuità e dissolutezza.

Nei dipinti parietali di alcune tombe troviamo il motivo erotico in tutte le sue sfumature: vi sono alcune scene di amore eterosessuale ed altre omosessuale, non mancano le gang bang (ammucchiate!),  scene di sadismo, prostituzione sacra (le sacerdotesse si offrivano ai viaggiatori in cambio di denaro utile alla gestione del tempio)…

Premettiamo una condizione necessaria affinché tutto ciò fosse permesso: la condizione della donna etrusca era molto diversa da quella delle donne greche e romane, le quali uscivano raramente di casa, non avevano un’istruzione e non conoscevano che il proprio marito: le Etrusche erano istruite, potevano truccarsi e vestire in modo provocante e poi, tutte in tiro, partecipavano ai banchetti e ammiccavano a uomini che non erano i loro, pur ricercando a livello amoroso un rapporto saldo e duraturo con il proprio marito.

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Specchio bronzeo dell’Antiquarium del Palatino, oggi nel Casino Salvi (Antiquarium Comunale sul Celio)

Scrive Teopompo, storico e retore, allievo di Isocrate, che visse alla corte di Filippo il Macedone, nel IV secolo a.C., che “E’ usuale presso gli Etruschi avere le mogli in comune. Esse hanno gran cura del loro corpo e fanno molta attività fisica, a volte insieme con gli uomini e a volte tra di loro. Non è vergognoso per loro farsi vedere nude. Prendono i loro pasti non vicino ai mariti, ma a fianco di qualsiasi uomo presente e bevono alla salute di chi vogliono. Sono buone bevitrici e anche di bell’aspetto. Gli etruschi allevano tutti i bambini che nascono, anche se non sempre sanno chi è il padre. E questi vivono come coloro che li hanno allevati, banchettando di continuo ed avendo rapporti con tutte le donne. Presso gli etruschi non è vergognoso avere rapporti sessuali in pubblico e perfino subirli, poiché hanno anche quest’usanza. E sono così lontani da qualsiasi pudore che quando il padrone di casa sta facendo all’amore e qualcuno lo cerca, dicono apertamente che sta facendo la tale e tal cosa, senza vergognarsi di chiamare l’atto col suo nome”.

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Sarcofago di Larth Tetnies e della moglie Thanchvil Tarnai, IV sec. a.C., scoperto nella necropoli di Ponte Rotto (tomba dei Tetnies) a Vulci, Museum of fine arts, Boston

Gli Etruschi sarebbero stati, praticamente, degli svergognati, pur ricercando l’amore con la A maiuscola nel rapporto matrimoniale, che vede -caso raro nell’antichità- uomo e donna sullo stesso piano!

Teopompo ad oggi viene ritenuto da molti semplicemente un narratore di dicerie e pettegolezzi che circolavano ai suoi tempi; il suo sguardo, comunque, può bene riflettere quello, certamente di parte, di tutta la popolazione ellenica verso la civiltà etrusca.

La concezione di un comportamento femminile di tale emancipazione e libertà di costumi era incomprensibile ai Greci tanto che il sostantivo “Etrusca”, presso di loro, divenne sinonimo di “prostituta”. Questo probabilmente perché i greci, ammettendo solo le “Etere” presso i propri banchetti, giudicavano male il fatto che gli Etruschi accettassero di farvi partecipare anche le proprie mogli… Tuttavia, sembra che questo popolo non praticasse la poligamia, ma che fosse anzi monogamo e tenesse in gran conto il valore del matrimonio; dai dipinti parietali rinvenuti sulle tombe sembra che le donne, presso i banchetti, sedessero accanto ai propri mariti e non al primo venuto e che le uniche davvero nude e “avvinazzate” fossero le danzatrici. Se la paternità indistinta era, in generale, una caratteristica di diverse civiltà primitive, (e gli Etruschi non si possono certo definire “primitivi”!) dagli affreschi giunti fino a noi non risultano giovani che compiono atti sessuali: essi sono intenti in attività tipiche della loro età, sempre sotto la supervisione degli adulti (che poi, proprio i Greci avrebbero da ridire sui costumi sessuali dei giovanetti?)

La presunta “svergognatezza” degli Etruschi si dovrebbe, infine, ricondurre nell’ambito di una più normale “naturalezza”, senza particolari pudori, con cui veniva vissuta la sessualità.

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Particolare della Tomba dei Tori, 530 a.C. circa, Necropoli dei Monterozzi, Tarquinia

Ma dove possiamo incontrare esempi visivi della sessualità etrusca? Vi sono numerosi ex-voto raffiguranti genitali maschili e femminili; numerose sono le raffigurazioni erotiche sul retro degli specchi, ma si tratta soprattutto di soggetti tratti dalla mitologia greca, così come avviene per molti vasi di terracotta: il primo esemplare a noi noto con scene erotiche di origine etrusca è il vaso di Tragliatella, attualmente al museo di Villa Giulia, a Roma. Per quanto concerne la pittura parietale, vi sono due importanti testimonianze nella Necropoli di Monterozzi a Tarquinia (VT).

