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“Veio Quotidiana”, puntata n.9: “Le Etrusche: ma quante idee per la testa!” Acconciature e altre fanaticherie per capelli, nell’antichità

Ma quanto erano vanitose, le donne etrusche? Abbiamo già parlato, in alcune delle puntate precedenti di Veio Quotidiana, di quanto fossero attente alla propria immagine, che curavano nei dettagli: non tralasciavano nulla, dall’abbigliamento al trucco, da meravigliosi gioielli agli accessori di tendenza più amati anche oggi, come scarpe e cappelli.

In realtà, raramente il popolo d’Etruria indossava copricapi: tuttavia, come abbiamo visto, la tebenna femminile consentiva di coprire la testa con un lembo del tessuto. Ma le Etrusche erano belle soprattutto senza copricapi, anche perché davvero degna di nota è la loro cura per i capelli: con lo studio dei volumi e delle forme delle capigliature, si dimostrano vere antesignane dello stile che sarà poi tipico della moda italiana.

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Tipica acconciatura del IV secolo a.C., dettaglio della Tomba dell’Orco, Necropoli dei Monterozzi, Tarquinia

Scrive Giustiniano Nicolucci, autore de “Antropologia dell’Etruria”, che i capelli degli Etruschi sono “non sempre neri, ma talora castagni e anche biondi. Neri sono in alcune pitture chiusine, tarquiniensi e vulcenti; castagni in altre, biondi in alcune figure muliebri di Tarquinia, ma qui sembra che il biondi esprimesse più un effetto di luce, che non il vero colore dei capelli che nella testa sono brunastri, mentre sono biondi o rossastri i capelli che pendono o volano dietro il capo”, giacché, come scrive Fabretti nel Glossarium Italicum, “si può osservare spesse volte, principalmente ne’ capelli lunghi delle donne, che nella testa stessa che non faccia penetrare il lume essi sembrano essere d’un core tutto scuro, mentre le parti che ne pendono, o sono innalzate un po’ sopra la testa, se illuminati dai raggi del sole, brillano d’uno splendore rossastro”.

Le chiome venivano ammorbidite spalmandovi oli e pomate importate dall’Oriente e venivano utilizzate anche tinte, come dimostrano, fra l’altro, le pitture murali nella Tomba dei Leopardi a Tarquinia. La tintura veniva effettuata con sostanze naturali ad hoc: un miscuglio di iperico, lenticchie, salvia e capelvenere serviva a rendere più scuri i capelli tendenti al grigio, mentre feccia di aceto con olio di lentisco e succo di mela cotogna e ligustro costituiva il mix adoperato per ottenerne la schiaritura.

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Donna etrusca, Museo Archeologico Nazionale, Chiusi

Nella moda delle acconciature, specie quelle visibili nei monumenti più antichi, risulta molto presente  l’influsso della Grecia arcaica (e, come in quest’ultima, di influenze orientali). Nell’antichità era di tendenza “il lungo”: la moda maschile voleva capelli ondulati fluenti sulle spalle, con sulla fronte e ai lati del  viso piccoli ricci tenuti da un cerchio metallico, e barba lunga, riccia e ben curata finché, nel V secolo a.C. (quando venne meno l’uso del cappello), si impose il modello greco, con barba e capelli corti. Anche per le donne, fra l’VIII e il VI secolo a.C., andavano i capelli lunghi, lasciati ricadere liberi sulle spalle, coprendo anche le orecchie. Essi erano talvolta legati con una coda o intrecciati dietro le spalle. Più tardi, subentrò la moda di tagliare i capelli più corti e verso il VI o V secolo a.C., pur mantenendo i tipici boccoli laterali, le donne cominciarono a preferire pettinature raccolte a corona in cima alla nuca: le chiome erano modellate a forma di spirale e talvolta tenute insieme da cuffie o retine. Nel V secolo a.C. comincia, inoltre, l’uso del greco “cecrifalo”: un’acconciatura in cui i capelli sono raccolti in un lembo di stoffa annodato in diversi modi. Sempre dal V secolo a.C. vengono inoltre utilizzate corone di rose, corone di foglie metalliche e trecce annodate intorno alla nuca: accessori a go-go!

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Busto di giovane donna etrusca,  IV-III sec. a.C., Metropolitan Museum of Art, New York

Molto utilizzata, nel IV secolo a.C., era l’acconciatura che prevedeva due grosse ciocche di capelli che si separavano dalla sommità del viso formando due boccoli che ricadevano lateralmente, fra II e I secolo a.C. , invece, va per la maggiore lo “chignon”. A volte, dalla sommità del capo partiva una lunghissima treccia, e a volte i  capelli venivano raccolti in tante treccine sottili.

Si pensa che gli Etruschi, così come i Greci e i Romani, utilizzassero qualcosa di simile ai moderni arricciacapelli: essi sapevano, infatti, abboccolare le chiome con ferri e spirali in metallo!

Le acconciature delle Etrusche, inoltre, erano spesso arricchite con nastri e gioielli quali spilli (tùtulus) d’osso d’avorio e spirali d’oro o di bronzo. E anzi Giulio Giannuzzi, ne “La donna etrusca tra mito e realtà”, scrive “Tutte le donne di cui abbiamo una immagine certa, dalla dolce e malinconica Gioconda della Tomba dell’Orco, conosciuta con il prenome Velia, a Persefone della Tomba Golini, dai biondi capelli svolazzanti, a tutte quelle che sono rappresentate sul loro sarcofago, hanno i capelli, il collo, i polsi carichi di diademi, di collane e di bracciali”.

Quanta voglia di piacere, da parte delle donne etrusche, trapela da questa considerazione! Dagli affreschi della Tomba dei Leopardi e del Triclinio, a Tarquinia, la donna etrusca è abbigliata in modo molto appariscente per partecipare ad occasioni pubbliche come giochi atletici, concerti e balli: sulla tebenna indossa un mantello ricamato e in testa azzarda addirittura una parrucca bionda!

