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Da oggi a Formello ci si sposa “all’Etrusca”. Matrimoni civili ricostruiti sul modello dell’antica Etruria da archeologi e rievocatori: una proposta inedita nel Lazio

 

Una cerimonia nuziale ricostruita filologicamente, nei dettagli, secondo la tradizione etrusca, che si integri al rito civile: questa la proposta elaborata dall’associazione di promozione sociale Amici del Museo dell’Agro Veientano, affidataria da marzo 2017 del servizio di gestione dell’omonimo spazio museale. Un’offerta finora inedita nel Lazio ma accessibile, da oggi, a tutti coloro che vogliano contrarre matrimonio a pochi chilometri da Roma, sul suolo del Comune di Formello.

Il progetto sfrutta la deliberazione n. 108 del 09.08.2016, secondo la quale è possibile celebrare le nozze civili in tutte le aree demaniali del Comune. Sabato 8 luglio, ore 18:30, nel cortile della storica dimora di Palazzo Chigi, fulcro dell’accoglienza turistica formellese,  verrà dato un saggio del matrimonio etrusco attraverso la messa in campo di una rievocazione storica, in collaborazione con il progetto Anticae Viae: un uomo, abbigliato secondo la moda dell’epoca, attenderà l’arrivo del corteo nuziale e della sua promessa sposa, con cui convolerà a nozze secondo il rituale utilizzato dagli Etruschi oltre 2500 anni fa.

Lo scopo dell’iniziativa è duplice: dal punto di vista “spaziale”, la valorizzazione del territorio di Veio e dell’Ager Veientanus, ricco di luoghi potenti e significativi; dal punto di vista “temporale”, la rievocazione e la diffusione di usi e costumi dell’affascinante civiltà etrusca, che già riecheggiano nei reperti contenuti nel Museo dell’Agro Veientano. Il fine ultimo, che è poi il traguardo finale dell’associazione, è quello di dare vita a un turismo sostenibile sul territorio, richiamando curiosi e interessati da Roma e dai paesi limitrofi.

Il matrimonio etrusco, ricostruito finemente da archeologi professionisti ed abili rievocatori storici, sarà dunque alla portata di tutti e potrà essere svolto in un bosco, una grotta, un cunicolo o il prato intorno a una cascata, ma anche al centro del Paese o presso lo stesso museo etrusco, luoghi d’elezione per celebrare nozze originali in un ambiente non asettico come quello delle sale comunali, ma anzi pregno di storia e di cultura.

Il matrimonio potrà essere completato con la cerimonia della promessa di matrimonio, caratteristica e densa di simboli, da svolgere il giorno prima delle nozze. Originale anche “l’addio al nubilato” etrusco, un divertente incontro fra amiche negli spazi del MAV, tra sessioni di acconciatura antica e racconti sulla femminilità e sulla sensualità dei nostri antenati, così lontani nei tempi, così moderni e vicini nei gesti e nelle mode.

 

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Per maggiori informazioni sui matrimoni a tema etrusco:

matrimoni.amicimav@gmail.com

 

Per ulteriori dettagli sull’evento “Veio. Il fascino della Frontiera Etrusca”

https://www.facebook.com/veiofrontieraetrusca/

 

 

 

Agro Veientano, Donne, Usi e costumi, veio, Veio Quotidiana

“Veio Quotidiana”, puntata n. 3- La moda per gli Etruschi fra cappelli a punta, perizomi e stivaletti

Eccoci al terzo appuntamento di “Veio Quotidiana”! Oggi parleremo della moda nel mondo degli Etruschi: il loro abbigliamento, che possiamo ricostruire nei dettagli soprattutto grazie ai vasi dipinti e alle pitture murali rinvenute nelle tombe, era di tale eleganza che il motto “vestire all’etrusca” divenne usuale, presso i Romani, per indicare particolare raffinatezza.