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Particolare della Tomba dei Tori, 530 a.C. circa, necropoli dei Monterozzi, Tarquinia

Nella Tomba dei Tori, del 530 a.C. circa., composta da un grande atrio da cui si dipartono due camere, i sei frontoni presentano raffigurazioni animalistiche e araldiche. Nello spazio fra le due porte della parete di fondo è rappresentato Troilo, il più giovane dei figli del re troiano Priamo, che a cavallo si dirige verso una fonte, luogo in cui Achille, secondo la tradizione non contraccambiato nel suo desiderio per il principe, lo assale, uccidendolo successivamente nel tempio di Apollo, dove questo si era rifugiato per sfuggirgli. Si tratta dell’unica scena derivata dalla mitologia ellenica di tutta la pittura parietale della Tarquinia, di epoca arcaica.

Nel fregio sopra le due porte della parete di fondo si trovano due tori. Sulla sinistra, il primo toro guarda pacatamente verso lo spettatore, incurante dell’atto sessuale che ha luogo a poca distanza da lui: un uomo penetra una donna distesa, con la schiena sulla schiena di un altro uomo. Tutti i partecipanti all’orgia sono nudi e, secondo la tesi di alcuni, fra cui Omero Bordo di Etruscopoli.it, in origine vi potrebbe essere stata anche la figura di un’altra donna (cancellata? deteriorata? mai realizzata?), a cui l’uomo carponi praticava un cunnilingus.

L’altro toro invece è visibilmente infuriato, e sembra stia per incornare una coppia che pratica un rapporto omosessuale fra i campi e che appare indifferente alla minaccia dell’animale.

Nei dipinti, bisogna notare che gli uomini sono dipinti con colori scuri, le donne con colori chiari; nella scena “campestre”, l’uomo che si trova dietro -fa notare il sito della Onlus Canino Info- ha dei tratti somatici  e il copricapo che ricordano quelli del ritratto di Troilo nella zona centrale della tomba; inoltre il diverso atteggiamento dei tori verso le due scene, eterosessuale e omosessuale, sembra una condanna del secondo a favore del primo. Si tratta, forse, di un’opinione negativa sull’omosessualità da parte del defunto sepolto nella tomba (personificato, forse, nel toro infuriato, dai tratti fortemente antropomorfi)? In effetti l’omoerotismo, pur se praticato, non entra mai nella quotidianità della vita degli Etruschi, come invece fu per i Greci. In alternativa, si crede che l’intero ciclo potrebbe rappresentare una condanna dei costumi ellenici per cui Achille, notoriamente avente un ruolo “attivo” nei rapporti con Troilo (perpetrati, anzi, in modo talmente furente che, secondo alcune versioni, Troilo ne sarebbe rimasto ucciso), passa al ruolo di “passivo”, rappresentando cioè il Greco dominato e punito.

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Particolare della Tomba della Fustigazione, 510-500 a.C., Necropoli dei Monterozzi, Tarquinia

La seconda tomba della Necropoli di Monterozzi dai soggetti parecchio spinti è la Tomba della Fustigazione, datata fra VI e V sec. a.C. Qui possiamo osservare come la donna si trasformi solo in un oggetto sessuale. Sulla parete di fondo e sulle laterali di questo sepolcro a camera unica si trovano tre porte, che rappresentano altrettanti passaggi per l’aldilà. Sulla parete destra si trova la “fustigazione” che dà il nome a tutta la tomba, e rappresenta una donna sodomizzata da un uomo, che la frusta con una verga, e mentre esegue una fellatio verso un secondo uomo, che la colpisce a mani nude: una scena che sarebbe piaciuta al Marchese De Sade. Un secondo gruppo sulla stessa parete mostra una donna impegnata con due uomini in un rapporto sessuale, nella posizione “a sandwich”.

In questo caso, non sembra possano esserci molte diverse letture:  sembra evidente che il ciclo dei dipinti rifletta un apprezzamento del sesso da parte del defunto: dipingerlo sulle pareti del monumento funebre significa portare un po’ di quelle emozioni nella vita dopo la morte (di cui abbiamo parlato la scorsa settimana).

In mancanza di fonti scritte, purtroppo, non molto di più ci è dato di sapere, ciò che è certo è che le scene dipinte su queste tombe, così vitali -sia che siano soltanto un’esaltazione gioiosa dell’atto sessuale, sia che abbiano una funzione educativa- rappresentano un sostanziale contrasto con la dimensione in cui si collocano riproponendo, ancora una volta, quel binomio di Amore e Morte, presente fin dalle antiche tradizioni, in tutte le epoche.

E per finire in bellezza vi annunciamo che da oggi AMICI MAV vi aiuterà, se vorrete, a celebrare l’Amore assistendovi nella vostra cerimonia civile all’aperto a Formello, in tutti gli spazi demaniali del Comune (torrenti, prati, boschi e persino nel nostro museo… nulla vi è più precluso!), e, se volete, anche con il rito e addio al nubilato etruschi! Questa settimana apriremo la nostra pagina FB dedicata… intanto, se volete, scriveteci a matrimoni.amicimav@gmail.com!