Dunque, le Etrusche non disdegnavano neppure le parrucche, e non rifiutavano certo di mettersi in mostra, e anche con una certa spavalderia!

E voi, che farete per l’estate? Sarete appariscenti, con un colore deciso, o lascerete il sole schiarire naturalmente le vostre chiome? Taglierete i capelli, per rendere l’asciugatura più pratica, o li lascerete lunghi, così da poterli legare più agilmente?

Mentre decidete, io vi do appuntamento alla prossima puntata di Veio Quotidiana!

 

Manuela Giammarioli

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Fonti:

http://www.treccani.it/enciclopedia/pettinatura_%28Enciclopedia-Italiana%29/

https://books.google.it/books?id=oMQpAAAAYAAJ&pg=PA58&lpg=PA58&dq=etruria+capelli&source=bl&ots=Ix1ZvFE8zL&sig=UbNPc_DhXgjV-w5fEJUYObhlo5w&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwji5aPm_oPUAhUXOsAKHboWCIUQ6AEILzAC#v=onepage&q=biondi&f=false

http://www.artestoriatarquinia.it/1989_Bollettino/Giannuzzi%20Giulio%20_%20LA%20DONNA%20ETRUSCA%20TRA%20MITO%20E%20REALTA.pdf

http://www.specchioromano.it/fondamentali/Lespigolature/2007/MARZO/Tutti%20i%20trucchi%20delle%20donne%20etrusche.htm

http://www.glietruschivt.altervista.org/vita_e_costumi_12.html

http://www.battifolle.it/etruschi.html

http://www.benessere.com/bellezza/arg001/storia_acconciature.htm

http://makeupartistgiorgia.blogspot.it/2014/02/storia-dellacconciatura-gli-etruschi.html

http://ilmondodiaura.altervista.org/ETRUSCHI/etruschiabbigliamento.htm

http://www.larth.it/la-moda/

http://www.sapere.it/enciclopedia/acconciatura.html

 

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“Veio Quotidiana”, Puntata speciale per la Festa della Mamma, n. 8 “In famiglia con gli Etruschi: il ruolo della donna nella società e nella famiglia”

Abbiamo già più volte parlato del ruolo della donna nella società etrusca, importante al punto che alcuni studiosi hanno ipotizzato che fosse basata sul matriarcato. F. Altheim scrive che “mentre a Roma, il pater familias era l’uomo, in Etruria era la donna”.

Decisamente, se noi donne avessimo potuto scegliere in che epoca dell’Antichità nascere, avremmo dovuto scegliere l’antica Etruria: avremmo goduto di una condizione che era pressoché unica nel mondo mediterraneo. Le donne etrusche erano, infatti, istruite e piuttosto libere:  non sapevano soltanto tessere e filare, ma partecipavano insieme ai mariti ai banchetti e ai simposi, così come a tutte le altre occasioni di vita pubblica e mondana, quali le corse di cavalli, i giochi ginnici e gli incontri di pugilato, e mettevano spesso bocca negli affari trattati dal consorte.

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Sarcofago degli Sposi, VI sec. a.C, Roma, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

Fondamentale era anche il ruolo della donna come madre, che condivideva con il marito l’autorità sui figli: molto spesso, nelle epigrafi, si ritrova il nome materno accanto a quello paterno. Il nome delle donne etrusche era preceduto dal prenome, il che faceva sì che la donna si identificasse con una sua personalità e peso all’interno della famiglia, mentre le donne romane, pur se di una certa importanza, rimanevano genericamente “una Claudia” o “una Cornelia”. La struttura dell’onomastica etrusca prevedeva: il prenome, più il nome della famiglia (gentilizio) e, in epoca più tarda, anche il cognome (un soprannome), il patronimico e a volte il matronimico (nome e cognome della madre e del padre). Dunque le donne d’Etruria, anche da sposate, mantenevano il nome della propria famiglia. I romani, invece, non è che fossero proprio gentili con le loro dolci metà: tutt’al più, scrivevano sulle loro tombe “domum servavit”, ossia “è stata una buona servetta nella mia casa”… che gentlemen!

Di tutt’altra considerazione godevano le donne etrusche, che potevano tramandare il proprio cognome ai figli, soprattutto fra i ceti più abbienti: al contrario dei Romani, che ricordavano solo il nome della “gens” delle donne, esse erano dunque chiamate con il loro “nome proprio”, sintomo della stima e considerazione che in cui venivano tenute e che fece loro guadagnare il disprezzo da parte dei Romani. Le donne e gli uomini, all’interno della famiglia, avevano ruoli e compiti differenti, ma ugualmente importanti; le etrusche avevano dei propri beni, schiavi ed attività e, quando gli aristocratici loro mariti morivano in guerra, ne ereditavano le ricchezze e il potere, così come avverrà, più tardi, per le donne romane d’età imperiale.

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Sarcofago di Larthia Seianti, 150-130 a.C.,  Firenze, Museo Archeologico Nazionale

Le donne etrusche di un certo rango –che sono per l’appunto quelle di cui si sta parlando, perché le donne “del popolo”, ovviamente, non dovevano godere di certi privilegi- potevano partecipare alla vita politica ed esercitavano davvero il potere a proprio vantaggio, come nel caso dell’aristocratica Tanaquilla, la quale convinse il marito a trasferirsi a Roma e, successivamente, ebbe un ruolo preponderante nel favorire la carriera del marito che, alla fine, divenne Re con il nome di Tarquinio Prisco e, dopo la sua morte, favorì la carriera del genero Servio Tullio. Del resto, “Dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna”, diceva Virginia Woolf, o, per dirla come i Latini, “Dotata animi mulier virum regit” (“Una donna dotata di spirito sostiene il marito”).