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Tomba del Triclinio, V sec. a.C., Museo Nazionale, Tarquinia

E in effetti questo popolo teneva molto -proprio come noi- al proprio stile e vestiario, che poteva variare in base alle tendenze del momento e al ceto sociale di appartenenza. L’alta moda, ovviamente, apparteneva solo alle classi più abbienti! Gli Etruschi dal VII secolo a.C. si ispirarono soprattutto alla moda greca, di cui furono mediatori per l’Italia antica, tanto che le donne d’Etruria furono considerate “maestre di gusto” da quelle romane.

Grazie alle attività di commercio e navigazione praticate, il popolo etrusco importò i tessuti più fini e pregiati dall’Oriente, mentre altre stoffe venivano tessute in casa, come dimostrano gli strumenti  rinvenuti in numerosi scavi archeologici. Erano utilizzati soprattutto la lana e il lino, sia nel loro colore naturale che nei colori più variopinti e anche decorati con diverse fantasie che farebbero invidia agli stilisti contemporanei, quali scacchi e losanghe, e impreziositi da frange e ricami, addirittura a filo d’oro oppure decorati con lamine d’oro cucite sulla stoffa, su cui erano impressi palmette, rosette e decorazioni geometriche. Tra il VII e il V sec. a.C. ci fu il boom delle stoffe ricamate con un motivo a rete, utilizzato sia per le tuniche che per i mantelli. Usualmente, comunque, la lana era coloratissima, mentre il lino era più gradito grezzo.

Dall’età orientalizzante (730-580 a.C.) in poi, si possono reperire abiti unisex accanto ad altri cuciti appositamente per gli uomini o per le donne.

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Apollo di Veio, fine VI sec. a.C., Museo nazionale etrusco di Villa Giulia, Roma

Se si eccettuano  i servi e gli atleti, ai quali era lecito non indossare alcun capo di vestiario (la nudità non era motivo di scandalo!), gli uomini etruschi mettevano una sorta di gonnellino ricamato, sostituito dalla seconda metà del VI secolo a.C. dal ‘chitone’, l’abito portato comunemente anche nella Grecia antica e declinato, in Etruria, in diverse varietà. A seconda della stagione, poteva essere in lana oppure in lino; la popolazione maschile ne indossava una versione corta fino al ginocchio (come nel caso dell’Apollo di Veio!), gli anziani ne mettevano invece una tipologia più allungata, le donne portavano una tunica leggera e lunga fino ai piedi, spesso con bordatura ricamata e fermata sotto il seno o in vita da una cinta; i giovani, così come gli atleti durante le gare, ne indossavano una versione più corta, il cosiddetto “chitonisco”.

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Anfora da Vulci, Pittore di Paride, Antikensammlung, Monaco

Fino all’epoca arcaica, e ancora nel  V secolo a.C., gli uomini andavano spavaldamente in giro a torso nudo;  successivamente si diffuse l’uso di un giubbetto o tunica corta sovrastata da un mantello che, in un secondo momento, divenne più ampio e si trasformò nel tèbennos o  tebenna (la futura ‘toga’ dei Romani): un ampio manto tipicamente etrusco, di forma semicircolare, utilizzato come sopravveste sia dalle donne che dagli uomini e che poteva essere indossato in diversi modi. Gli uomini erano soliti portarlo fermandolo con una fibula, tolta la quale il manto si trasformava in una calda coperta.

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Particolare dell’affresco della Tomba dei Leopardi, 473 a.C., Tarquinia

Accanto alla tebenna sussistevano diversi mantelli di forma rettangolare che, nel caso delle donne, arrivavano a coprire anche il capo.

Un indumento prettamente maschile, invece, fu il perizoma: un panno simile a shorts, portato nel VII sec. a. C., e che ebbe vita breve, tanto che già nella seconda metà del VI secolo a.C. –con l’arrivo di nuove tendenze dalla Grecia- cadde in disuso in favore di un chitone cortissimo.