Manuela Giammarioli

Fonti

http://www.larth.it/lo-status-della-donna/

http://www.stilearte.it/come-facevamo-lamore-al-tempo-degli-etruschi-accusati-di-eccessive-liberta-sessuali/

http://www.canino.info/inserti/monografie/etruschi/eros_etruschi/eros_etruschi_3.htm

LA LIBIDO AL TEMPO DEGLI ETRUSCHI Come facevamo l’amore al tempo degli Etruschi, accusati di eccessive libertà sessuali dai greci e dai romani

https://it.sputniknews.com/opinioni/201702144072104-amore-sesso-al-tempo-degli-etruschi/

https://www.etruscopolis.com/tomba-dei-tori

http://www.instoria.it/home/tomba_tori_fustigazione_tarquinia.htm

Claudio Lattanzi, Amore e sesso al tempo degli Etruschi, Intermedia Edizioni

https://sites.google.com/site/ieraporneusis/etruschi

http://www.canino.info/inserti/monografie/etruschi/eros_etruschi/eros_etruschi_2.htm

Usi e costumi, veio, Veio Quotidiana

“Veio quotidiana”, 4° puntata: Etruria ‘horror’: la vita dopo la morte, fra leoni, mostri e demoni azzurri

Eccoci giunti al quarto appuntamento con la rubrica “Veio quotidiana”! Oggi è il martedì post-pasquale (a proposito, auguri, seppure in ritardo!), pertanto ci sembra particolarmente azzeccato parlare della concezione per gli Etruschi della vita dopo la morte. Ritroveremo alcune speranze e soprattutto paure degli antichi: sensazioni ataviche e senza tempo, che ancora oggi accompagnano molti di noi.

Fino agli anni ’50 del Novecento, le ricerche sul popolo etrusco sono state effettuate quasi principalmente in ambito funerario: è soprattutto dalle necropoli che provengono i reperti che oggi possiamo ammirare nei musei. La preferenza che gli archeologi hanno spesso mostrato per l’indagine dei monumenti sepolcrali -trascurando parzialmente, invece, lo studio degli abitati- è dovuta al fatto che qui sono stati conservati, spesso, oggetti intatti e di pregio (e, pertanto, anche più vendibili sul mercato antiquario e più facilmente piazzabili in una collezione!).

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Tuchulcha e Teseo impegnati in un gioco da tavolo, Tomba dell’Orco, IV sec. a.C., Tarquinia

Inoltre, parecchie tombe si sono conservate fino ai nostri giorni, grazie alla qualità dei materiali con cui venivano costruite, molto migliore rispetto a quella delle strutture abitative, realizzate con materie più deperibili e di difficile conservazione: tutto ciò ha contribuito a diffondere l’idea degli Etruschi come una civiltà misteriosa, con uno smisurato culto dei morti. Poveri Etruschi, che esagerazione! E’ corretto attribuire agli Etruschi il culto dei defunti, da far rientrare però in un più ampio contesto di profonda religiosità e ritualità.

Ma la supposizione di un’inquietante attrazione per il mondo ultraterreno dipende anche dal fatto che gli Etruschi –a partire dalla metà dell’VIII secolo a.C.- concepissero quel mondo come una continuazione della vita sulla Terra. Le loro tombe si configurano come case da vivere per l’eternità: esse si rivelano perciò del tutto simili alle abitazioni, tanto che dall’edilizia funeraria è stato possibile ricavare dati su quella residenziale. Nel tempo, è possibile assistere alla trasformazione dalle tombe con pianta circolare, coperte con una finta cupola, ispirate alle capanne con pianta circolare o ellittica, agli ipogei –tombe sotterranee scavate in genere sul fianco delle colline- e ai tumuli, tombe scavate su un terreno pianeggiante (o su colline già esistenti come il Tumulo Chigi a Formello/Veio, metà VII sec. a.C.) e ricoperte di terra. Anche internamente, i sepolcri più ricchi riproponevano suppellettili e arredi della casa e risultavano perciò dotate di soffitti, cornici, travature, frontoni dipinti o scolpiti nella pietra e talvolta pitture con scene piacevoli di vita quotidiana, spesso dal significato magico (banchetti, giochi atletici, e via dicendo).

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Necropoli della Banditaccia, metà VII sec. a.C., Cerveteri, 

Inoltre, a seconda delle risorse del defunto (comunque nell’ambito dell’aristocrazia), erano complete di corredi più o meno lussuosi per l’esistenza nell’aldilà, affinché il morto potesse vivere una vita simile a quella già vissuta grazie alle dotazioni fornite dai suoi familiari (raffigurazioni del morto e dei suoi cari, cibi, bevande e il necessario per un banchetto e poi altri oggetti personali fra cui abiti, arnesi per caccia, rasoi, armi per gli uomini e arnesi per filare e trucchi per le donne). Fra il V e il IV secolo le tombe si dispongono, infine, “a dado”: l’una a fianco all’altra.