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Particolare della Tomba dell’Orco, IV sec. a.C., Necropoli dei Monterozzi

Ma la donna etrusca non era solo una donna mondana, che amava prendersi cura della propria bellezza, partecipare agli eventi e alla vita politica del suo tempo: era anche l’angelo del focolare, come dimostra la quantità di mestoli, stoviglie, vasi e piatti rinvenuti negli scavi. E le Etrusche non si accontentavano mica di roba da quattro soldi! Esigevano manufatti di prima qualità, che venivano acquistati dai migliori mercanti etruschi o commercianti italici e greci che si rifornivano in grandi empori.

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Le “mamme” del Museo dell’Agro Veientano di Formello, V sec. a.C.

In assenza di fonti letterarie non possiamo essere certi dell’apporto e del ruolo della donna nell’educazione dei figli, ma non è difficile immaginare che, in quanto ad affetto, abbiano dato ai figli tutto ciò che potevano come, del resto, le mamme di ogni epoca.

 

In merito a questo argomento, abbiamo però una traccia importantissima in un reperto del territorio veientano: l’Alfabetario di Formello.
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Tumulo Chigi, Monte Aguzzo, Formello
Rinvenuta negli scavi di fine ‘800 nel tumulo Chigi (Monte Aguzzo), questa anforetta di bucchero presenta incise alcune formule alfabetiche greche, una formula magica (tipo abracadabra dell’epoca) e la dedica. In questa emerge il ruolo della madre, che si chiama Ania, che dona il vasetto (‘achapri’) fatto dal vasaio o incisore Velthur, al figlio Venel.
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Trascrizione dell’alfabetario di Formello
Quanta modernità in questo rapporto! Ania si preoccupava che il figlio conoscesse le lingue straniere e si formasse per diventare un uomo all’altezza del proprio ruolo (ricordiamo che il Tumulo Chigi era il sepolcro dei rappresentanti della Gens Pepuna, una delle famiglie più potenti della Veio della metà del VII sec a C.).
Purtroppo sembra che il ragazzo, forse un po’ gracile e debole, venne a mancare in giovane età, ma la dedizione materna di questa donna è pervenuta fino a noi superando i millenni.
Oggi questo oggetto è conservato presso il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, ed è stato uno dei punti di partenza per la comprensione della misteriosa  lingua etrusca, ma non possiamo dimenticare la sua provenienza veientana e formellese, e la sua natura, un dono di educazione.

E voi, che farete per la Festa della Mamma? Venite a trovare tutte le mamme del Museo dell’Agro Veientano! Abbiamo organizzato visite gratuite con focus su questo tema e, per i vostri bimbi, laboratori in cui verranno creati splendidi doni per voi! Per info e prenotazioni: didattica.amicimav@gmail.com

 

Manuela Giammarioli

 

Fonti

http://storia-e-mito.webnode.it/products/la-donna-etrusca/

 

http://www.antoniobrancadoro.it/etruschi/etrus3.htm

 

http://www.taccuinistorici.it/ita/news/antica/usi—costumi/Famiglia-etrusca.html

 

http://ilmondodiaura.altervista.org/ETRUSCHI/FAMIGLIA.htm

 

http://www.summagallicana.it/lessico/e/Etruschi.htm

 

http://ilmondodiaura.altervista.org/ETRUSCHI/etruscadonna.htm

 

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“Veio quotidiana”, Puntata n.5: gli Etruschi e il Sesso! (Vietata ai minori di 14 anni)

 

Eccoci giunti alla quinta puntata di “Veio Quotidiana”! Oggi, come promesso, parleremo del tanto atteso tema del Sesso per gli Etruschi! Per favore, se avete meno di 14 anni, allontanatevi subito dal pc!

Pare che gli Etruschi fossero abbastanza easy sull’argomento. Ma la solita problematica, da noi già evidenziata, dell’impenetrabilità della loro lingua non ci fa comprendere se avessero solo una certa scioltezza nei costumi sessuali, un atteggiamento non dissimile dall’emancipazione odierna, o si trattasse di una vera e propria sfacciata promiscuità e dissolutezza.

Nei dipinti parietali di alcune tombe troviamo il motivo erotico in tutte le sue sfumature: vi sono alcune scene di amore eterosessuale ed altre omosessuale, non mancano le gang bang (ammucchiate!),  scene di sadismo, prostituzione sacra (le sacerdotesse si offrivano ai viaggiatori in cambio di denaro utile alla gestione del tempio)…

Premettiamo una condizione necessaria affinché tutto ciò fosse permesso: la condizione della donna etrusca era molto diversa da quella delle donne greche e romane, le quali uscivano raramente di casa, non avevano un’istruzione e non conoscevano che il proprio marito: le Etrusche erano istruite, potevano truccarsi e vestire in modo provocante e poi, tutte in tiro, partecipavano ai banchetti e ammiccavano a uomini che non erano i loro, pur ricercando a livello amoroso un rapporto saldo e duraturo con il proprio marito.

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Specchio bronzeo dell’Antiquarium del Palatino, oggi nel Casino Salvi (Antiquarium Comunale sul Celio)

Scrive Teopompo, storico e retore, allievo di Isocrate, che visse alla corte di Filippo il Macedone, nel IV secolo a.C., che “E’ usuale presso gli Etruschi avere le mogli in comune. Esse hanno gran cura del loro corpo e fanno molta attività fisica, a volte insieme con gli uomini e a volte tra di loro. Non è vergognoso per loro farsi vedere nude. Prendono i loro pasti non vicino ai mariti, ma a fianco di qualsiasi uomo presente e bevono alla salute di chi vogliono. Sono buone bevitrici e anche di bell’aspetto. Gli etruschi allevano tutti i bambini che nascono, anche se non sempre sanno chi è il padre. E questi vivono come coloro che li hanno allevati, banchettando di continuo ed avendo rapporti con tutte le donne. Presso gli etruschi non è vergognoso avere rapporti sessuali in pubblico e perfino subirli, poiché hanno anche quest’usanza. E sono così lontani da qualsiasi pudore che quando il padrone di casa sta facendo all’amore e qualcuno lo cerca, dicono apertamente che sta facendo la tale e tal cosa, senza vergognarsi di chiamare l’atto col suo nome”.