Solo negli armadi femminili –spesso d’ispirazione orientaleggiante- troviamo invece caratteristiche casacche, gonne, corpetti e giacchetti colorati o ricamati. Soprattutto le donne –ma pure gli uomini, seppure in misura minore- utilizzavano inoltre come ornamento splendidi gioielli: collane, bracciali, fibule, diademi, anelli, orecchini, pettorali in oro, argento, bronzo ed elettro, una lega di oro e argento molto diffusa all’epoca. Ma dei gioielli parleremo più approfonditamente in una delle prossime puntate di ‘Veio Quotidiana’!

E per le patite di scarpe? Qualche “chicca”? Innanzitutto, va detto che le calzature etrusche erano di tale eleganza e raffinatezza da essere non solo conosciute, ma anche richieste ovunque, in tutta l’Italia antica e perfino ad Atene. Esse erano in cuoio o stoffa arricchita da ricami.  Tipici erano quelli che i Romani chiamavano calcei repandi, scarpe colorate dalla forma allungata, che imitavano i modelli greco-orientali e che andavano molto di moda nel VI secolo a.C.: esse erano rialzate nella parte posteriore e con la parte anteriore a punta rivolta all’insù (in effetti, in loro nome significa letteralmente “calzature ricurve”. Curiose, no?) Questa tipologia di scarpe può essere ammirata nel Sarcofago degli Sposi e negli affreschi della tomba degli Àuguri, solo per citare un paio di esempi.

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Particolare della Tomba delle leonesse, 520 a.C., Tarquinia

 

Ma gli Etruschi indossavano anche sandali bassi con la suola di legno, talvolta anche piuttosto alta, e stringhe di cuoio, di cui rimangono esemplari frammentari: nella tomba 80 di Bisenzio, ad esempio, sono stati ritrovati sandali con lacci dorati e montature bronzee, risalenti al VI secolo a.C.. Diffusi erano anche gli zoccoli in legno, con snodi in bronzo, montati in modo da consentire una perfetta aderenza del piede alla suola.

A questa “collezione”, così variegata che farebbe impallidire Carrie Bradshaw, non potevano certo mancare gli stivaletti stretti da stringhe, più tardi adottati dai Romani delle upper classes, che li battezzarono calcei patricii.

Ma gli Etruschi non tralasciavano proprio nessun dettaglio. Al contrario dei Greci, che indossavano cappelli solo durante i viaggi e in poche altre occasioni, gli Etruschi (fino almeno al V secolo a.C., quando cominciarono a preferire il capo scoperto), utilizzavano varie tipologie di copricapo, che potevano indicare l’appartenenza alle diverse classi sociali. Il tutulus, utilizzato sia dagli uomini che dalle donne nel VI sec. a.C., era un berretto di stoffa ricamata dalla forma a cupola; gli aruspici utilizzavano un cappello in lana o pelle a falda larga con la punta cilindrica;  sacerdoti e divinità avevano come attributo un cappello a punta o a cappuccio; vi era infine il pétatos, anch’esso a falde larghe, utilizzato soprattutto dalle classi sociali inferiori.

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Tomba degli Auguri, 540-530 a.C., Tarquinia

Talvolta gli uomini mettevano sulla testa, al posto del copricapo, un sottile cerchio imbottito, mentre le donne portavano meravigliosi diademi di perle.

I sofisticati abiti degli etruschi, oggi, rivivono in tutto il loro fascino nei migliori eventi di rievocazione storica, in manifestazioni al confine fra didattica e spettacolo, che stanno diventando uno dei  modi con cui più volentieri gli Italiani si approcciano all’Antico. Noi di Amici MAV, a tale proposito… ci stiamo attrezzando! Restate con noi e ne vedrete delle belle!