A Veio abbiamo conservate le tombe dipinte più antiche dell’Etruria, e di tutto il Mediterraneo occidentale, che mostrano dal punto di vista tecnico l’applicazione dei canoni della pittura sui vasi realizzata sulle grandi pareti delle tombe: la Tomba delle Anatre (680 a.C. circa) evidenzia il tema degli uccelli migratori che accompagnerebbero nel loro volo, e nel ritorno periodico, l’anima del defunto verso l’aldilà.

Questo tema è trattato anche nella Tomba dei Leoni Ruggenti (690 a.C. circa) dove però si somma alla speranza personale del defunto che, principe/leone, raggiunta la vita oltre la morte, incontra altri leoni, che lo attendono a fauci spalancate grondanti sangue: la scoperta è recente (2006) e l’ipotesi fin ora più accreditata per questa scena ferale è che gli altri leoni siano gli antenati del defunto stesso, che lo invitano a partecipare ad un eterno banchetto.

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Tomba dei Leoni Ruggenti, circa 690 a.C. , Veio

Dal V secolo a.C. cambia anche la concezione della vita ultraterrena, la quale risentì in misura maggiore dell’influenza della civiltà greca e del suo oltretomba, “l’averno”. Su questo modello, l’anima del defunto non sopravvive più nel contesto della tomba: dopo la morte, non gli si prospetta più una prosecuzione della godereccia vita terrena, ma un viaggio verso il mondo degli inferi, un viaggio lugubre e senza speranza, dominato da torture e dalla paura per i mostruosi demoni che abitano il mondo sotterraneo. Niente paradiso per nessuno, neppure i personaggi illustri la scampavano! La situazione degenerò sempre più e verso il III secolo -quando, oltretutto, apparve inesorabile la prossima fine della loro civiltà- gli Etruschi materializzarono sempre di più le proprie angosce per la morte e la caduta, personificandole in esseri mostruosi, che credevano di dover incontrare nell’oltretomba e che dipingevano sulle pareti dei sepolcri.

Al momento della morte, l’anima iniziava il viaggio verso l’aldilà, situato per gli Etruschi nelle terre d’occidente, dove tramonta il sole, e la cui porta d’ingresso era sorvegliato da diversi guardiani. Vi era innanzitutto il demone Tuchulcha, dall’aspetto non proprio rassicurante, come nella raffigurazione della Tomba dell’Orco a Tarquinia:  su un corpo umanoide, dalla pelle giallognola, si innestano grandi ali; il volto è caratterizzato da orecchie d’asino, un becco da rapace e, al posto dei capelli, una chioma disordinata da cui fuoriescono serpenti; anche in mano tiene, come armi, due serpenti barbuti.

I serpenti si ritrovano spesso nelle raffigurazioni funebri, come viscide creature dell’oltretomba etrusco. Ad esempio nella Tomba della Quadriga Infernale, nella necropoli delle Pianacce a Sarteano, troviamo un serpente a tre teste, con cresta e barba. Altro animale spaventoso a guardia dell’Ade era Cerbero, il cane a tre teste che ritroviamo nella Tomba dei  Rilievi a Cerveteri.

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Tomba della Quadriga Infernale, IV sec. a.C, Necropoli delle Pianacce, Sarteano

Davanti alla porta, al morto si fanno incontro due gruppi di demoni. Il primo è guidato dalla dea Vanth, una figura presente nelle raffigurazioni soprattutto dal IV secolo a.C. e coincidente, per alcuni, con la Furia greca, per altri semplice personificazione dell’idea della Morte. Vanth è spesso alata e con caratteristiche e attributi diversi fra cui le chiavi dell’Ade e una fiaccola.

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Charun e Vanth, Tomba degli Anina, IV sec. a.C., Tarquinia

A capo del secondo gruppo di demoni è Charun che, similmente al Caronte della mitologia greca, accompagnava l’anima nel cammino verso l’oltretomba e, secondo alcuni, aveva anche il ruolo di punire la malvagità. Nei dipinti funerari, Charun indossa una tunica corta e calzari alti; la sua pelle è di colore bluastro e presenta naso da avvoltoio, barba e orecchie appuntite. In mano ha un martello -che serviva a chiudere i chiavistelli delle porte dell’Ade oppure per terrorizzare le sue vittime- e, talvolta, dei serpenti intorno alle braccia, spada e grandi ali. Vanth e Charun, la cosiddetta “coppia infernale”, che si ritrova ad es. nella necropoli di Monterozzi di Tarquinia, sembrano due figure dai caratteri complementari: la prima, guida e speranza verso il destino ultraterreno che aspetta l’uomo, il secondo materializzazione di tutte le paure umane dinnanzi alla morte.

E questo non è che un panorama parziale di tutti gli esseri terribili, di cui alcuni desunti dall’iconografia greca, che popolano l’immaginario degli Etruschi, dagli ippocampi alle Sirene, dai grifi ai mostri anguipedi: tutti minacciano e insidiano il viaggio verso gli Inferi, che si rivela perciò sempre malinconico e faticoso.