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Sarcofago di Larth Tetnies e della moglie Thanchvil Tarnai, IV sec. a.C., scoperto nella necropoli di Ponte Rotto (tomba dei Tetnies) a Vulci, Museum of fine arts, Boston

Gli Etruschi sarebbero stati, praticamente, degli svergognati, pur ricercando l’amore con la A maiuscola nel rapporto matrimoniale, che vede -caso raro nell’antichità- uomo e donna sullo stesso piano!

Teopompo ad oggi viene ritenuto da molti semplicemente un narratore di dicerie e pettegolezzi che circolavano ai suoi tempi; il suo sguardo, comunque, può bene riflettere quello, certamente di parte, di tutta la popolazione ellenica verso la civiltà etrusca.

La concezione di un comportamento femminile di tale emancipazione e libertà di costumi era incomprensibile ai Greci tanto che il sostantivo “Etrusca”, presso di loro, divenne sinonimo di “prostituta”. Questo probabilmente perché i greci, ammettendo solo le “Etere” presso i propri banchetti, giudicavano male il fatto che gli Etruschi accettassero di farvi partecipare anche le proprie mogli… Tuttavia, sembra che questo popolo non praticasse la poligamia, ma che fosse anzi monogamo e tenesse in gran conto il valore del matrimonio; dai dipinti parietali rinvenuti sulle tombe sembra che le donne, presso i banchetti, sedessero accanto ai propri mariti e non al primo venuto e che le uniche davvero nude e “avvinazzate” fossero le danzatrici. Se la paternità indistinta era, in generale, una caratteristica di diverse civiltà primitive, (e gli Etruschi non si possono certo definire “primitivi”!) dagli affreschi giunti fino a noi non risultano giovani che compiono atti sessuali: essi sono intenti in attività tipiche della loro età, sempre sotto la supervisione degli adulti (che poi, proprio i Greci avrebbero da ridire sui costumi sessuali dei giovanetti?)

La presunta “svergognatezza” degli Etruschi si dovrebbe, infine, ricondurre nell’ambito di una più normale “naturalezza”, senza particolari pudori, con cui veniva vissuta la sessualità.

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Particolare della Tomba dei Tori, 530 a.C. circa, Necropoli dei Monterozzi, Tarquinia

Ma dove possiamo incontrare esempi visivi della sessualità etrusca? Vi sono numerosi ex-voto raffiguranti genitali maschili e femminili; numerose sono le raffigurazioni erotiche sul retro degli specchi, ma si tratta soprattutto di soggetti tratti dalla mitologia greca, così come avviene per molti vasi di terracotta: il primo esemplare a noi noto con scene erotiche di origine etrusca è il vaso di Tragliatella, attualmente al museo di Villa Giulia, a Roma. Per quanto concerne la pittura parietale, vi sono due importanti testimonianze nella Necropoli di Monterozzi a Tarquinia (VT).

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Particolare della Tomba dei Tori, 530 a.C. circa, necropoli dei Monterozzi, Tarquinia

Nella Tomba dei Tori, del 530 a.C. circa., composta da un grande atrio da cui si dipartono due camere, i sei frontoni presentano raffigurazioni animalistiche e araldiche. Nello spazio fra le due porte della parete di fondo è rappresentato Troilo, il più giovane dei figli del re troiano Priamo, che a cavallo si dirige verso una fonte, luogo in cui Achille, secondo la tradizione non contraccambiato nel suo desiderio per il principe, lo assale, uccidendolo successivamente nel tempio di Apollo, dove questo si era rifugiato per sfuggirgli. Si tratta dell’unica scena derivata dalla mitologia ellenica di tutta la pittura parietale della Tarquinia, di epoca arcaica.

Nel fregio sopra le due porte della parete di fondo si trovano due tori. Sulla sinistra, il primo toro guarda pacatamente verso lo spettatore, incurante dell’atto sessuale che ha luogo a poca distanza da lui: un uomo penetra una donna distesa, con la schiena sulla schiena di un altro uomo. Tutti i partecipanti all’orgia sono nudi e, secondo la tesi di alcuni, fra cui Omero Bordo di Etruscopoli.it, in origine vi potrebbe essere stata anche la figura di un’altra donna (cancellata? deteriorata? mai realizzata?), a cui l’uomo carponi praticava un cunnilingus.

L’altro toro invece è visibilmente infuriato, e sembra stia per incornare una coppia che pratica un rapporto omosessuale fra i campi e che appare indifferente alla minaccia dell’animale.

Nei dipinti, bisogna notare che gli uomini sono dipinti con colori scuri, le donne con colori chiari; nella scena “campestre”, l’uomo che si trova dietro -fa notare il sito della Onlus Canino Info- ha dei tratti somatici  e il copricapo che ricordano quelli del ritratto di Troilo nella zona centrale della tomba; inoltre il diverso atteggiamento dei tori verso le due scene, eterosessuale e omosessuale, sembra una condanna del secondo a favore del primo. Si tratta, forse, di un’opinione negativa sull’omosessualità da parte del defunto sepolto nella tomba (personificato, forse, nel toro infuriato, dai tratti fortemente antropomorfi)? In effetti l’omoerotismo, pur se praticato, non entra mai nella quotidianità della vita degli Etruschi, come invece fu per i Greci. In alternativa, si crede che l’intero ciclo potrebbe rappresentare una condanna dei costumi ellenici per cui Achille, notoriamente avente un ruolo “attivo” nei rapporti con Troilo (perpetrati, anzi, in modo talmente furente che, secondo alcune versioni, Troilo ne sarebbe rimasto ucciso), passa al ruolo di “passivo”, rappresentando cioè il Greco dominato e punito.