Manuela Giammarioli

Fonti:

Roberto Bosi, Il libro degli etruschi, Bompiani Editore, Milano, 1983.

https://books.google.it/books?id=tU5UlnBaMJ4C&pg=PA83&lpg=PA83&dq=etruschi+sandali+suola&source=bl&ots=Ivgr0jlMQ9&sig=zPXgVc37Y2MmMQe30VuahbH4ID4&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjd94m2l5rTAhXObZoKHbpbAYcQ6AEIQjAK#v=onepage&q=etruschi%20sandali%20suola&f=false

http://www.glietruschivt.altervista.org/vita_e_costumi_12.html

https://books.google.it/books?id=Q-drBgE_lB0C&pg=PA46&lpg=PA46&dq=etruschi+abbigliamento+scacchi+losanghe&source=bl&ots=JkWD7XjD_3&sig=pTWw0PXI6d-JO9jvDGhcdY5JWh4&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwj0jLKBrZjTAhXhIJoKHdXDBt4Q6AEIIDAB#v=onepage&q=etruschi%20abbigliamento%20scacchi%20losanghe&f=false

https://books.google.it/books?id=8GS2PecOg2QC&pg=PA2&lpg=PA2&dq=etruschi+perizoma+uomini&source=bl&ots=jbitK72J_1&sig=fa45n10dwflAyOEn-lQUgFaroX8&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjLlaevz5jTAhVMGZoKHXxoDbMQ6AEIGjAA#v=onepage&q=etruschi%20perizoma%20uomini&f=false

https://books.google.it/books?id=xDe-Y5UMD0EC&pg=PA55&lpg=PA55&dq=abbigliamento+etrusco&source=bl&ots=CRj5xhyH6E&sig=FE9fXhLUWFE68PTypt0oKhbBuIY&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjY9_XfoJjTAhWjHpoKHWSeDlQ4ChDoAQgzMAQ#v=onepage&q=abbigliamento%20etrusco&f=false

https://books.google.it/books?id=8GS2PecOg2QC&pg=PA3&lpg=PA3&dq=tebenna+mantello+rettangolare&source=bl&ots=jbitK70H-Z&sig=vJ1QksrQ-h654YIgNJgMps8XnqE&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiV3euYx5jTAhWrHpoKHT7qAAMQ6AEIGjAA#v=onepage&q=tebenna%20mantello%20rettangolare&f=false

http://ilmondodiaura.altervista.org/ETRUSCHI/etruschiabbigliamento.htm

http://www.romanoimpero.com/2010/04/labbigliamento.html

http://www.quinewsvolterra.it/volterra-rovistando-nellarmadio-degli-etruschi.htm

http://www.larth.it/la-moda/

Donne, Iconografia, Usi e costumi, veio, Veio Quotidiana

“Veio quotidiana”, Puntata n.2- Allo specchio con le donne etrusche: il make up

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Velia Velca, Tomba dell’Orco, IV sec. a.C., Necropoli dei Monterozzi, Tarquinia

Eccoci di nuovo alle prese con usi e costumi del popolo etrusco! In questo secondo appuntamento la curiosità –che, si sa, è femmina- ci ha portato a dare uno sguardo a quella che, ora come allora, è una delle principali armi di seduzione delle donne: il trucco!

Come nel caso delle abitudini alimentari di cui abbiamo trattato lo scorso lunedì, anche per questo argomento non possiamo, purtroppo, giovarci dell’ausilio di fonti letterarie, ma dobbiamo basarci principalmente su quelle archeologiche e iconografiche.

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Sarcofago di Larthia Seianti, 150-130 a. C. circa, Museo Archeologico Nazionale, Firenze

Se oggi seguiamo i tutorial su youtube, in cui i make-up artists svelano i segreti della loro arte, quasi tremila anni fa le donne si tramandavano di madre in figlia tutti i consigli relativi alla bellezza.

Come per le greche, per le signore d’Etruria era d’obbligo truccarsi con cura e mentre i prodotti per la profumazione e l’idratazione del corpo venivano ottenuti dai vegetali che crescevano sul territorio etrusco, i belletti e i bistri (pigmenti ottenuti dalla fuliggine mixata con acqua e addensanti naturali) venivano importati.