Tuttavia alcuni sacrifici –pagando in tutte le epoche si è ottenuto molto, se non tutto!- , o doni alle divinità da parte dei familiari potevano migliorare le condizioni delle anime nell’aldilà. Nei “Libri acherontici” sarebbero descritti speciali riti di salvazione in grado addirittura di tramutare le anime dei morti in “anime divine”, praticamente divinità di rango inferiore.  Niente male, come prospettiva!

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Tomba degli Auguri, particolare, metà VI sec. a.C., Necropoli dei Monterozzi, Tarquinia

Ad ogni modo, con questa nomea di popolo lugubre e misterioso fu facile, negli anni Settanta del Novecento, scegliere come sfondo gli Etruschi o l’Etruria per alcuni film horror e gialli italiani, come “L’etrusco uccide ancora” o “Assassinio al cimitero etrusco”.

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Locandina del film “L’etrusco uccide ancora”, 1972, regia di A. Crispino

Ma ci piace pensare che, circa 700 anni prima, le pitture etrusche possano avere ispirato nientemeno che Dante nella stesura del suo Inferno.

“Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l’etterno dolore, per me si va tra la perduta gente. Giustizia mosse il mio alto fattore; fecemi la divina podestate, la somma sapïenza e ‘l primo amore. Dinanzi a me non fuor cose create  se non etterne, e io etterno duro.  Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”.

Alla prossima puntata!

Manuela Giammarioli

Fonti:

http://www.archeologicatoscana.it/wp-content/uploads/2009/11/Il-mondo-dellAldil%C3%A0-per-gli-Etruschi.pdf

http://www.antoniobrancadoro.it/etruschi/etrus5.htm

https://www.etruscancorner.com/it/tombe-e-necropoli/tombe-etrusche/

https://books.google.it/books?id=TYplTGlJ388C&pg=PA58&lpg=PA58&dq=etruschi+oltretomba+paura&source=bl&ots=iuOqZaD_O6&sig=6CWMamHIpGXzBhjj_XaBbaTJPB4&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiKmcrThK7TAhVBhiwKHS7CDhAQ6AEIOzAD#v=onepage&q=etruschi%20oltretomba%20paura&f=false

http://gazzetta.arkekairos.org/la-coppia-infernale-i-demoni-vanth-e-charun-nelloltretomba-etrusco/

http://www.camminarenellastoria.it/index/ald_it_etr_11_demoni.html

http://ilmondodiaura.altervista.org/ETRUSCHI/etruschicultomorti.htm

http://www.larth.it/il-regno-dei-morti/

http://www.larth.it/le-tombe/

http://www.oltremagazine.com/site/index.html?id_articolo=673

http://www.canino.info/inserti/monografie/etruschi/tombe_tarquinia/culto_morti.htm

http://www.corriere.it/cultura/14_ottobre_22/etruschi-spiriti-un-popolo-4d0d938e-5a11-11e4-b202-0db625c2538c.shtml

http://www.quartomiglio.it/nw/index.php?option=com_content&view=article&id=17&Itemid=8

 

 

Donne, Iconografia, Usi e costumi, veio, Veio Quotidiana

“Veio quotidiana”, Puntata n.2- Allo specchio con le donne etrusche: il make up

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Velia Velca, Tomba dell’Orco, IV sec. a.C., Necropoli dei Monterozzi, Tarquinia

Eccoci di nuovo alle prese con usi e costumi del popolo etrusco! In questo secondo appuntamento la curiosità –che, si sa, è femmina- ci ha portato a dare uno sguardo a quella che, ora come allora, è una delle principali armi di seduzione delle donne: il trucco!

Come nel caso delle abitudini alimentari di cui abbiamo trattato lo scorso lunedì, anche per questo argomento non possiamo, purtroppo, giovarci dell’ausilio di fonti letterarie, ma dobbiamo basarci principalmente su quelle archeologiche e iconografiche.

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Sarcofago di Larthia Seianti, 150-130 a. C. circa, Museo Archeologico Nazionale, Firenze

Se oggi seguiamo i tutorial su youtube, in cui i make-up artists svelano i segreti della loro arte, quasi tremila anni fa le donne si tramandavano di madre in figlia tutti i consigli relativi alla bellezza.

Come per le greche, per le signore d’Etruria era d’obbligo truccarsi con cura e mentre i prodotti per la profumazione e l’idratazione del corpo venivano ottenuti dai vegetali che crescevano sul territorio etrusco, i belletti e i bistri (pigmenti ottenuti dalla fuliggine mixata con acqua e addensanti naturali) venivano importati.

Alle affascinanti ed emancipate etrusche, piaceva particolarmente curare il loro aspetto: a differenza delle greche, il cui compito era principalmente occuparsi delle faccende domestiche, rivestivano un ruolo di rilievo nella società e potevano anche partecipare ai banchetti conviviali insieme al marito. Avevano ogni tipo di cosmetico, dalle basi per il viso ai belletti per gli occhi, che insieme a spille, specchi, pettini, unguenti e profumi conservavano in veri e propri ‘beauty case’, che avevano a Palestrina (l’antica Praeneste), il loro  centro di produzione e di esportazione.