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Particolare della Tomba della Fustigazione, 510-500 a.C., Necropoli dei Monterozzi, Tarquinia

La seconda tomba della Necropoli di Monterozzi dai soggetti parecchio spinti è la Tomba della Fustigazione, datata fra VI e V sec. a.C. Qui possiamo osservare come la donna si trasformi solo in un oggetto sessuale. Sulla parete di fondo e sulle laterali di questo sepolcro a camera unica si trovano tre porte, che rappresentano altrettanti passaggi per l’aldilà. Sulla parete destra si trova la “fustigazione” che dà il nome a tutta la tomba, e rappresenta una donna sodomizzata da un uomo, che la frusta con una verga, e mentre esegue una fellatio verso un secondo uomo, che la colpisce a mani nude: una scena che sarebbe piaciuta al Marchese De Sade. Un secondo gruppo sulla stessa parete mostra una donna impegnata con due uomini in un rapporto sessuale, nella posizione “a sandwich”.

In questo caso, non sembra possano esserci molte diverse letture:  sembra evidente che il ciclo dei dipinti rifletta un apprezzamento del sesso da parte del defunto: dipingerlo sulle pareti del monumento funebre significa portare un po’ di quelle emozioni nella vita dopo la morte (di cui abbiamo parlato la scorsa settimana).

In mancanza di fonti scritte, purtroppo, non molto di più ci è dato di sapere, ciò che è certo è che le scene dipinte su queste tombe, così vitali -sia che siano soltanto un’esaltazione gioiosa dell’atto sessuale, sia che abbiano una funzione educativa- rappresentano un sostanziale contrasto con la dimensione in cui si collocano riproponendo, ancora una volta, quel binomio di Amore e Morte, presente fin dalle antiche tradizioni, in tutte le epoche.

E per finire in bellezza vi annunciamo che da oggi AMICI MAV vi aiuterà, se vorrete, a celebrare l’Amore assistendovi nella vostra cerimonia civile all’aperto a Formello, in tutti gli spazi demaniali del Comune (torrenti, prati, boschi e persino nel nostro museo… nulla vi è più precluso!), e, se volete, anche con il rito e addio al nubilato etruschi! Questa settimana apriremo la nostra pagina FB dedicata… intanto, se volete, scriveteci a matrimoni.amicimav@gmail.com!

Manuela Giammarioli

Fonti

http://www.larth.it/lo-status-della-donna/

http://www.stilearte.it/come-facevamo-lamore-al-tempo-degli-etruschi-accusati-di-eccessive-liberta-sessuali/

http://www.canino.info/inserti/monografie/etruschi/eros_etruschi/eros_etruschi_3.htm

LA LIBIDO AL TEMPO DEGLI ETRUSCHI Come facevamo l’amore al tempo degli Etruschi, accusati di eccessive libertà sessuali dai greci e dai romani

https://it.sputniknews.com/opinioni/201702144072104-amore-sesso-al-tempo-degli-etruschi/

https://www.etruscopolis.com/tomba-dei-tori

http://www.instoria.it/home/tomba_tori_fustigazione_tarquinia.htm

Claudio Lattanzi, Amore e sesso al tempo degli Etruschi, Intermedia Edizioni

https://sites.google.com/site/ieraporneusis/etruschi

http://www.canino.info/inserti/monografie/etruschi/eros_etruschi/eros_etruschi_2.htm

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“Veio Quotidiana”, puntata n. 3- La moda per gli Etruschi fra cappelli a punta, perizomi e stivaletti

Eccoci al terzo appuntamento di “Veio Quotidiana”! Oggi parleremo della moda nel mondo degli Etruschi: il loro abbigliamento, che possiamo ricostruire nei dettagli soprattutto grazie ai vasi dipinti e alle pitture murali rinvenute nelle tombe, era di tale eleganza che il motto “vestire all’etrusca” divenne usuale, presso i Romani, per indicare particolare raffinatezza.

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Tomba del Triclinio, V sec. a.C., Museo Nazionale, Tarquinia

E in effetti questo popolo teneva molto -proprio come noi- al proprio stile e vestiario, che poteva variare in base alle tendenze del momento e al ceto sociale di appartenenza. L’alta moda, ovviamente, apparteneva solo alle classi più abbienti! Gli Etruschi dal VII secolo a.C. si ispirarono soprattutto alla moda greca, di cui furono mediatori per l’Italia antica, tanto che le donne d’Etruria furono considerate “maestre di gusto” da quelle romane.

Grazie alle attività di commercio e navigazione praticate, il popolo etrusco importò i tessuti più fini e pregiati dall’Oriente, mentre altre stoffe venivano tessute in casa, come dimostrano gli strumenti  rinvenuti in numerosi scavi archeologici. Erano utilizzati soprattutto la lana e il lino, sia nel loro colore naturale che nei colori più variopinti e anche decorati con diverse fantasie che farebbero invidia agli stilisti contemporanei, quali scacchi e losanghe, e impreziositi da frange e ricami, addirittura a filo d’oro oppure decorati con lamine d’oro cucite sulla stoffa, su cui erano impressi palmette, rosette e decorazioni geometriche. Tra il VII e il V sec. a.C. ci fu il boom delle stoffe ricamate con un motivo a rete, utilizzato sia per le tuniche che per i mantelli. Usualmente, comunque, la lana era coloratissima, mentre il lino era più gradito grezzo.