Alle affascinanti ed emancipate etrusche, piaceva particolarmente curare il loro aspetto: a differenza delle greche, il cui compito era principalmente occuparsi delle faccende domestiche, rivestivano un ruolo di rilievo nella società e potevano anche partecipare ai banchetti conviviali insieme al marito. Avevano ogni tipo di cosmetico, dalle basi per il viso ai belletti per gli occhi, che insieme a spille, specchi, pettini, unguenti e profumi conservavano in veri e propri ‘beauty case’, che avevano a Palestrina (l’antica Praeneste), il loro  centro di produzione e di esportazione.

In molti corredi funerari femminili sono stati ritrovati questi cofanetti, spesso in bronzo  ma anche in legno rivestito di avorio, con inserti di altri materiali (oro, argento, cuoio) sigillati con il mastice: motivo che ha consentito lo studio delle sostanze contenute al loro interno. In particolare, sembra che mentre ombretti, rossetti e il relativo corredo da toilette (spatole, specchi, recipienti per unguenti e profumi, pettini e anche pinzette per i peli superflui!)  fosse conservato in ciste bronzee, contenitori di forma cilindrica con le pareti e il coperchio lisci oppure finemente graffiti, gli elementi colorati (polveri e pigmenti) fossero serbati in cofanetti lignei, talvolta a forma di animale.

I colori per il maquillage venivano tratti da pigmenti naturali, ricavati da pietre e minerali o da piante,  oppure dal carbone.

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Danzatrice, Tomba dei Giocolieri, VI sec. a.C., Tarquinia

Alcune tombe ritrovate a Tarquinia forniscono un’immagine di come dovesse essere importante il gioco dei colori nel maquillage etrusco. Nella Tomba dei Giocolieri, ad esempio, la danzatrice mostra una pelle diafana –così di moda nell’antichità-  in contrasto col nero corvino dei capelli (gli etruschi usavano tingere anche quelli!) e col rosso acceso delle labbra, ottenuto con la terra detta “milton”, utilizzata -così come l’ocra rossa- anche per tingere le guance.

Sembra che gli etruschi avessero una loro ricetta speciale per il fondotinta, che era composto da argilla e terra. In uno dei due balsamari rinvenuti presso una sepoltura ad Orvieto, vi era una base da stendere sul viso, composta da un amalgama di argilla, terra d’ocra e talco per un effetto luminescente, compattati grazie a un po’ di grasso animale.

Per rendere la pelle bianchissima veniva utilizzata la cipria “Far Clusinum”, ricavata dalla polverizzazione della farina di farro di Chiusi.

Per il trucco degli occhi, non c’era che l’imbarazzo della scelta. Gli ombretti consistevano di polveri colorate oppure sostanze grasse, cui venivano aggiunti coloranti minerali o vegetali. I colori più ricercati erano il giallo zafferano, probabilmente ricavato dai fiori di croco come in età romana, e il rosa cenere, ottenuto dai petali di rosa canina; la polvere di malachite, usata in grande quantità, lasciava un’affascinante ombra verde sulle palpebre delle etrusche e il nero fumo ricavato dal carbone d’ossa, veniva usato per sottolineare ciglia e sopracciglia; probabilmente dall’Egitto proveniva una sorta di rimmel nero, contenente stibio.

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Particolare della Tomba degli Scudi, IV sec. a.C., Tarquinia

Da alcune analisi di laboratorio è stato possibile identificare la composizione di un belletto di colore rosso che serviva al trucco delle labbra e dell’areola dei capezzoli: si tratta di sego, grasso animale, con il minerale cinabro, con una deliziosa profumazione di mirto. I rossetti nell’antichità erano composti di elementi vegetali tratti dalla radice del gelso, dell’anchusa e delle foglie di fuco.