In molti corredi funerari femminili sono stati ritrovati questi cofanetti, spesso in bronzo  ma anche in legno rivestito di avorio, con inserti di altri materiali (oro, argento, cuoio) sigillati con il mastice: motivo che ha consentito lo studio delle sostanze contenute al loro interno. In particolare, sembra che mentre ombretti, rossetti e il relativo corredo da toilette (spatole, specchi, recipienti per unguenti e profumi, pettini e anche pinzette per i peli superflui!)  fosse conservato in ciste bronzee, contenitori di forma cilindrica con le pareti e il coperchio lisci oppure finemente graffiti, gli elementi colorati (polveri e pigmenti) fossero serbati in cofanetti lignei, talvolta a forma di animale.

I colori per il maquillage venivano tratti da pigmenti naturali, ricavati da pietre e minerali o da piante,  oppure dal carbone.

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Danzatrice, Tomba dei Giocolieri, VI sec. a.C., Tarquinia

Alcune tombe ritrovate a Tarquinia forniscono un’immagine di come dovesse essere importante il gioco dei colori nel maquillage etrusco. Nella Tomba dei Giocolieri, ad esempio, la danzatrice mostra una pelle diafana –così di moda nell’antichità-  in contrasto col nero corvino dei capelli (gli etruschi usavano tingere anche quelli!) e col rosso acceso delle labbra, ottenuto con la terra detta “milton”, utilizzata -così come l’ocra rossa- anche per tingere le guance.

Sembra che gli etruschi avessero una loro ricetta speciale per il fondotinta, che era composto da argilla e terra. In uno dei due balsamari rinvenuti presso una sepoltura ad Orvieto, vi era una base da stendere sul viso, composta da un amalgama di argilla, terra d’ocra e talco per un effetto luminescente, compattati grazie a un po’ di grasso animale.

Per rendere la pelle bianchissima veniva utilizzata la cipria “Far Clusinum”, ricavata dalla polverizzazione della farina di farro di Chiusi.

Per il trucco degli occhi, non c’era che l’imbarazzo della scelta. Gli ombretti consistevano di polveri colorate oppure sostanze grasse, cui venivano aggiunti coloranti minerali o vegetali. I colori più ricercati erano il giallo zafferano, probabilmente ricavato dai fiori di croco come in età romana, e il rosa cenere, ottenuto dai petali di rosa canina; la polvere di malachite, usata in grande quantità, lasciava un’affascinante ombra verde sulle palpebre delle etrusche e il nero fumo ricavato dal carbone d’ossa, veniva usato per sottolineare ciglia e sopracciglia; probabilmente dall’Egitto proveniva una sorta di rimmel nero, contenente stibio.

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Particolare della Tomba degli Scudi, IV sec. a.C., Tarquinia

Da alcune analisi di laboratorio è stato possibile identificare la composizione di un belletto di colore rosso che serviva al trucco delle labbra e dell’areola dei capezzoli: si tratta di sego, grasso animale, con il minerale cinabro, con una deliziosa profumazione di mirto. I rossetti nell’antichità erano composti di elementi vegetali tratti dalla radice del gelso, dell’anchusa e delle foglie di fuco.

Non sono mancati neppure, nei ritrovamenti archeologici, antenati dei moderni pennelli: bastoncini di diversi materiali, dal vetro, all’osso, al metallo, e spatoline con cui applicare il trucco sul viso e sugli occhi.

Meraviglioso il rinvenimento, peraltro recentissimo (24 dicembre 2016), di una sepoltura molto tarda, risalente al III-II secolo a.C., nella campagna di Vulci. La tomba è stata battezzata “Della truccatrice”,  per la scoperta di oggetti pertinenti al make up femminile: una piccola borsetta –originariamente in pelle- che doveva contenere tutto il nécessaire per un aspetto impeccabile, fra cui ritroviamo un cucchiaio di piccole dimensioni in bronzo e addirittura delle perle di terra colorata… simili, per concetto, ai colori per il viso che utilizziamo ancora oggi, e che dovevano essere applicate tramite una spatola, anch’essa bronzea.

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Sarcofago degli sposi, VI sec. a.C, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma

Chissà quanti cuori infrangevano, con quei visi imbellettati, le donne etrusche, così emancipate che durante i banchetti potevano perfino mostrare interesse per altri uomini al di fuori dei mariti… ma questo è un altro argomento, di cui parleremo in un prossimo post di questa rubrica, per un appuntamento bollentissimo col “Sesso ai tempi degli etruschi”! Intanto… al prossimo lunedì! Non mancate!