Dall’età orientalizzante (730-580 a.C.) in poi, si possono reperire abiti unisex accanto ad altri cuciti appositamente per gli uomini o per le donne.

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Apollo di Veio, fine VI sec. a.C., Museo nazionale etrusco di Villa Giulia, Roma

Se si eccettuano  i servi e gli atleti, ai quali era lecito non indossare alcun capo di vestiario (la nudità non era motivo di scandalo!), gli uomini etruschi mettevano una sorta di gonnellino ricamato, sostituito dalla seconda metà del VI secolo a.C. dal ‘chitone’, l’abito portato comunemente anche nella Grecia antica e declinato, in Etruria, in diverse varietà. A seconda della stagione, poteva essere in lana oppure in lino; la popolazione maschile ne indossava una versione corta fino al ginocchio (come nel caso dell’Apollo di Veio!), gli anziani ne mettevano invece una tipologia più allungata, le donne portavano una tunica leggera e lunga fino ai piedi, spesso con bordatura ricamata e fermata sotto il seno o in vita da una cinta; i giovani, così come gli atleti durante le gare, ne indossavano una versione più corta, il cosiddetto “chitonisco”.

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Anfora da Vulci, Pittore di Paride, Antikensammlung, Monaco

Fino all’epoca arcaica, e ancora nel  V secolo a.C., gli uomini andavano spavaldamente in giro a torso nudo;  successivamente si diffuse l’uso di un giubbetto o tunica corta sovrastata da un mantello che, in un secondo momento, divenne più ampio e si trasformò nel tèbennos o  tebenna (la futura ‘toga’ dei Romani): un ampio manto tipicamente etrusco, di forma semicircolare, utilizzato come sopravveste sia dalle donne che dagli uomini e che poteva essere indossato in diversi modi. Gli uomini erano soliti portarlo fermandolo con una fibula, tolta la quale il manto si trasformava in una calda coperta.

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Particolare dell’affresco della Tomba dei Leopardi, 473 a.C., Tarquinia

Accanto alla tebenna sussistevano diversi mantelli di forma rettangolare che, nel caso delle donne, arrivavano a coprire anche il capo.

Un indumento prettamente maschile, invece, fu il perizoma: un panno simile a shorts, portato nel VII sec. a. C., e che ebbe vita breve, tanto che già nella seconda metà del VI secolo a.C. –con l’arrivo di nuove tendenze dalla Grecia- cadde in disuso in favore di un chitone cortissimo.

Solo negli armadi femminili –spesso d’ispirazione orientaleggiante- troviamo invece caratteristiche casacche, gonne, corpetti e giacchetti colorati o ricamati. Soprattutto le donne –ma pure gli uomini, seppure in misura minore- utilizzavano inoltre come ornamento splendidi gioielli: collane, bracciali, fibule, diademi, anelli, orecchini, pettorali in oro, argento, bronzo ed elettro, una lega di oro e argento molto diffusa all’epoca. Ma dei gioielli parleremo più approfonditamente in una delle prossime puntate di ‘Veio Quotidiana’!

E per le patite di scarpe? Qualche “chicca”? Innanzitutto, va detto che le calzature etrusche erano di tale eleganza e raffinatezza da essere non solo conosciute, ma anche richieste ovunque, in tutta l’Italia antica e perfino ad Atene. Esse erano in cuoio o stoffa arricchita da ricami.  Tipici erano quelli che i Romani chiamavano calcei repandi, scarpe colorate dalla forma allungata, che imitavano i modelli greco-orientali e che andavano molto di moda nel VI secolo a.C.: esse erano rialzate nella parte posteriore e con la parte anteriore a punta rivolta all’insù (in effetti, in loro nome significa letteralmente “calzature ricurve”. Curiose, no?) Questa tipologia di scarpe può essere ammirata nel Sarcofago degli Sposi e negli affreschi della tomba degli Àuguri, solo per citare un paio di esempi.

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Particolare della Tomba delle leonesse, 520 a.C., Tarquinia

 

Ma gli Etruschi indossavano anche sandali bassi con la suola di legno, talvolta anche piuttosto alta, e stringhe di cuoio, di cui rimangono esemplari frammentari: nella tomba 80 di Bisenzio, ad esempio, sono stati ritrovati sandali con lacci dorati e montature bronzee, risalenti al VI secolo a.C.. Diffusi erano anche gli zoccoli in legno, con snodi in bronzo, montati in modo da consentire una perfetta aderenza del piede alla suola.

A questa “collezione”, così variegata che farebbe impallidire Carrie Bradshaw, non potevano certo mancare gli stivaletti stretti da stringhe, più tardi adottati dai Romani delle upper classes, che li battezzarono calcei patricii.

Ma gli Etruschi non tralasciavano proprio nessun dettaglio. Al contrario dei Greci, che indossavano cappelli solo durante i viaggi e in poche altre occasioni, gli Etruschi (fino almeno al V secolo a.C., quando cominciarono a preferire il capo scoperto), utilizzavano varie tipologie di copricapo, che potevano indicare l’appartenenza alle diverse classi sociali. Il tutulus, utilizzato sia dagli uomini che dalle donne nel VI sec. a.C., era un berretto di stoffa ricamata dalla forma a cupola; gli aruspici utilizzavano un cappello in lana o pelle a falda larga con la punta cilindrica;  sacerdoti e divinità avevano come attributo un cappello a punta o a cappuccio; vi era infine il pétatos, anch’esso a falde larghe, utilizzato soprattutto dalle classi sociali inferiori.

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Tomba degli Auguri, 540-530 a.C., Tarquinia

Talvolta gli uomini mettevano sulla testa, al posto del copricapo, un sottile cerchio imbottito, mentre le donne portavano meravigliosi diademi di perle.