Non sono mancati neppure, nei ritrovamenti archeologici, antenati dei moderni pennelli: bastoncini di diversi materiali, dal vetro, all’osso, al metallo, e spatoline con cui applicare il trucco sul viso e sugli occhi.

Meraviglioso il rinvenimento, peraltro recentissimo (24 dicembre 2016), di una sepoltura molto tarda, risalente al III-II secolo a.C., nella campagna di Vulci. La tomba è stata battezzata “Della truccatrice”,  per la scoperta di oggetti pertinenti al make up femminile: una piccola borsetta –originariamente in pelle- che doveva contenere tutto il nécessaire per un aspetto impeccabile, fra cui ritroviamo un cucchiaio di piccole dimensioni in bronzo e addirittura delle perle di terra colorata… simili, per concetto, ai colori per il viso che utilizziamo ancora oggi, e che dovevano essere applicate tramite una spatola, anch’essa bronzea.

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Sarcofago degli sposi, VI sec. a.C, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma

Chissà quanti cuori infrangevano, con quei visi imbellettati, le donne etrusche, così emancipate che durante i banchetti potevano perfino mostrare interesse per altri uomini al di fuori dei mariti… ma questo è un altro argomento, di cui parleremo in un prossimo post di questa rubrica, per un appuntamento bollentissimo col “Sesso ai tempi degli etruschi”! Intanto… al prossimo lunedì! Non mancate!

Manuela Giammarioli

Fonti:

http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/stati/italia/2016/12/28/archeologia-vulci-ritrovata-tomba-della-truccatrice_d037feff-a836-461b-ae72-4ec2eae10e1a.html?idPhoto=1

http://www.lafune.eu/ecco-la-tomba-della-truccatrice-testimonianza-dei-legami-degli-etruschi-di-vulci-con-loriente-e-legitto-dei-tolomei/

http://www.etnobotanica.org/2009/01/06/etruschi-cosmetica/

http://www.specchioromano.it/fondamentali/Lespigolature/2007/MARZO/Tutti%20i%20trucchi%20delle%20donne%20etrusche.htm

http://www.pisaurus.it/forum/viewtopic.php?f=14&t=1596

http://www.quinewsvolterra.it/volterra-il-beauty-case-etrusco.htm

https://books.google.it/books?id=XrmG4l-8UU8C&pg=PA173&lpg=PA173&dq=cosmesi+femminile+etruschi+fonti+letterarie&source=bl&ots=-7A7gc9ttG&sig=-EOhD6CJpfdOk2DJJEwW3kG5kC4&hl=it&sa=X&ei=KUM2VJu0HYfiywP0nICYBA&ved=0CEQQ6AEwBg#v=onepage&q=cosmesi%20femminile%20etruschi%20fonti%20letterarie&f=false

http://www.etruriaoggi.it/tomba-della-truccatrice-alla-ricerca-del-dna-ricostruire-profilo-genetico/

http://www.mymakeup.it/articoli/il-trucco-e-le-civilta-antiche-gli-etruschi.php

http://ilmondodiaura.altervista.org/ETRUSCHI/etruschiabbigliamento.htm

http://allaboutroccosmakeup.blogspot.it/2013/06/le-origini-della-cosmesi-popoli-del_6324.html

Usi e costumi, Veio Quotidiana

“Veio quotidiana”, Puntata n. 1- In cucina con gli etruschi (prima parte)

Inauguriamo oggi una nuova rubrica, che abbiamo pensato di chiamare “Veio quotidiana” e con la quale ogni lunedì contribuiremo (se vorrete!) a rendere più piacevole il vostro inizio settimana con delle brevi letture che vi catapulteranno nell’antica Veio, con usi, abitudini e curiosità sulla vita degli etruschi. Come si viveva nell’antica Etruria? Come si mangiava? Come ci si abbigliava ed abbelliva? Come si amava?