Manuela Giammarioli

Fonti:

http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/stati/italia/2016/12/28/archeologia-vulci-ritrovata-tomba-della-truccatrice_d037feff-a836-461b-ae72-4ec2eae10e1a.html?idPhoto=1

http://www.lafune.eu/ecco-la-tomba-della-truccatrice-testimonianza-dei-legami-degli-etruschi-di-vulci-con-loriente-e-legitto-dei-tolomei/

http://www.etnobotanica.org/2009/01/06/etruschi-cosmetica/

http://www.specchioromano.it/fondamentali/Lespigolature/2007/MARZO/Tutti%20i%20trucchi%20delle%20donne%20etrusche.htm

http://www.pisaurus.it/forum/viewtopic.php?f=14&t=1596

http://www.quinewsvolterra.it/volterra-il-beauty-case-etrusco.htm

https://books.google.it/books?id=XrmG4l-8UU8C&pg=PA173&lpg=PA173&dq=cosmesi+femminile+etruschi+fonti+letterarie&source=bl&ots=-7A7gc9ttG&sig=-EOhD6CJpfdOk2DJJEwW3kG5kC4&hl=it&sa=X&ei=KUM2VJu0HYfiywP0nICYBA&ved=0CEQQ6AEwBg#v=onepage&q=cosmesi%20femminile%20etruschi%20fonti%20letterarie&f=false

http://www.etruriaoggi.it/tomba-della-truccatrice-alla-ricerca-del-dna-ricostruire-profilo-genetico/

http://www.mymakeup.it/articoli/il-trucco-e-le-civilta-antiche-gli-etruschi.php

http://ilmondodiaura.altervista.org/ETRUSCHI/etruschiabbigliamento.htm

http://allaboutroccosmakeup.blogspot.it/2013/06/le-origini-della-cosmesi-popoli-del_6324.html

Usi e costumi, Veio Quotidiana

“Veio quotidiana”, Puntata n. 1- In cucina con gli etruschi (prima parte)

Inauguriamo oggi una nuova rubrica, che abbiamo pensato di chiamare “Veio quotidiana” e con la quale ogni lunedì contribuiremo (se vorrete!) a rendere più piacevole il vostro inizio settimana con delle brevi letture che vi catapulteranno nell’antica Veio, con usi, abitudini e curiosità sulla vita degli etruschi. Come si viveva nell’antica Etruria? Come si mangiava? Come ci si abbigliava ed abbelliva? Come si amava?

Noi -golosi almeno quanto gli Etruschi- abbiamo pensato di iniziare dalla cucina, per una serie di appuntamenti con narrazioni e ricette… da leccarsi i baffi. Oltretutto, noi di AMICI MAV stiamo meditando anche di coinvolgere chef specializzati nella ricerca e nel recupero dei piatti degli antichi… organizzando cene e pranzi rievocativi per tutti gli Amici degli Amici! Se l’idea vi piace, non perdeteci di vista! 😉

Tomba_dei_Leopardi_Tarquinia
Tarquinia, Tomba dei Leopardi, 473 a. C., Scena di banchetto

Non è facile riassumere le abitudini alimentari di una civiltà così longeva ed eterogenea, che ha vissuto nel vasto territorio che dalla Toscana, Umbria e Lazio settentrionale si espanse poi a tutta la zona compresa fra la Pianura Padana e la Campania.

Sugli etruschi, oltretutto, non abbiamo fonti dirette come accade per i Romani, sulla cui cucina sono giunti fino a noi dei veri e propri ricettari; piatti ed abitudini alimentari di questa popolazione sono stati ricavati con lo studio dei reperti ossei animali e dei resti vegetali rinvenuti negli scarichi degli abitati e attraverso l’osservazione del vasellame, dei corredi ritrovati presso le sepolture e dei disegni sulle tombe, come quella dei Rilievi a Cerveteri. Con il contributo delle più svariate tecniche, dall’analisi dei pollini ritrovati nelle campionature delle stratigrafie, che permette di comprendere il paesaggio vegetale ed agricolo in un certo lasso temporale; dalla datazione con il carbonio14 fino a quelle sul DNA, antropologi quali Sergio Grasso, specializzato in alimentazione, sono stati in grado di fornirci un riscontro discretamente preciso su quello che poteva essere il menù del popolo etrusco.

Con l’Età del Ferro si affermò la policoltura. Molto utilizzati erano i cereali, soprattutto farro, frumento, panìco ed orzo, per i quali gli Etruschi si giovavano di evoluti sistemi di coltivazione, basati sulla rotazione delle colture.  Con le farine di cereali venivano preparate frittelle e focacce e le zuppe di cereali erano fra i principali piatti della dieta etrusca; con i cereali era inoltre spesso cucinata una sorta di polenta, la “puls” dei latini. Frequenti erano anche le zuppe di verdura, da cui discende l’acquacotta della tradizione viterbese. Gli ortaggi più utilizzati erano il cavolo, la lattuga e il porro, mentre ai ricchi era riservato il consumo di carciofi e asparagi.

La frutta era assunta da tutti, soprattutto pere, mele e frutta secca: erano utilizzate ampiamente nocciole, mandorle e castagne, per cucinare o crude, per aprire o chiudere il pasto in bellezza. Ancora sconosciuti invece erano gli agrumi, coltivati in Italia a partire dalla fine dell’Impero Romano. Il pane, che si diffuse prima in Etruria e poi a Roma, non conteneva sale; il popolo etrusco ne conosceva di diversi tipi, di cui uno addirittura simile alla nostra piadina!