I sofisticati abiti degli etruschi, oggi, rivivono in tutto il loro fascino nei migliori eventi di rievocazione storica, in manifestazioni al confine fra didattica e spettacolo, che stanno diventando uno dei  modi con cui più volentieri gli Italiani si approcciano all’Antico. Noi di Amici MAV, a tale proposito… ci stiamo attrezzando! Restate con noi e ne vedrete delle belle!

Manuela Giammarioli

Fonti:

Roberto Bosi, Il libro degli etruschi, Bompiani Editore, Milano, 1983.

https://books.google.it/books?id=tU5UlnBaMJ4C&pg=PA83&lpg=PA83&dq=etruschi+sandali+suola&source=bl&ots=Ivgr0jlMQ9&sig=zPXgVc37Y2MmMQe30VuahbH4ID4&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjd94m2l5rTAhXObZoKHbpbAYcQ6AEIQjAK#v=onepage&q=etruschi%20sandali%20suola&f=false

http://www.glietruschivt.altervista.org/vita_e_costumi_12.html

https://books.google.it/books?id=Q-drBgE_lB0C&pg=PA46&lpg=PA46&dq=etruschi+abbigliamento+scacchi+losanghe&source=bl&ots=JkWD7XjD_3&sig=pTWw0PXI6d-JO9jvDGhcdY5JWh4&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwj0jLKBrZjTAhXhIJoKHdXDBt4Q6AEIIDAB#v=onepage&q=etruschi%20abbigliamento%20scacchi%20losanghe&f=false

https://books.google.it/books?id=8GS2PecOg2QC&pg=PA2&lpg=PA2&dq=etruschi+perizoma+uomini&source=bl&ots=jbitK72J_1&sig=fa45n10dwflAyOEn-lQUgFaroX8&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjLlaevz5jTAhVMGZoKHXxoDbMQ6AEIGjAA#v=onepage&q=etruschi%20perizoma%20uomini&f=false

https://books.google.it/books?id=xDe-Y5UMD0EC&pg=PA55&lpg=PA55&dq=abbigliamento+etrusco&source=bl&ots=CRj5xhyH6E&sig=FE9fXhLUWFE68PTypt0oKhbBuIY&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjY9_XfoJjTAhWjHpoKHWSeDlQ4ChDoAQgzMAQ#v=onepage&q=abbigliamento%20etrusco&f=false

https://books.google.it/books?id=8GS2PecOg2QC&pg=PA3&lpg=PA3&dq=tebenna+mantello+rettangolare&source=bl&ots=jbitK70H-Z&sig=vJ1QksrQ-h654YIgNJgMps8XnqE&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiV3euYx5jTAhWrHpoKHT7qAAMQ6AEIGjAA#v=onepage&q=tebenna%20mantello%20rettangolare&f=false

http://ilmondodiaura.altervista.org/ETRUSCHI/etruschiabbigliamento.htm

http://www.romanoimpero.com/2010/04/labbigliamento.html

http://www.quinewsvolterra.it/volterra-rovistando-nellarmadio-degli-etruschi.htm

http://www.larth.it/la-moda/

Donne, Iconografia, Usi e costumi, veio, Veio Quotidiana

“Veio quotidiana”, Puntata n.2- Allo specchio con le donne etrusche: il make up

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Velia Velca, Tomba dell’Orco, IV sec. a.C., Necropoli dei Monterozzi, Tarquinia

Eccoci di nuovo alle prese con usi e costumi del popolo etrusco! In questo secondo appuntamento la curiosità –che, si sa, è femmina- ci ha portato a dare uno sguardo a quella che, ora come allora, è una delle principali armi di seduzione delle donne: il trucco!

Come nel caso delle abitudini alimentari di cui abbiamo trattato lo scorso lunedì, anche per questo argomento non possiamo, purtroppo, giovarci dell’ausilio di fonti letterarie, ma dobbiamo basarci principalmente su quelle archeologiche e iconografiche.

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Sarcofago di Larthia Seianti, 150-130 a. C. circa, Museo Archeologico Nazionale, Firenze

Se oggi seguiamo i tutorial su youtube, in cui i make-up artists svelano i segreti della loro arte, quasi tremila anni fa le donne si tramandavano di madre in figlia tutti i consigli relativi alla bellezza.

Come per le greche, per le signore d’Etruria era d’obbligo truccarsi con cura e mentre i prodotti per la profumazione e l’idratazione del corpo venivano ottenuti dai vegetali che crescevano sul territorio etrusco, i belletti e i bistri (pigmenti ottenuti dalla fuliggine mixata con acqua e addensanti naturali) venivano importati.

Alle affascinanti ed emancipate etrusche, piaceva particolarmente curare il loro aspetto: a differenza delle greche, il cui compito era principalmente occuparsi delle faccende domestiche, rivestivano un ruolo di rilievo nella società e potevano anche partecipare ai banchetti conviviali insieme al marito. Avevano ogni tipo di cosmetico, dalle basi per il viso ai belletti per gli occhi, che insieme a spille, specchi, pettini, unguenti e profumi conservavano in veri e propri ‘beauty case’, che avevano a Palestrina (l’antica Praeneste), il loro  centro di produzione e di esportazione.

In molti corredi funerari femminili sono stati ritrovati questi cofanetti, spesso in bronzo  ma anche in legno rivestito di avorio, con inserti di altri materiali (oro, argento, cuoio) sigillati con il mastice: motivo che ha consentito lo studio delle sostanze contenute al loro interno. In particolare, sembra che mentre ombretti, rossetti e il relativo corredo da toilette (spatole, specchi, recipienti per unguenti e profumi, pettini e anche pinzette per i peli superflui!)  fosse conservato in ciste bronzee, contenitori di forma cilindrica con le pareti e il coperchio lisci oppure finemente graffiti, gli elementi colorati (polveri e pigmenti) fossero serbati in cofanetti lignei, talvolta a forma di animale.

