Ma quanto erano vanitose, le donne etrusche? Abbiamo già parlato, in alcune delle puntate precedenti di Veio Quotidiana, di quanto fossero attente alla propria immagine, che curavano nei dettagli: non tralasciavano nulla, dall’abbigliamento al trucco, da meravigliosi gioielli agli accessori di tendenza più amati anche oggi, come scarpe e cappelli.
In realtà, raramente il popolo d’Etruria indossava copricapi: tuttavia, come abbiamo visto, la tebenna femminile consentiva di coprire la testa con un lembo del tessuto. Ma le Etrusche erano belle soprattutto senza copricapi, anche perché davvero degna di nota è la loro cura per i capelli: con lo studio dei volumi e delle forme delle capigliature, si dimostrano vere antesignane dello stile che sarà poi tipico della moda italiana.

Scrive Giustiniano Nicolucci, autore de “Antropologia dell’Etruria”, che i capelli degli Etruschi sono “non sempre neri, ma talora castagni e anche biondi. Neri sono in alcune pitture chiusine, tarquiniensi e vulcenti; castagni in altre, biondi in alcune figure muliebri di Tarquinia, ma qui sembra che il biondi esprimesse più un effetto di luce, che non il vero colore dei capelli che nella testa sono brunastri, mentre sono biondi o rossastri i capelli che pendono o volano dietro il capo”, giacché, come scrive Fabretti nel Glossarium Italicum, “si può osservare spesse volte, principalmente ne’ capelli lunghi delle donne, che nella testa stessa che non faccia penetrare il lume essi sembrano essere d’un core tutto scuro, mentre le parti che ne pendono, o sono innalzate un po’ sopra la testa, se illuminati dai raggi del sole, brillano d’uno splendore rossastro”.
Le chiome venivano ammorbidite spalmandovi oli e pomate importate dall’Oriente e venivano utilizzate anche tinte, come dimostrano, fra l’altro, le pitture murali nella Tomba dei Leopardi a Tarquinia. La tintura veniva effettuata con sostanze naturali ad hoc: un miscuglio di iperico, lenticchie, salvia e capelvenere serviva a rendere più scuri i capelli tendenti al grigio, mentre feccia di aceto con olio di lentisco e succo di mela cotogna e ligustro costituiva il mix adoperato per ottenerne la schiaritura.

Nella moda delle acconciature, specie quelle visibili nei monumenti più antichi, risulta molto presente l’influsso della Grecia arcaica (e, come in quest’ultima, di influenze orientali). Nell’antichità era di tendenza “il lungo”: la moda maschile voleva capelli ondulati fluenti sulle spalle, con sulla fronte e ai lati del viso piccoli ricci tenuti da un cerchio metallico, e barba lunga, riccia e ben curata finché, nel V secolo a.C. (quando venne meno l’uso del cappello), si impose il modello greco, con barba e capelli corti. Anche per le donne, fra l’VIII e il VI secolo a.C., andavano i capelli lunghi, lasciati ricadere liberi sulle spalle, coprendo anche le orecchie. Essi erano talvolta legati con una coda o intrecciati dietro le spalle. Più tardi, subentrò la moda di tagliare i capelli più corti e verso il VI o V secolo a.C., pur mantenendo i tipici boccoli laterali, le donne cominciarono a preferire pettinature raccolte a corona in cima alla nuca: le chiome erano modellate a forma di spirale e talvolta tenute insieme da cuffie o retine. Nel V secolo a.C. comincia, inoltre, l’uso del greco “cecrifalo”: un’acconciatura in cui i capelli sono raccolti in un lembo di stoffa annodato in diversi modi. Sempre dal V secolo a.C. vengono inoltre utilizzate corone di rose, corone di foglie metalliche e trecce annodate intorno alla nuca: accessori a go-go!

Molto utilizzata, nel IV secolo a.C., era l’acconciatura che prevedeva due grosse ciocche di capelli che si separavano dalla sommità del viso formando due boccoli che ricadevano lateralmente, fra II e I secolo a.C. , invece, va per la maggiore lo “chignon”. A volte, dalla sommità del capo partiva una lunghissima treccia, e a volte i capelli venivano raccolti in tante treccine sottili.
Si pensa che gli Etruschi, così come i Greci e i Romani, utilizzassero qualcosa di simile ai moderni arricciacapelli: essi sapevano, infatti, abboccolare le chiome con ferri e spirali in metallo!
Le acconciature delle Etrusche, inoltre, erano spesso arricchite con nastri e gioielli quali spilli (tùtulus) d’osso d’avorio e spirali d’oro o di bronzo. E anzi Giulio Giannuzzi, ne “La donna etrusca tra mito e realtà”, scrive “Tutte le donne di cui abbiamo una immagine certa, dalla dolce e malinconica Gioconda della Tomba dell’Orco, conosciuta con il prenome Velia, a Persefone della Tomba Golini, dai biondi capelli svolazzanti, a tutte quelle che sono rappresentate sul loro sarcofago, hanno i capelli, il collo, i polsi carichi di diademi, di collane e di bracciali”.
Quanta voglia di piacere, da parte delle donne etrusche, trapela da questa considerazione! Dagli affreschi della Tomba dei Leopardi e del Triclinio, a Tarquinia, la donna etrusca è abbigliata in modo molto appariscente per partecipare ad occasioni pubbliche come giochi atletici, concerti e balli: sulla tebenna indossa un mantello ricamato e in testa azzarda addirittura una parrucca bionda!
Dunque, le Etrusche non disdegnavano neppure le parrucche, e non rifiutavano certo di mettersi in mostra, e anche con una certa spavalderia!
E voi, che farete per l’estate? Sarete appariscenti, con un colore deciso, o lascerete il sole schiarire naturalmente le vostre chiome? Taglierete i capelli, per rendere l’asciugatura più pratica, o li lascerete lunghi, così da poterli legare più agilmente?
Mentre decidete, io vi do appuntamento alla prossima puntata di Veio Quotidiana!
Manuela Giammarioli
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Fonti:
http://www.treccani.it/enciclopedia/pettinatura_%28Enciclopedia-Italiana%29/
http://www.glietruschivt.altervista.org/vita_e_costumi_12.html
http://www.battifolle.it/etruschi.html
http://www.benessere.com/bellezza/arg001/storia_acconciature.htm
http://makeupartistgiorgia.blogspot.it/2014/02/storia-dellacconciatura-gli-etruschi.html
http://ilmondodiaura.altervista.org/ETRUSCHI/etruschiabbigliamento.htm
http://www.sapere.it/enciclopedia/acconciatura.html






