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Macellazione, particolare dell’Hydria “Ricci”. Cerveteri, circa 520 a. C. Museo nazionale etrusco di Villa Giulia, Roma.

Frequente era il consumo di carne –bollita in calderoni di bronzo oppure arrostita o anche cotta allo spiedo- in una prima fase soprattutto di animali allevati, tra cui il maiale doveva avere un ruolo preponderante a causa dei numerosi lecci, cerri e querce (e dunque ghiande) del territorio; anche il ghiro sembra fosse allevato a fini alimentari, così come le galline e i galli. In quest’epoca la caccia -specie quella di animali più “nobili”, quali il cervo- era riservata ai gruppi gentilizi delle aristocrazie emergenti. Frequente era la caccia al cinghiale, ma nei banchetti dell’antica Etruria si potevano trovare anche animali più insoliti, come la volpe e il tasso. Una curiosità sulla carne è che la produzione del prosciutto in Italia si può far risalire proprio alla civiltà etrusca del VI-V secolo a.C.

Anche il pesce era utilizzato dagli abitanti delle città collocate lungo la costa; in particolare venivano consumati tonno, pesce spada e razza, ma anche anguille, orate e spigole, nelle aree di Orbetello e Maccarese.

Sulle tavole etrusche non mancavano neppure le uova, con le quali spesso si aprivano i banchetti e che si ritrovano in numerosi dipinti e come riproduzioni in terracotta presso molte tombe, quali simbolo e augurio di rinascita a nuova vita.

Il condimento per eccellenza era già allora il principe della cucina mediterranea: l’olio d’oliva. Utilizzati per insaporire i cibi erano prezzemolo, alloro, rosmarino, pepe, mentuccia, bacche e tuberi; i nobili consumavano la cipolla con molta moderazione e soprattutto cotta, mentre i servi ne mangiavano in quantità, specialmente cruda; l’aglio era utilizzatissimo, anche per le sue qualità benefiche e curative.

Presenti nella dieta anche latte e formaggi. Gli Etruschi trasmisero, anzi, ai Romani l’utilizzo di cagli di tipo vegetale quali il cardo e il fico.

Ma questi “schiavi del ventre”, come amavano definirli i romani (“gastriduloi”), non si facevano mancare proprio nulla: nel loro menù erano presenti addirittura le conserve sotto aceto e pure il tartufo era conosciuto, utilizzato e certamente protagonista di riti per gli dèi.

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Suppellettili etrusche, particolare. Rilievo stuccato, pilastro di sostegno, 325-320 a.C. Necropoli della Banditaccia, Cerveteri

Sembra che gli etruschi cucinassero, inoltre, qualcosa di simile alla nostra pasta: ad esempio all’interno della tomba, da noi già menzionata, denominata “Grotta bella” di Cerveteri, risalente al IV secolo a.C.,  sui bassorilievi marmorei dei pilastri sono stati scolpiti una spianatoia, un matterello, il sacchetto per spolverare la farina sulla tavola affinché l’impasto non si attacchi, il mestolino per l’acqua, il coltello per tagliare la sfoglia ed una rotella per il taglio ondulato (Fusco, 1989), strumenti ancora oggi utilizzati per lavorare la pasta. In numerose altre sepolture sono stati rinvenuti attrezzi simili a scolapasta. Non possiamo, tuttavia, fornire dati certi sull’argomento, in quanto nessun elemento è supportato da fonti letterarie. Interessante notare, comunque, che secondo alcune ricostruzioni gli etruschi dovevano produrre qualcosa di somigliante alla lasagna di farro, tanto “di moda” anche oggi!

E se ancora ai giorni nostri “dulcis in fundo”, anche gli antichi abitanti dell’Etruria chiudevano i banchetti con frutta e torte a base di  uova, formaggio e miele.

Le informazioni più numerose sul tema dell’alimentazione provengono, comunque, dagli ambienti nobili della società etrusca che hanno lasciato più testimonianze, mentre poco conosciamo delle abitudini alimentari del popolo; un nostro prossimo approfondimento si occuperà proprio di questo tema, analizzando le terrecotte votive che simulavano piatti di legumi o forme di pane offerte agli dèi.

Allora? Vi abbiamo fatto venire fame? Vi diamo appuntamento a lunedì con un altro flash sulla vita degli etruschi!

Manuela Giammarioli

Fonti:

http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/minisiti/alimentazione/sezioni/etastorica/etruria/

http://saperefood.it/a-tavola-con-gli-etruschi-ecco-il-menu-di-3mila-anni-fa/

http://www.necropoliditarquinia.it/blog/151-etruschi-in-cucina

http://www.academiabarilla.it/italian-food-academy/secoli-tavola/cucina-degli-etruschi.aspx

http://www.pressandarcheos.com/articoli/la-cucina-etrusca-a-tavola-col-lucumone/

http://www.ersa.fvg.it/tematiche/settore-lattiero-caseario/il-formaggio-tra-leggenda-mitologia-e-storia

https://archeoricette.com

http://www.irasenna.org/index.php?option=com_content&view=article&id=75&Itemid=81

http://www.taralloro.it/pages/curiosita/storia/default.php