I colori per il maquillage venivano tratti da pigmenti naturali, ricavati da pietre e minerali o da piante,  oppure dal carbone.

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Danzatrice, Tomba dei Giocolieri, VI sec. a.C., Tarquinia

Alcune tombe ritrovate a Tarquinia forniscono un’immagine di come dovesse essere importante il gioco dei colori nel maquillage etrusco. Nella Tomba dei Giocolieri, ad esempio, la danzatrice mostra una pelle diafana –così di moda nell’antichità-  in contrasto col nero corvino dei capelli (gli etruschi usavano tingere anche quelli!) e col rosso acceso delle labbra, ottenuto con la terra detta “milton”, utilizzata -così come l’ocra rossa- anche per tingere le guance.

Sembra che gli etruschi avessero una loro ricetta speciale per il fondotinta, che era composto da argilla e terra. In uno dei due balsamari rinvenuti presso una sepoltura ad Orvieto, vi era una base da stendere sul viso, composta da un amalgama di argilla, terra d’ocra e talco per un effetto luminescente, compattati grazie a un po’ di grasso animale.

Per rendere la pelle bianchissima veniva utilizzata la cipria “Far Clusinum”, ricavata dalla polverizzazione della farina di farro di Chiusi.

Per il trucco degli occhi, non c’era che l’imbarazzo della scelta. Gli ombretti consistevano di polveri colorate oppure sostanze grasse, cui venivano aggiunti coloranti minerali o vegetali. I colori più ricercati erano il giallo zafferano, probabilmente ricavato dai fiori di croco come in età romana, e il rosa cenere, ottenuto dai petali di rosa canina; la polvere di malachite, usata in grande quantità, lasciava un’affascinante ombra verde sulle palpebre delle etrusche e il nero fumo ricavato dal carbone d’ossa, veniva usato per sottolineare ciglia e sopracciglia; probabilmente dall’Egitto proveniva una sorta di rimmel nero, contenente stibio.

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Particolare della Tomba degli Scudi, IV sec. a.C., Tarquinia

Da alcune analisi di laboratorio è stato possibile identificare la composizione di un belletto di colore rosso che serviva al trucco delle labbra e dell’areola dei capezzoli: si tratta di sego, grasso animale, con il minerale cinabro, con una deliziosa profumazione di mirto. I rossetti nell’antichità erano composti di elementi vegetali tratti dalla radice del gelso, dell’anchusa e delle foglie di fuco.

Non sono mancati neppure, nei ritrovamenti archeologici, antenati dei moderni pennelli: bastoncini di diversi materiali, dal vetro, all’osso, al metallo, e spatoline con cui applicare il trucco sul viso e sugli occhi.

Meraviglioso il rinvenimento, peraltro recentissimo (24 dicembre 2016), di una sepoltura molto tarda, risalente al III-II secolo a.C., nella campagna di Vulci. La tomba è stata battezzata “Della truccatrice”,  per la scoperta di oggetti pertinenti al make up femminile: una piccola borsetta –originariamente in pelle- che doveva contenere tutto il nécessaire per un aspetto impeccabile, fra cui ritroviamo un cucchiaio di piccole dimensioni in bronzo e addirittura delle perle di terra colorata… simili, per concetto, ai colori per il viso che utilizziamo ancora oggi, e che dovevano essere applicate tramite una spatola, anch’essa bronzea.

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Sarcofago degli sposi, VI sec. a.C, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma

Chissà quanti cuori infrangevano, con quei visi imbellettati, le donne etrusche, così emancipate che durante i banchetti potevano perfino mostrare interesse per altri uomini al di fuori dei mariti… ma questo è un altro argomento, di cui parleremo in un prossimo post di questa rubrica, per un appuntamento bollentissimo col “Sesso ai tempi degli etruschi”! Intanto… al prossimo lunedì! Non mancate!

Manuela Giammarioli

Fonti:

http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/stati/italia/2016/12/28/archeologia-vulci-ritrovata-tomba-della-truccatrice_d037feff-a836-461b-ae72-4ec2eae10e1a.html?idPhoto=1

http://www.lafune.eu/ecco-la-tomba-della-truccatrice-testimonianza-dei-legami-degli-etruschi-di-vulci-con-loriente-e-legitto-dei-tolomei/

http://www.etnobotanica.org/2009/01/06/etruschi-cosmetica/

http://www.specchioromano.it/fondamentali/Lespigolature/2007/MARZO/Tutti%20i%20trucchi%20delle%20donne%20etrusche.htm

http://www.pisaurus.it/forum/viewtopic.php?f=14&t=1596

http://www.quinewsvolterra.it/volterra-il-beauty-case-etrusco.htm

https://books.google.it/books?id=XrmG4l-8UU8C&pg=PA173&lpg=PA173&dq=cosmesi+femminile+etruschi+fonti+letterarie&source=bl&ots=-7A7gc9ttG&sig=-EOhD6CJpfdOk2DJJEwW3kG5kC4&hl=it&sa=X&ei=KUM2VJu0HYfiywP0nICYBA&ved=0CEQQ6AEwBg#v=onepage&q=cosmesi%20femminile%20etruschi%20fonti%20letterarie&f=false

http://www.etruriaoggi.it/tomba-della-truccatrice-alla-ricerca-del-dna-ricostruire-profilo-genetico/

http://www.mymakeup.it/articoli/il-trucco-e-le-civilta-antiche-gli-etruschi.php

http://ilmondodiaura.altervista.org/ETRUSCHI/etruschiabbigliamento.htm

http://allaboutroccosmakeup.blogspot.it/2013/06/le-origini-della-cosmesi-popoli-del_6324.html