Noi -golosi almeno quanto gli Etruschi- abbiamo pensato di iniziare dalla cucina, per una serie di appuntamenti con narrazioni e ricette… da leccarsi i baffi. Oltretutto, noi di AMICI MAV stiamo meditando anche di coinvolgere chef specializzati nella ricerca e nel recupero dei piatti degli antichi… organizzando cene e pranzi rievocativi per tutti gli Amici degli Amici! Se l’idea vi piace, non perdeteci di vista! 😉

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Tarquinia, Tomba dei Leopardi, 473 a. C., Scena di banchetto

Non è facile riassumere le abitudini alimentari di una civiltà così longeva ed eterogenea, che ha vissuto nel vasto territorio che dalla Toscana, Umbria e Lazio settentrionale si espanse poi a tutta la zona compresa fra la Pianura Padana e la Campania.

Sugli etruschi, oltretutto, non abbiamo fonti dirette come accade per i Romani, sulla cui cucina sono giunti fino a noi dei veri e propri ricettari; piatti ed abitudini alimentari di questa popolazione sono stati ricavati con lo studio dei reperti ossei animali e dei resti vegetali rinvenuti negli scarichi degli abitati e attraverso l’osservazione del vasellame, dei corredi ritrovati presso le sepolture e dei disegni sulle tombe, come quella dei Rilievi a Cerveteri. Con il contributo delle più svariate tecniche, dall’analisi dei pollini ritrovati nelle campionature delle stratigrafie, che permette di comprendere il paesaggio vegetale ed agricolo in un certo lasso temporale; dalla datazione con il carbonio14 fino a quelle sul DNA, antropologi quali Sergio Grasso, specializzato in alimentazione, sono stati in grado di fornirci un riscontro discretamente preciso su quello che poteva essere il menù del popolo etrusco.

Con l’Età del Ferro si affermò la policoltura. Molto utilizzati erano i cereali, soprattutto farro, frumento, panìco ed orzo, per i quali gli Etruschi si giovavano di evoluti sistemi di coltivazione, basati sulla rotazione delle colture.  Con le farine di cereali venivano preparate frittelle e focacce e le zuppe di cereali erano fra i principali piatti della dieta etrusca; con i cereali era inoltre spesso cucinata una sorta di polenta, la “puls” dei latini. Frequenti erano anche le zuppe di verdura, da cui discende l’acquacotta della tradizione viterbese. Gli ortaggi più utilizzati erano il cavolo, la lattuga e il porro, mentre ai ricchi era riservato il consumo di carciofi e asparagi.

La frutta era assunta da tutti, soprattutto pere, mele e frutta secca: erano utilizzate ampiamente nocciole, mandorle e castagne, per cucinare o crude, per aprire o chiudere il pasto in bellezza. Ancora sconosciuti invece erano gli agrumi, coltivati in Italia a partire dalla fine dell’Impero Romano. Il pane, che si diffuse prima in Etruria e poi a Roma, non conteneva sale; il popolo etrusco ne conosceva di diversi tipi, di cui uno addirittura simile alla nostra piadina!

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Macellazione, particolare dell’Hydria “Ricci”. Cerveteri, circa 520 a. C. Museo nazionale etrusco di Villa Giulia, Roma.

Frequente era il consumo di carne –bollita in calderoni di bronzo oppure arrostita o anche cotta allo spiedo- in una prima fase soprattutto di animali allevati, tra cui il maiale doveva avere un ruolo preponderante a causa dei numerosi lecci, cerri e querce (e dunque ghiande) del territorio; anche il ghiro sembra fosse allevato a fini alimentari, così come le galline e i galli. In quest’epoca la caccia -specie quella di animali più “nobili”, quali il cervo- era riservata ai gruppi gentilizi delle aristocrazie emergenti. Frequente era la caccia al cinghiale, ma nei banchetti dell’antica Etruria si potevano trovare anche animali più insoliti, come la volpe e il tasso. Una curiosità sulla carne è che la produzione del prosciutto in Italia si può far risalire proprio alla civiltà etrusca del VI-V secolo a.C.

Anche il pesce era utilizzato dagli abitanti delle città collocate lungo la costa; in particolare venivano consumati tonno, pesce spada e razza, ma anche anguille, orate e spigole, nelle aree di Orbetello e Maccarese.

Sulle tavole etrusche non mancavano neppure le uova, con le quali spesso si aprivano i banchetti e che si ritrovano in numerosi dipinti e come riproduzioni in terracotta presso molte tombe, quali simbolo e augurio di rinascita a nuova vita.

Il condimento per eccellenza era già allora il principe della cucina mediterranea: l’olio d’oliva. Utilizzati per insaporire i cibi erano prezzemolo, alloro, rosmarino, pepe, mentuccia, bacche e tuberi; i nobili consumavano la cipolla con molta moderazione e soprattutto cotta, mentre i servi ne mangiavano in quantità, specialmente cruda; l’aglio era utilizzatissimo, anche per le sue qualità benefiche e curative.

Presenti nella dieta anche latte e formaggi. Gli Etruschi trasmisero, anzi, ai Romani l’utilizzo di cagli di tipo vegetale quali il cardo e il fico.

Ma questi “schiavi del ventre”, come amavano definirli i romani (“gastriduloi”), non si facevano mancare proprio nulla: nel loro menù erano presenti addirittura le conserve sotto aceto e pure il tartufo era conosciuto, utilizzato e certamente protagonista di riti per gli dèi.

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Suppellettili etrusche, particolare. Rilievo stuccato, pilastro di sostegno, 325-320 a.C. Necropoli della Banditaccia, Cerveteri

Sembra che gli etruschi cucinassero, inoltre, qualcosa di simile alla nostra pasta: ad esempio all’interno della tomba, da noi già menzionata, denominata “Grotta bella” di Cerveteri, risalente al IV secolo a.C.,  sui bassorilievi marmorei dei pilastri sono stati scolpiti una spianatoia, un matterello, il sacchetto per spolverare la farina sulla tavola affinché l’impasto non si attacchi, il mestolino per l’acqua, il coltello per tagliare la sfoglia ed una rotella per il taglio ondulato (Fusco, 1989), strumenti ancora oggi utilizzati per lavorare la pasta. In numerose altre sepolture sono stati rinvenuti attrezzi simili a scolapasta. Non possiamo, tuttavia, fornire dati certi sull’argomento, in quanto nessun elemento è supportato da fonti letterarie. Interessante notare, comunque, che secondo alcune ricostruzioni gli etruschi dovevano produrre qualcosa di somigliante alla lasagna di farro, tanto “di moda” anche oggi!

E se ancora ai giorni nostri “dulcis in fundo”, anche gli antichi abitanti dell’Etruria chiudevano i banchetti con frutta e torte a base di  uova, formaggio e miele.

Le informazioni più numerose sul tema dell’alimentazione provengono, comunque, dagli ambienti nobili della società etrusca che hanno lasciato più testimonianze, mentre poco conosciamo delle abitudini alimentari del popolo; un nostro prossimo approfondimento si occuperà proprio di questo tema, analizzando le terrecotte votive che simulavano piatti di legumi o forme di pane offerte agli dèi.

Allora? Vi abbiamo fatto venire fame? Vi diamo appuntamento a lunedì con un altro flash sulla vita degli etruschi!

Manuela Giammarioli

Fonti:

http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/minisiti/alimentazione/sezioni/etastorica/etruria/

http://saperefood.it/a-tavola-con-gli-etruschi-ecco-il-menu-di-3mila-anni-fa/

http://www.necropoliditarquinia.it/blog/151-etruschi-in-cucina

http://www.academiabarilla.it/italian-food-academy/secoli-tavola/cucina-degli-etruschi.aspx

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